LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: FOLKABBESTIA

Intervista di Gianluca Clerici

Tornano i Folkabbestia ragazzi, tornano i pugliesi più irlandesi che abbiamo e in questo nuovo disco di inediti c’è anche spazio per consuete derive balcaniche e popolari. Si intitola “IL FRICCHETTONE 2.0” e da subito si fa chiara la luce di quel grande tormentone che è stato il fortunato singolo “U frikkettone”: ed infatti in questo disco la ritroviamo in una versione nuova con le splendide collaborazioni di Finaz ed Erriquez della Bandabardò e Dudu e Fry dei Modena City Ramblers. Un disco che non smentisce aspettative e non porta novità e rivoluzioni ma celebra con il grande mestiere che sapevamo di trovare una tradizione che non morirà mai. Per fortuna. Ed ecco le consuete domande di Just Kids Society… e sapevamo di ottenere risposte di livello… come accade di rado…

cover Folkabbestia

Parlare di musica oggi è una vera impresa. Non ci sono più dischi, ascolto, cultura ed interesse. Almeno questa è la denuncia che arriva sempre da chi vive quotidianamente il mondo della cultura e dell’informazione. Che stia cambiando semplicemente un linguaggio che noi non riusciamo a codificare o che si stia perdendo davvero ogni cosa di valore in questo futuro che sta arrivando?
Il mondo è cambiato e la musica pure, oggi al Premio Tenco invitano Achille Lauro… Viviamo nel mondo digitale di internet e siamo sommersi dai social e dalla musica trap, ma i messaggi di giustizia e libertà sono ancora attuali e anche se nel ritornello de “Il fricchettone 2.0” diciamo che non ne vogliamo più sapere di fare i fricchettoni in realtà crediamo ancora che un mondo fatto di musica, pace e amore possa esistere, se siamo in tanti a sognare il sogno diventa reale! Fricchettoni di tutto il mondo unitevi!! Noi ci crediamo ancora…

E se è vero che questa società del futuro sia priva di personalità o quanto meno tenda a sopprimere ogni tipo di differenza, allora questo disco in cosa cerca – se cerca – la sua personalità e in cosa cerca – se cerca – l’appartenenza al sistema?
Non ci è mai piaciuto avere un’etichetta ed essere messi in uno scaffale caratteristico, non abbiamo mai voluto appartenere al sistema… del resto ci chiamiamo FOLKABBESTIA… non a caso, abbiamo sempre fatto la musica che ci sentivamo di fare. Questo disco rappresenta il nostro modo di vedere il mondo, le nostre vite e le nostre emozioni, le nostre personalità, tutto qua, non usiamo ricette preconfezionate e facciamo la musica che vogliamo, da venticinque anni… e a quanto pare un po’ funziona.

Fare musica per il pubblico o per se stessi? Chi sta inseguendo chi?
“Faccio musica per lo stomaco e per il cuore…” sono i versi di una nostra canzone, la musica ci permette di vivere e ci emoziona… tutto qua. Facciamo musica per il pubblico perché la musica è un dialogo, uno scambio, ha una funzione sociale, non ci piace la musica troppo difficile o d’élite, quella degli esperti del settore… e facciamo musica anche per noi perché è quello che abbiamo sempre voluto fare, è il mestiere più bello bello del mondo perché è il mestiere che sognavamo di fare da ragazzi…

E restando sul tema, tutti dicono che fare musica è un bisogno dell’anima. Tutti diranno che è necessario farlo per se stessi. Però poi tutti si accaniscono per portare a casa visibilità mediatica e poi pavoneggiarsi sui social. Ma quindi: quanto bisogno c’è di apparire e quanto invece di essere?
E va bene che il nostro primo album si intitola “Breve saggio filosofico sul senso della vita”, ma questa domanda è un po’ troppo filosofica… Quello che possiamo dire è che per noi viene prima il divertimento, lo star bene, la musica e poi la visibilità mediatica, non l’abbiamo mai cercata e non abbiamo mai avuto santi in paradiso per ottenerla, pur tuttavia riusciamo a vivere di musica e questo è già tanto…

Canzone folk, canzone sociale, canzone libera di energia e colorata di incontri. Il nuovo disco dei Folkabbestia è tutto questo e tanto altro ancora. Un’opera dell’arte e dell’ingegno, come questo disco, vuole somigliare alla vita di tutti i giorni oppure cerca un altro punto di vista a cui dedicarsi?
Le nostre canzoni nascono dagli incontri che facciamo lungo le vie del folk, dalle emozioni che proviamo e cerchiamo di trasmettere, dalla nostra visione del mondo che vorremmo più giusto e libero, dalla nostra cultura e dall’incontro con le altre tradizioni, dalla musica che ascoltiamo oggi e che abbiamo ascoltato nel passato, se poi una canzone trasmette un’emozione vuol dire che funziona se non lo fa… peccato sarà per la prossima…

Parliamo di live, parliamo di concerti e di vita sul palco. Anche tutto questo sta scomparendo. Colpa dei media, del popolo che non ha più curiosità ed educazione oppure è colpa della tanta cattiva musica che non parla più alle persone o anzi le allontana?
Purtroppo la società sta subendo una lenta decadenza culturale, basta vedere cosa c’era in classifica tra la fine degli anni sessanta e gli inizi dei settanta e oggi… però il concerto dal vivo resiste, ed è un momento di aggregazione nel quale la realtà quotidiana si trasforma e diventa un’altra cosa. Quando riusciamo a coinvolgere tante persone che non ci conoscono facendogli ascoltare due ore di nostre canzoni al posto dei soliti tormentoni dell’estate e quando alla fine ci gridano, se non fate l’ultima noi non ce ne andiamo… è sempre una magia inspiegabile…

E quindi, anche se credo sia inutile chiederlo ai diretti interessati, noi ci proviamo sempre: questo lavoro quanto incontra le persone e quanto invece se ne tiene a distanza?
Le canzoni hanno vita propria, una volta realizzate camminano con le proprie gambe, se andranno lontano e se incontreranno la gente questo lo potrà dire solo il tempo… però in concerto il pubblico già le canta ed è un buon segno…

E per chiudere chiediamo sempre: finito il concerto dei Folkabbestia, il fonico che musica dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
Carlos Nunez e i Chieftains…

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