INTERVISTA: KAPUT BLUE

Ritroviamo Antonio Caputo e il collettivo degli Uponcue. Ritroviamo quel sound digitale che si lancia nel panorama internazionale e aveva destato molto interesse per quel disco “FAR” da cui sono stati estratti due singoli, l’ultimo qualche mese fa…

Ma oggi è tempo di rivoluzioni per Kaput Blue e prima di ogni cosa la rivoluzione è la lingua che diventa madre, italiana e non più fredda internazionale di tutti. L’italiano di Antonio Caputo si mescola comunque molto bene e con gran gusto in questo nuovo soul digitale che ormai impera nelle didascalie delle produzioni attuali. Di nuovo il collettivo Uponcue e questo primo singolo dal titolo “Fingo” a celebrare un concetto di verità che l’artista pugliese esamina e mette alla gogna. Una società ormai sul limite della totale finzione… questo brano non si staglia dal vissuto quotidiano ne cerca la forza poetica dei pochi: è invece pop(olare), risiede nei quartieri di periferia, si fa scuro in volto e futuristico dal sapore metropolitano. Noi lo abbiamo intervistato per voi…

FINGO 2

Ritroviamoci a fare due chiacchiere meno standardizzate rispetto alla rubrica di Just Kids Society. Partiamo dal concetto di pubblicare un solo singolo. Cosa c’è alla base di questa decisione? Che ci siano anche le linee di mercato, le tendenze e le nuove metodologie di fruire della musica?
Bella domanda. Di certo c’è la voglia di offrire musica in piccole dosi, step by step lasciando libero spazio all’immaginazione su ciò che ci sarà dopo. Per me è una specie di gioco che permette sia di creare più hype, sia di essere più frequenti nella pubblicazione e promozione della mia musica.

“Fingo”… cosa significa fingere per te?
Fingere per me ha un significato enorme. “Fingere” è: nascondere una parte di sè, raccontare stronzate, prendersi in giro, indossare una maschera. Sono una serie di cose che un po’ tutti hanno vissuto ed avere le palle di raccontarlo a qualcuno è un atto liberativo, di estrema sincerità innanzitutto verso se stessi.

Il nu-soul sembra diventare una matrice espressiva per te. Una costante. Eppure ora canti in italiano…. come mai?
Il nu-soul è parte fondamentale di me. Son cresciuto ascoltando così tanto i big americani del Soul, Rnb, Pop da forgiare una parte di me totalmente presa da quel mondo. Per quanto riguarda l’italiano, sento la necessità di parlare direttamente a tutti i miei sostenitori senza che vadano a cercare il significato dei miei testi e senza neanche voler spiegare troppo. Questa cosa mi ha divertito un sacco.

E che sia questa scelta della lingua il primo segnale per nuove trasformazioni? E se si ce ne anticipi una?
Di certo è l’inizio di qualcosa di nuovo che sperimenterò abbastanza a lungo e che allenerò sempre più col tempo. A breve ci sarà una traccia molto… “colorata”.

Di nuovo a lavoro con il collettivo Uponcue. Possiamo chiamarlo collettivo? E questo sodalizio come mai lo hai rinnovato in un’aria – la tua – che sembra essere di totale rivoluzione?
Kaput Blue è figlio anche loro. E’ merito loro se nella fase creativa ci sono dei dettagli interessanti che rendono il tutto più vivo e quindi, chi più di loro sarebbe stato in grado di perfezionare una svolta in italiano?

A chiudere: Kaput Blue e il nuovo disco?
Non posso ancora svelare niente circa un disco ma vi dico solo di tenervi belli pronti.

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