RECENSIONE: Ginez e il bulbo della ventola – L’ultima cena (Autoproduzione, 2019)

a cura di Gianluca Clerici

L’attuale scena cantautorale italiana si è arricchita, negli ultimi anni, di artisti molto interessanti.
Tra loro c’è sicuramente Ginez e il bulbo della ventola, nome curioso per una band che arriva dalla Liguria e che al secondo album conferma la qualità cantautorale con “L’’ultima cena”.

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L’album arriva dopo la sorpresa di “…canzoni bottiglie e altre battaglie”,che ha visto l’esordio della band Ligure e che li ha portati sul palco del “Tenco Ascolta” e del festival “Su la testa!” che si è svolto ad Albenga alla fine del 2018.
Questo secondo album è stato anticipato dal singolo intitolato “Se vuoi”, accompagnato dal videoclip.
In questo album oltre alla voce calda e rassicurante e nostalgica di Ginez (autore anche dei testi delle canzoni) vede una band dal sound molto morbido e diretto con una chitarra solista che impreziosisce impreziosisce i testi delle dieci canzoni contenute nell’album.
Titoli veramente interessanti come “Lampedusa” che sembra quasi ricordare un po’ quello che sta succedendo in questo periodo storico è anche “Canal San Martin”, canzone in lingua francese scritta dalla poetessa Cecile Godineau.

Ginez

È un album che segue con un filo indiretto “…canzoni, bottiglie da altre battaglie”;ma se nel primo album aveva un ritmo più vivace si può dire che in questo album c’è un ritmo più posato, quasi come se un personaggio irreale che viaggia tra le canzoni di questo album sia assorto nei pensieri e canta dei propri umori e le proprie storie nelle dieci canzoni che racchiuse in “L’ultima cena”.
Questo album è la conferma sulle reali qualità e potenzialità della band ligure che può ambire a trovare uno spazio tra le tantissime rivelazioni della musica italiana ontemporanea.

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