LA INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: MASUA

Intervista di Gianluca Cleri

Torniamo indietro con il tempo e fermiamoci dentro quella scena indipendente alternativa che però molto doveva al suono main stream e ai canoni radiofonici. Per quanto, dentro “Occhi chiusi”, nuovo lavoro del milanese MASUA, ci sia anche sana new wave e derive per niente banali. Certamente il suono suonato impera su tutto e noi ovviamente, visti questi profili spesso poco aderenti alle mode, cerchiamo di saperne di più in chiave sociale con le nostre consuete domande di Just Kids Society:

Iniziamo sempre questa rubrica pensando al futuro. Futuro ben oltre le letterature di Orwell e dei film di fantascienza. Che tipo di futuro si vede oltre l’orizzonte? Il suono tornerà ad essere analogico o digitale?
Forse è una moda il fatto che sta tornando l’analogico, pensa che anche alcune scene del mio video di Giorni Uguali sono state riversate su nastro e poi riportate in digitale per dargli un sapore particolare. Sinceramente però credo che rimarrà “solo” un feticcio per gli appassionati.


I dischi ormai hanno smesso di avere anche una forma fisica. Paradossalmente torna il vinile. Ormai anche il disco in quanto tale stenta ad esistere in luogo dei santi Ep o addirittura soltanto di singoli. Anche in questo c’è un ritorno al passato. Restiamo ancora dentro al futuro: che forma avrà la musica o meglio: che forma sarebbe giusta per la musica del futuro?
Ascoltare un vinile è magico: è come se quel disco ha più peso, più valore! Vuoi mettere Stairway to Heaven su Spotify o su un vinile? Certo che poi chi riesce ad accaparrarsi un vero vecchio disco è ancora un’altra storia. Personalmente acquisto solo dischi di jazz o rock non oltre gli anni 70’. Anche qui credo che rimarrà un feticcio per appassionati. La forma giusta? Quella passata, sicuramente … vogliamo paragonare una libreria piena di dischi a un cellulare di playlist?


La pandemia ha trasposto il live dentro incontri digitali. Il suono è divenuto digitale anche in questo senso… ormai si suona anche per interposto cellulare. Si tornerà al contatto fisico o ci stiamo abituando alle nuove normalità?
Pensa che ho visto il live della mia band preferita (Papa Roach), un paio di giorni prima del disastro. Credo che la gente stia tornando con grande entusiasmo alla vita reale. Su questo non si tratta! Mentre il suono digitale ormai ha preso piede da un po’ e non si tornerà indietro. Anche nel mio disco nessun pedalino alla chitarra, tutti plug-in del software, niente amplificatori e il basso spesso è un synth. Meno romantico? Sì, secondo me anche il suono è più “inscatolato”, ma questo è il suono moderno e anch’io rispetto all’Ep precedente ho voluto adeguarmi.


Disco suonato, disco di rock, disco di anni ’90 o poco più, disco di quando la vita si consumava nelle attese, nelle sfide, nella realtà delle cose. Dunque secondo te, “Occhi chiusi” come si inserisce dentro una scena ampiamente devota alla musica leggera digitale, immediata e quasi sempre densa di contenuti superficiali?
Occhi Chiusi è un disco di rock moderno, suonato in modo moderno. Sui contenuti non entro nel merito. Personalmente quando scrivo un brano lo scrivo per me, perché ne ho bisogno. Poi ovviamente cerco di renderlo piacevole per farmi ascoltare. Credo che il singolo Giorni Uguali possa essere ascoltato anche da un pubblico non troppo abituato al rock, il resto del lavoro rimane un po’ fuori dalla scena commerciale che menzioni.


E poi tutti finiamo su Spotify. Parliamo tanto di lavoro ma alla fine vogliamo finire in un contenitore in cui la musica diviene gratuita. Non sembra un paradosso? Come lo si spiega?
Non so se vogliamo, direi forse dobbiamo! Possiamo scegliere? Sì, scegliere di restare completamente fuori e lasciar perdere di fare musica. Non abbiamo alternative, e lo so, la musica sembra valga pochissimo, ed è così … soprattutto se vuoi viverci di musica; un disco diventa solo una presentazione, una presentazione con cui poi fare dei concerti, e se ti va’ bene fai da sponsor a un paio di sneakers, a uno strumento … la maggior parte vivacchia dando lezioni di musica. Pochino se pensi a quanto lavoro e fatica c’è dietro ad un disco!


Dunque apparenza o esistenza? Cos’è prioritario oggi? La musica come elemento di marketing pubblicitario o come espressione artistica di un individuo?
Dipende se vuoi fare il musicista o fare musica. Vuoi vivere di musica o ti basta tenerla come passione? Direi che il mainstream detta le sue regole, dai sappiamo come funziona … l’arte c’è sempre, ma deve seguire una moda, una tendenza, o sei ai margini. C’è a chi va’ bene. Personalmente credo di essere un po’ sul confine.


A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto di Masua, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
Spero di avere presto la possibilità e il pubblico per farne … ahahah … e finito il live manderei “No Potho Reposare” dei Tazenda … sicuramente dopo un mio concerto passerebbero (almeno per me) ore prima di riuscire a dormire.

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