LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: VITO SOLFRIZZO

Intervista di Gianluca Clerici

Cantautore rock di origine pugliese, Vito Solfrizzo mette in scena la quotidianità sociale e direi anche politica in questo secondo disco assai ricco di aspettative e celebrativo di una “religione” rock anni ’70 già dalla copertina, forse un po’ troppo pretenziosa e poco convincente ma assolutamente chiara negli intenti. Si intitola “La terra dei Re” e con questo si fa chiaro il legame tra la vita quotidiana e un sistema che decide e che impera. Un rock dalle ampie sfumature pop anche nel classicismo che ritroviamo nel video di lancio della title track del disco. A lui, nuova voce della scena indie rock italiana, rivolgiamo le classiche domande di Just Kids Society:

Fare musica per lavoro o per se stessi. Tutti puntiamo il dito alle seconda ma poi tutti vorremmo che diventasse anche la prima. Secondo te qual è il confine che divide le due facce di questa medaglia?
Molto spesso siamo costretti a fare musica, perchè ce l’abbiamo dentro, perchè vorremmo che a tutti i costi possa uscire fuori nel miglior modo possibile. Comporre, suonare e registrare musica è un lavoro che porta via molto tempo ed energie, ma in Italia tutto ciò non viene riconosciuto. Per quanto mi riguarda vorrei che la mia musica diventasse un lavoro a tempo pieno e spero in futuro di realizzare questo sogno, ma al momento sono obbligato a lavorare come operaio per andare avanti..

Crisi del disco e crisi culturale. A chi daresti la colpa? Al pubblico, al mercato, alle radio o ai magazine?
Tutto gira intorno al denaro, è sempre stato così. Ogni volta che si trova una nuova “formula” che possa portare più grana al proprio portafoglio, tutto ciò che c’era prima viene scartato. Il pubblico viene istruito dai “grandi” Media nazionali, che a loro volta sono costretti a passare una determinata musica avente i parametri che rispettano la “formula”. Io personalmente non darei la colpa a nessuno, tutti sono liberi di ascoltare ciò che gli piace, anche perchè oggi ci sono tantissime piattaforme per acculturarsi musicalmente, e siamo solo noi in grado di cambiare il mercato.

Secondo te l’informazione insegue il pubblico oppure è l’informazione che cerca in qualche modo di educare il suo pubblico?
Penso che siano esatte entrambe le frasi, ovviamente dipende dai casi, ma credo che si verifichino entrambe le situazioni in base alla diversità culturale del pubblico.

La musica di Vito Solfrizzo graffia la faccia di questa Italia omologata con un piglio romanicamente popolare. In qualche modo si arrende al mercato oppure cerca altrove un senso? E dove?
La mia musica non si arrende al mercato, sono sempre stato me stesso in tutte le canzoni che ho scritto.
Come ho sempre detto, mi ritengo pop/rock perchè credo che nella musica bisogna dare risalto sia agli strumenti musicali che alla melodia vocale, in modo che una canzone possa essere apprezzata per ciò che è realmente, un insieme di armonia e melodia ben omologata che possa trasmettere la sua reale essenza.

In poche parole…di getto anzi…la prima cosa che ti viene in mente: la vera grande difficoltà di questo mestiere?
La più grande difficoltà è far capire al pubblico che anche gli artisti indipendenti hanno qualcosa da dire e trasmettere, ma spesso vengono considerati di nicchia, proprio perché non vengono trasmessi dai Media nazionali.

E se avessi modo di risolvere questo problema, pensi che basti?
Penso che questo sia uno dei più grandi problemi della cultura musicale italiana, e se in qualche modo venisse risolto credo che tutti gli artisti avrebbero modo di esprimersi al meglio delle proprie qualità.

Finito il concerto di Vito Solfrizzo: secondo te il fonico, per salutare il pubblico, che musica di sottofondo dovrebbe mandare?
Io da grande appasionato di British Rock manderei Breathe dei Pink Floyd, un sottofondo ideale per un finale di concerto.

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