LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: BRUNO CARUSO

Intervista di Gianluca Clerici

Esordio in stile, sfacciatamente pop-rock, in bilico tra quell’aria un poco dannata e decisamente roots e quel bisogno di dolce romanticismo fatto d’amore e di anime affini. Bruno Caruso giunge all’esordio oggi, in età matura per le scorribande che siano di ingenua voglia di rivoluzione. Un disco come “ASSSolutamente” non è un cambio di rotta ne una trasgressione alla norma. Parliamo di grazie attorno raggiunta scendendo a patti con la regola dell’arte, il cliché e una personalità da mantecare in questo tutto. A lui le nostre consuete domande di Just Kids Society.

Parliamo di musica o di gossip? Oggi il mondo sembra più attento agli effetti di scena, da dare in pasto al giornalismo e alle tv più che ai contenuti degli artisti. Ecco la domanda: perché qualcosa arrivi al pubblico di questo presente meglio badare quindi alla scena o restare fedele ai contenuti?
Per come la vedo io, e così per come cerco di trasmettere, ognuno deve mostrarsi per quello che è, almeno io faccio questo, certamente in barba anche al business, ma preferisco di gran lunga la sincerità con la speranza che torni di moda l’essere e non l’apparire, tant’è che sono più fiero quando si complimentano per i testi piuttosto che per la voce o la mia persona.

Guardiamo sempre al passato, alle radici, ai grandi classici per citare insegnamenti e condizionare le mode del futuro. Perché? Il presente non ha le carte per segnare una nuova via?
Ma non so se sia davvero così e credo che al momento nessuno può davvero rispondere, magari è l’inizio, per quanto incerto, di un percorso che chissà dove porterà in futuro. per quanto mi riguarda spero (cosi come accade per il resto delle arti) ci sia sempre la buona musica in prima linea.

Che poi di fronte alle tante trasgressioni che ci vengono vendute dalle televisioni, quante sono davvero innovative e quante sono figlie sconosciute e mascherate di quei classici anche “meno famosi” di cui parlavamo poco fa?
Quesito lecito e risposta che verrebbe spontanea, ormai, se parliamo di vita vissuta, non c’è molto da scoprire nel mondo, è chiaro, secondo me, che molte cose si tende a riproporle sotto mentite spoglie e spacciate per nuove.

Scendiamo nello specifico di questo disco, che parla di un rock che non ci sta a mascherarsi dietro demagogie e finte illusioni. È decisamente un rock figlio delle grandi scuole e ha tutta l’aria di vendersi come tale. Anche la produzione ha cercato questa direzione o sbaglio? Dunque come può parlare al pubblico di oggi che sta continuamente con i telefonini in mano a cercare di identificarsi dentro suoni digitali di format discografici ciclicamente copiati e riproposti?
Mi collego alla domanda sopra e replico che per me il punto fermo rimane la sincerità nella scrittura e ciò che essa riesce a trasmettere, sperando vivamente che appunto si apprezzi essa e la difformità da stereotipi attuali, per quanto in fondo io non mi senta del tutto originale spero appunto arrivi la mia voglia di esserlo.

Parliamo di cultura e di informazione. Siamo dentro un circo mediatico dalla forza assurda capace di fagocitare le piccole realtà, anzi direi tutte le realtà particolari di cui parlava Pasolini. La musica indipendente quindi che peso continua ad avere? Oppure viene lasciata libera di parlare tanto non troverà mai terreno fertile di attenzioni?
Pasolini è stato per me un grande interprete di piccoli e grandi movimenti dove ha saputo cogliere in essi le pieghe che tendevano ad avere nel medio e lungo termine. E’ vero purtroppo che la musica indipendente non ha molto spazio perché sottomessa dalle grandi produzioni, porto l’esempio dei grandi centri commerciali che hanno via via soffocato le piccole attività artigianali, ma che, credo, rimangano fonti di qualità e genuinità, e la stessa cosa la credo per la musica.

Più in generale, la musica può tornare ad avere un peso sociale per la gente quotidiana?
Onestamente non lo so, ma sinceramente lo spero davvero di cuore, che ritornino i sentimenti buoni, i valori civici, la lealtà, la coesione sociale, e nella musica vera ciò deve emergere.

E restando sul tema delle trasformazioni: vinile, CD o canali digitali? Oggi in fondo anche la musica è gratis, basta un click… è segno del futuro o è il vero cuore della crisi? Che poi tutti condannano la gratuità però tutti vogliono finirci su Spotify…
Ho sempre sostenuto che gli eccessi anche di cose apparentemente buone o innocue possono essere un danno, mio nonno, tra molte cose, mi ha insegnato che anche bere molta acqua, che è la cosa più salutare al mondo, può a lungo andare essere dannosa. Tutti i mezzi di distribuzione possono essere validi se usati con la giusta attenzione e senza ledere, pregiudicare nessuno, tendendo, soprattutto ad arricchire pochi.

A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto di Bruno Caruso, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
La domanda è alquanto insolita ma è altrettanto bella, sarà che per me, ma credo per chiunque ami fare musica, il live sia il vero punto di arrivo, il vero contatto energetico con il pubblico. Non ho mai interferito con i fonici dei locali dove ho suonato in tal senso ma se potessi decidere mi baserei sull’ultimo brano eseguito che poi è sempre quello richiesto come bis e quindi più apprezzato.

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