LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: MELINA

Intervista di Gianluca Clerici

In questo tempo apocalittico sempre più spesso ritroviamo le nuove voci della scena indie impegnate a difendere l’identità dell’individuo, di se stessi, di quel che siamo. Oggi rivolgiamo le consuete domande di Just Kids Society ad una giovanissima della canzone d’autore. Si fa conoscere con il moniker Melina, giovane ma già ricca di una carriera importante, tra teatro e musica. E questo primo Ep dal titolo “Esiste!” ci sembra davvero un manifesto esistenzialista, come dice anche lei. Tematiche dunque davvero tanto presenti oggi e che con sempre più forza ci arrivano dalle quote rosa della canzone. Chissà che questo non sia solo un caso o sia un vero e proprio segnale altro a cui tendere attenzione. Intanto godiamoci queste interessanti risposte.

Iniziamo sempre questa rubrica pensando al futuro. Futuro ben oltre le letterature di Orwell e dei film di fantascienza. Che tipo di futuro si vede oltre l’orizzonte? Il suono tornerà ad essere analogico o digitale?
Non credo che si torni indietro, al massimo ci si evolve. Penso che la musica resterà digitale ma nasceranno nuove alternative di distribuzione. La musica digitale non è da demonizzare, è comoda, permette di arrivare anche in posti molto lontani, fa entrare nelle nostre case musica di ogni tipo e non a caso la utilizziamo tutti: la musica resta sempre musica che provenga da un disco o da internet. Il problema del digitale è la retribuzione degli artisti e la poca visibilità che danno agli esecutori rispetto agli autori, per questo credo e spero che ci si evolverà sotto questo punto di vista.

I dischi ormai hanno smesso di avere anche una forma fisica. Paradossalmente torna il vinile. Ormai anche il disco in quanto tale stenta ad esistere in luogo dei santi Ep o addirittura soltanto di singoli. Anche in questo c’è un ritorno al passato. Restiamo ancora dentro al futuro: che forma avrà la musica o meglio: che forma sarebbe giusta per la musica del futuro?
Non ho la sfera magica per prevedere il futuro né tantomeno so cosa sia giusto o sbagliato. Posso dire che secondo me la musica ha uno scopo ben preciso: comunicare. La musica ha bisogno di essere ascoltata, e non penso che il problema sia da dove e come viene riprodotta: il vero problema è che siamo tutti iper stimolati e distratti e non ci prendiamo il tempo di fermarci e goderci la musica in maniera profonda. C’è chi dice che sia causato dal fatto che i dischi non siano più fisici, ma sono parzialmente d’accordo: sicuramente il disco fisico porta con se un rituale, ovvero l’acquisto pensato e consapevole, che ti porta a dare più valore a ciò che hai tra le mani, e il gesto di inserire un cd o un vinile per ascoltarlo, che rende più evocativo il momento. Tra le due cose paradossalmente per me il gesto è il problema più grande: in questa società siamo capaci di concederci un momento di pausa e di “niente” da riempire esclusivamente di bellezza?

La pandemia ha trasposto il live dentro incontri digitali. Il suono è divenuto digitale anche in questo senso… ormai si suona anche per interposto cellulare. Si tornerà al contatto fisico o ci stiamo abituando alle nuove normalità?
Non credo che non si tornerà al contatto fisico e penso che sia esageratamente pessimistico crederlo. Le persone hanno bisogno di stare insieme e di contatto, penso sia fisiologico (come dimostra la difficoltà di far capire alle persone l’importanza del distanziamento e del non assembrarsi). A meno che la pandemia non duri secoli, lo vedo uno scenario irrealistico, anche se i danni sulla nostra socialità sono già e saranno tangibili. Aggiungo che la più grande sfiga dell’uomo moderno è avere tutto e non avere gli strumenti per apprezzarlo: penso che sia troppo facile guardare il lato negativo, ma come sarebbe stata la pandemia se internet e la tecnologia non ci fossero?

Scendiamo nel vivo di questi 4 brani. Un jazz coloratissimo che poi diviene pop che in chiusura sembra anche tinto di world music. Giochi tantissimo e tantissimo manipoli la forma classica a volte anche “distruggendola”. Dunque un disco come “Esiste!” come si inserisce dentro una scena ampiamente devota alla musica leggera digitale, immediata e quasi sempre densa di contenuti superficiali?
Questo disco per me è stato per un esperimento: ho voluto provare ad arrangiare liberamente senza pormi limiti creativi, cercando di dar vita alle immagini colorate che vivono nella mia mente. Ciò che è venuto fuori è sicuramente una sonorità varia e non convenzionale, che mescola un pop in italiano leggero a sonorità originali e a tratti jazz. Credo che in Italia ci siano molte realtà al di là di ciò che fanno vedere i media. Esiste un retroscena culturale fatto di persone che apprezzano la musica originale che permette anche ad artisti particolari ed originali di farsi ascoltare. È vero, è molto più dura, ma l’arte non è fatta per scendere a compromessi, altrimenti perde di anima.

E poi tutti finiamo su Spotify. Parliamo tanto di lavoro ma alla fine vogliamo finire in un contenitore in cui la musica diviene gratuita. Non sembra un paradosso? Come lo si spiega?
La musica su Spotify non è gratuita, gli artisti ricevono un contributo il base agli ascolti. Il problema è che ciò che si riceve, è molto poco e si può parlare di guadagno solo quando questi sono molto alti. Non lo trovo paradossale semplicemente perché ad oggi se vuoi che le persone ti ascoltino i mezzi sono questi, piuttosto che demonizzarli bisognerebbe pensare a come regolamentarli a dovere.

Dunque apparenza o esistenza? Cos’è prioritario oggi? La musica come elemento di marketing pubblicitario o come espressione artistica di un individuo?
Il mondo del commercio della musica da sempre e adesso come non mai si basa sull’apparenza, sulla bellezza e sullo stile estetico dei personaggi: personaggi usa e getta da sostituire di anno in anno per continuare a vendere. Penso che sia molto complesso perché non sono solo gli ascoltatori a scegliere, ma c’è chi è dietro alla distribuzione degli artisti che influenza i gusti delle persone sfruttandone l’ignoranza in un circolo vizioso senza fine. Gli artisti di valore in Italia non mancano affatto, mancano le persone capaci di apprezzare e la voglia di investire in originalità e innovazione. Si naviga nella certezza e nelle strade già percorse perché, in un periodo di crisi come questo, le persone voglio ascoltare cose rassicuranti e già sentite, ma anche perché la finalità di chi produce ormai è esclusivamente il guadagno e non il fare cultura.

A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto di MELINA, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
“Water Fountain” di Tune Yards oppure “Cure for me” di Aurora!

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