LAS NENAS ENTREVISTAN: DIEGO SALVETTI

Intervista di Las Nenas 

Diego Salvetti – Ph. https://diegosalvetti.com/

Ciao Diego, benvenuto nella nostra rubrica las Nenas entrevistan. Sei un chitarrista italiano che vive da alcuni anni in Brasile. Ci racconti come è nata la tua passione per questo bellissimo strumento, la chitarra, e come il Brasile in questi anni ti ha arricchito musicalmente?

Ciao e grazie a voi per l’intervista! È un piacere stare qui con voi per questo piccolo racconto di vita. La musica è sempre legata a un racconto di vita personale: siamo prima di tutto uomini e dopo musicisti. Io sono nato in una famiglia di musicisti: mio padre è fisarmonicista e ho due fratelli più grandi, uno pianista e l’altro anche lui fisarmonicista. Ho respirato molta musica in casa dalla musica tradizionale italiana con la fisarmonica fino alla musica classica, ascoltando gli studi di pianoforte classico di mio fratello al Conservatorio e anche molto jazz sin da piccolo. Io quando ero piccolo volevo suonare il pianoforte o la fisarmonica, ispirato dai modelli maggiori, ma è stata mia mamma che ha proposto la chitarra come strumento perché diceva che tutti in casa suonavamo strumenti a tastiera e quindi era importante che qualcuno si distaccasse, usando strumenti di corda. Ho iniziato così a 7 anni con gli studi di teoria musicale, solfeggio etc. e poi a 8 anni sono andato da un insegnante per lezioni private di chitarra classica. È nata così la passione in un ambiente familiare di casa dove la musica è sempre stata un po’ la padrona di casa, quella che dettava le leggi perché ciascuno in casa mia ha fatto della musica il proprio lavoro. È nata così dentro una famiglia di musicisti.

Il Brasile mi ha arricchito tantissimo. Io ho fatto gli studi classici al Conservatorio poi ho studiato chitarra flamenca con un insegnante privato e la passione per il Brasile è sempre stata molto presente per varie ragioni. Il Brasile mi ha arricchito molto perché è un paese ricco musicalmente. Io credo che non esista nessun paese al mondo che abbia la ricchezza ritmica che ha il Brasile. Ci sono molti ritmi musicali, molti generi musicali dalla samba a Rio de Janeiro e San Paolo, agli stili come il Forrò e Baião del Nord Est, la musica Gaucha di Rio grande do Sul al confine con l’Argentina, la musica dell’Interno del Brasile con la musica tradizionale Sertaneja, la viola caipira. Il Brasile è ricchissimo, per non parlare poi di una certa corrente anche qui classica. Possiamo citare ad esempio grandi autori famosi in tutto il mondo come Villa-Lobos che hanno saputo unire un po’ la tradizione popolare brasiliana con una visione più colta della musica tanto è che i suoi pezzi sono obbligatori anche nei conservatori di tutto il mondo. Vivendo qua e respirando tutto questo clima, avendo amici che suonano un po’ tutti questi stili musicali, per me devi vivere un po’ come una spugna e assorbire tutto quello che puoi. È una grande ricchezza sicuramente e io poi essendo compositore, ho potuto inglobare questa ricchezza nel mio stile compositivo.

Consiglieresti ad un musicista italiano di trasferirsi in Brasile?

Il trasferirsi è un po’ una scelta radicale come ho fatto io. C’è di mezzo una storia di vita, io mi sono sposato con una brasiliana e alla fine il poter vivere qua non è solamente legato alla musica, ma è anche proprio tutta una questione culturale: è molto bello poter vivere nel paese di origine di tua moglie, conoscere la cultura, i costumi, il modo di vivere, il cibo, i modi di pensare. Trasferirsi in un paese è una scelta davvero molto radicale però dal punto di vista musicale assolutamente sì, almeno passare un periodo, un tempo di scoperta di questo grande paese che è il Brasile apre sicuramente gli orizzonti. In Italia a volte, per tradizione, le scuole, i conservatori sono un po’ chiusi. La questione di suonare un po’ di tutto: la musica non ha confini e c’è bisogno di conoscere altri generi, altri stili per poter arricchire poi quello che si fa. Non è per forza detto che bisogna nella vita arrivare a suonare tutto però provare un po’ uno stile, provare un po’ l’altro sicuramente porta ad arricchire il nostro modo di suonare. Questa mistura musical come la chiamano qui, questa commistione di stile aiuta poi ad avere una ricchezza maggiore e ci aiuta anche ad avere un’identità perché dentro questa mescolanza c’è posto per tutti: il lavoro di ciascuno può essere un lavoro davvero molto originale però bisogna conoscere, bisogna studiare sicuramente questi nuovi stili, ritmi e generi musicali.

Quest’anno hai pubblicato l’album Ocho Cuerdas Latinas. Ci parli dell’album soprattutto della traccia n. 10 intitolata Ponte Latina?

È il primo album che ho presentato e lanciato dopo tanti anni di studio e di ricerca, ma è stato come partorire perché sono sempre stato un po’ perfezionista e non mi sono mai sentito di pubblicare miei lavori che non presentassero una certa maturità. È stato un album difficile, ho raggruppato alcune registrazioni che erano  nel cassetto da anni e le ho riarrangiate, facendo un nuovo mastering e raggruppando un po’ quello che è la mia identità musicale soprattutto la ricerca di un’identità. Questo album è un album soprattutto direi di ricerca. Ci sono cose molto relative alla chitarra flamenca, ma anche tante cose relative alla musica brasiliana e con un sostegno ovviamente della tecnica classica. È un album difficile da definire perché è un album di ricerca e di identità musicale appunto.

Il brano Ponte Latina è il brano più pop che c’è nel disco, l’ho dedicato a mia moglie. Questo sguardo al mondo della chitarra latina in generale ha bisogno di un ponte. Il ponte è prima di tutto l’apertura mentale e la voglia e l’umiltà di ritornare a studiare da zero perché per imparare questi stili bisogna un po’ davvero mettersi in coda e essere disposti a imparare da zero. Poi c’era bisogno di un ponte umano che mi permettesse di fare un po’ avanti – indietro dall’Italia al Brasile ed è stata mia moglie. Mia moglie è il motivo più reale e umano. È un brano molto pop con una linea melodica che fa da tema e un arrangiamento molto lineare e discreto degli altri strumenti.

Abbiamo visto su YouTube che hai suonato di fronte al grandissimo Toquinho, chitarrista e cantautore brasiliano con origini italiane che ha fatto la storia della musica popolare brasiliana, in particolare della bossa nova. Ci parli di questo incontro? Dove ti trovavi precisamente?

Sì, questo incontro è stato un incontro fantastico. Nel senso che suonare davanti a un gigante della musica brasiliana è stata un’esperienza bellissima. Ho suonato per quasi circa 45-50 minuti davanti a lui, ma è stato un incontro così molto veloce, si trovava in un hotel e io per altre fonti sapevo che lui era lì e sono entrato con la mia chitarra e gli ho detto che volevo conoscerlo. Ci siamo seduti e ho cominciato a suonare. È stato un incontro bello perché ho visto che lui ha apprezzato molto il mio stile e mi ha fatto anche complimenti molto forti: gli è piaciuta molto la mia musica dal punto di vista melodico e quello che l’aveva colpito è questo buon gusto musicale di comporre pezzi strumentali, ma con temi forti che possono essere facilmente anche ricordati. Mi è piaciuto tantissimo quello che mi ha detto e mi ha anche paragonato ad altri grandi artisti della chitarra flamenca, mi ha fatto molto piacere!

Sei italiano, vivi in Brasile e suoni la chitarra, strumento che rimanda subito alla Spagna. Come è scritto sul tuo sito www.diegosalvetti.com ciò che rende unica la tua musica è la tua creatività nel collegare le melodie della chitarra classica italiana al flamenco, alle armonie jazz e ai ritmi brasiliani. In te troviamo proprio questi tre mondi. Come hai fatto?

È una questione di apertura mentale, di essere sempre disposti a studiare cose nuove e soprattutto secondo me fa la differenza quello che hai ascoltato prima da piccolo, da adolescente, nella fase degli studi più accademici. È molto importante quello che si ascolta perchè noi suoniamo alla fine quello che ascoltiamo e noi componiamo quello che ascoltiamo solo che lo suoniamo e lo componiamo in mille salse differenti, ma è sempre la stessa cosa alla fine. Credo che ascoltare molto sia importantissimo! Qui, in Brasile sono conosciuto per il fatto che so unire questi tre mondi con una certa originalità. C’è gente che mi dice: “Ah Diego, ho ascoltato il tuo disco, ho visto i tuoi video su YouTube e quando metto le tue musiche si sente che sei tu, non c’è altro da fare ti riconosco!” È questa la cosa più bella da sentirsi dire! Al di là di essere bravi a suonare la chitarra, avere una buona tecnica sul proprio strumento, che è una cosa che un po’ studiando si riesce ad ottenere, il fatto di essere creativi quando si compone è già più difficile e unire uno stilo con l’altro è ancora più difficile (oggi forse no perché viviamo in un mondo globale e le informazioni girano alla velocità della luce).

Diego Salvetti – Ph. https://diegosalvetti.com/

Una curiosità: sei mai stato in Spagna? Quand’è che ti sei appassionato al flamenco?

Io non ho mai studiato in Spagna, sono stato in Spagna solo per viaggi turistici, ma non per studiare. Mi sono appassionato al flamenco quando studiavo al Conservatorio: il mio insegnante arrivava con le cassette di Sabicas e di Paco De Lucia e fin da lì grazie a questa apertura del mio insegnante, che era un insegnante di chitarra classica, mi sono innamorato di questo mondo del flamenco.

Per un chitarrista è un po’ difficile non innamorarsi del flamenco, magari dipende da quale tipo di flamenco, il flamenco più tradizionale, più moderno… Però un buon chitarrista penso che perlomeno apprezzi questa grande arte per il flamenco e sicuramente se poi la studia e la conosce un po’ più a fondo se ne innamora. È un po’ difficile non innamorarsene perché la chitarra viene da lì e quindi è la nostra origine, è il nostro ventre materno.

Quale cantate ti piacerebbe accompagnare con la chitarra?

Qui in Brasile mi piacerebbe suonare con Djavan che è un colosso della musica brasiliana della MPB. In Italia con la Mannoia, mi piace tantissimo! Penso che la mia chitarra starebbe molto bene nei suoi brani.

A proposito di chitarra, suoni la chitarra a 8 corde (violão 8 cordas). Ci spieghi che differenza esiste rispetto alla chitarra a 6 corde?

La chitarra a 8 corde è un mondo. Differenze rispetto alla chitarra classica a 6 corde non ce ne sono nel senso che, praticamente, su una 8 corde hai anche una 6 corde e quindi tutto quello che fai su una 6 corde la fai su una ad 8, solo che sulla 8 corde hai anche possibilità in più di digitazione e quindi bassi che possono risuonare con più facilità e essere più liberi per salire nella zona più acuta per le prime tre corde, per le corde più acute. Sostanzialmente credo che sia una buona opportunità soprattutto per questa questione tecnica, ma anche musicale: avere questi bassi che sostengono in maniera più consistente tutto l’impianto armonico credo che davvero faccia la differenza e poi comunque è uno strumento compatto: anche con la mano sinistra possiamo suonare note sui tasti sia della settima che dell’ottava corda, si possono anche fare barrè senza nessun problema, non è come quelle chitarre da 13 corde o 11 corde che risulta più difficile suonare con la mano sinistra e quindi a volte in queste chitarre con così tante corde si usano i bassi a vuoto.

Insegni musica nelle scuole, fai dei workshop e hai scritto anche un libro con dvd, «Técnica para Violão. Da dove nasce la tua voglia di insegnare? Che consiglio daresti ad un giovane che vuole diventare chitarrista e soprattutto suonare la chitarra a 8 corde?

Si, attualmente sono insegnante di chitarra classica al Conservatorio di Tatuí che è una referenza molto importante del Brasile, ma non solo, anche dell’America Latina e addirittura ci sono giovani studenti europei che vengono a studiare musica brasiliana in questo Conservatorio.

La mia voglia di insegnare nasce da una necessità prima di tutto, oggi è molto difficile vivere solo di concerti! Io ho cominciato molto giovane a fare lezioni, quando avevo 17 anni. In qualche modo mi sono fatto già abbastanza esperienza anche se non è mai finita, non si smette mai di imparare però la voglia di insegnare mi nasce dalla necessità di imparare sempre. Quando tu sei davanti agli alunni è sempre possibile cogliere quell’attimo di trovare una forma nuova di passare un contenuto, un dettaglio che a volte è quel dettaglio chiave che ti fa migliorare in tanti altri aspetti anche te stesso che stai insegnando. Quello dell’insegnamento è un mondo fantastico perché in verità è più quello che impari di quello che insegni. Sono straconvinto di questo e non è una frase fatta, ma credo che per chi insegni davvero lo strumento e ci tenga molto all’apprendimento dei propri alunni credo sia un’esperienza abbastanza comune.

Per un giovane chitarrista che vuole suonare la chitarra a 8 corde prima di tutto deve dimenticare quella di sei perché sennò si finisce di fare confusione. Bisogna prendere la 8 corde e non suonare più quella di sei, se davvero si vuole intraprendere la strada della otto corde. I primi consigli sono di adattare i brani per 6 corde su 8 corde e poi cominciare a comporre cose nuove perché la chitarra di 8 corde è un mondo che ti  apre anche verso la composizione. Questa possibilità di sperimentare digitazioni nuove apre davvero a creazione di nuove melodie, di nuove frasi, di nuovi ritmi anche.

Ci parli dei tuoi corsi online disponibili anche in italiano? Tre motivi per iscriversi?

Io ho scritto due libri che sono due volumi di tecnica per chitarra, volume uno e il volume due che è la continuazione del volume uno. Sono due volumi con ciascuno 10 esercizi, 10 studi e 10 brani quindi in totale 20 esercizi, 20 studi e 20 brani, il tutto adattato per chitarra a sei corde per riuscire a raggiungere un pubblico ovviamente più ampio. Anche i brani che sono nati per 8, li ho adattati alla 6 corde e invece gli studi e gli esercizi sono interamente tutti per 6 corde. Circa il corso propriamente online, è un corso dedicato a tutti quei chitarristi che sanno già suonare la chitarra, ma vogliono migliorare la propria tecnica e che a volte si sentono un po’ frenati, anche i chitarristi che hanno fatto studi classici e cercano un percorso costruito passo a passo con moduli dove ogni modulo ha le proprie video lezioni con i propri PDF scaricabili. Il corso è ospitato nella piattaforma hotmart ( https://violaosemfronteiras.com/curso/ ) che è una delle piattaforme più sicure al mondo per i corsi a distanza.

3 motivi per iscriversi? Prima di tutto è un motivo davvero tecnico, la tecnica è molto importante anche per risolvere i propri problemi di frustrazione sulla chitarra. A volte le nostre frustrazioni sulla chitarra sono davvero quasi sempre relative alla tecnica e una volta risolto questo credo che siamo più liberi di poter trasmettere il messaggio musicale al nostro pubblico. Sicuramente questo è il primo motivo. Il secondo motivo è per imparare cose nuove, per avere studi nuovi e trovare un materiale diverso. Terzo motivo potrebbe essere questa connessione tra stili diversi nel senso che nel corso, gli studi e gli esercizi si vedono che sono a metà strada tra il classico e il flamenco quindi è un modo anche per aprirsi e cominciare a fare dialogare questi mondi

I tuoi progetti futuri? Ci sveli qualche news?

Progetti futuri? Adesso con questa pandemia è un po’ tutto difficile, però c’è un nuovo cd, un secondo cd per chitarra sola in gioco e credo che quest’anno riesca a lanciare questo nuovo CD. Per ora c’è questa news.

Ci dai la tua definizione di musica?

Secondo me la musica è la connessione più diretta che noi abbiamo con il mondo spirituale, con Dio, è il modo più veloce di comunicare i nostri sentimenti ai nostri ascoltatori, al nostro pubblico che ci segue. È  davvero una connessione diretta con il piano spirituale.

 

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