INTERVISTA: Monteceneri, “Evo” (Dischi del Minollo, 2021)

Accade sempre così: anime diverse dentro lo stesso contenitore a regalarci una semina di astute ed intelligenti vie di uscite dall’omologazione. Accade sempre così quando c’è la diversità a dialogare assieme sullo stesso argomento. E questa è una sintetica fotografia dei Montecenri che chiudono il trittico di pubblicazioni (3 singoli ogni 28 giorni a partire dalla fine di Aprile). Parliamo di “Evo”, ultimo singolo e ultimo video, parliamo del post rock che si rende nebuloso nei suoi confini senza mai cercare trasgressioni di forma e di idee ma restando ampiamente dentro i cliché… parliamo di sospensioni geografiche che accadono dentro il bellissimo video girato con un drone in Islanda… parliamo di questa cucitura che richiama da una parte le piccolissime definizioni dei Mokadelic e dall’altra i “droni” leggeri e melodici dei Mogway. E dentro questo calderone esiste davvero ogni cosa possibile… e i Monteceneri, con soli 3 singoli che troviamo ovviamente sui tradizionali canali digitali, hanno saputo benissimo come spaziare, come non accontentarsi, come reagire all’omologazione della non-diversità.

“Evo”. Come evoluzione. Eppure attorno mi pare di percepire involuzione… cosa ne pensate?
Attorno è uno spazio relativo che può coinvolgere gli esseri umani anche a chilometri di distanza, per cui il disagio che può trasmettere una certa involuzione credo sia legato al livello di sensibilità individuale. Di certo siamo spettatori di un epoca in cui gli elementi involutivi sono l’altra faccia della medaglia di molti fenomeni volti al progresso, l’accesso alla rete ha creato una maggior diffusione dei saperi ma anche il diffondersi di idee malsane, di teorie assurde. Ma guardando le cose come un flusso continuo, un percorso, si sa che in tutti i processi ci sono fasi più luminose di altre

E non a caso forse questo bellissimo video ci teletrasporta alle radici della terra… perché
Viviamo in scatole più o meno grandi, più o meno sontuose, spesso in città, per cui non siamo più abituati ai panorami a perdita d’occhio. Abitiamo un pianeta straordinario e le visioni aeree di ambienti incontaminati o che si perdono nell’infinito del cielo creano un eco, un richiamo che risveglia emozioni dormienti e trasmettono allo stesso tempo pace, quiete ma anche smarrimento: davanti a tanta grandezza ci si sente spesso minuscoli.

 

Tra l’altro paesaggi straordinari, dov’è stato girato?
È stato girato da un amico videomaker, Corrado Pezzella, durante un tour in Islanda: un’isola magica, paesaggi ideali per un brano sognante come Evo.

Un terzo brano a chiudere un trittico… posso dirvi che “Evo” è di forma decisamente più “pop” degli altri due?
Non ci facciamo troppo caso quando elaboriamo dei brani: se dovessimo ogni volta stare attenti a non entrare in nessun terreno che non sia il nostro, non saremmo più noi. Assecondiamo molto il nostro sentire e gli umori, cerchiamo di non forzare le strutture dove non è richiesto. Poi per forza di cose si è più pop o più intimisti, ma quello succede perché noi 4 siamo così. Alla fine crediamo che l’importante sia tracciare una linea identificabile così puoi rimanere te stesso ovunque ti trovi.

Ora il disco dei Monteceneri… che ci dite?
Che in generale ci chiediamo cosa spinge un artista a fare un disco: si decide di incidere dieci brani e farci un LP? Si scrivono prima venti brani e poi si scelgono quelli per il disco? Chi sceglie i brani? un concept o una semplice raccolta? Oggi ha ancora senso pubblicare un disco? è ancora un passaggio obbligato in ambito musicale?
Provocazioni a parte, in questo periodo di restrizioni abbiamo raccolto tutto il materiale scritto individualmente e lo stiamo mettendo in comune. E nel mentre siamo riusciti a scrivere delle cose insieme. A settembre inizieremo a registrare le pre-produzioni: la cosa che più ci stimola è fare musica e a dire il vero non pensiamo troppo alla forma in cui poi verrà pubblicata.
Per cui potrebbe essere uno o due EP o un disco.

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