RECENSIONE: Cosmo – Disordine

Recensione di Claudio Delicato

Nel caso abbiate esaurito le citazioni di Philip Roth da postare sulla bacheca Facebook della web designer di Rivista Studio che state cercando disperatamente di rimorchiare, Disordine di Cosmo (al secolo Marco Jacopo Bianchi, frontman dei Drink To Me) è il disco che fa per voi: trentasei minuti di elettronica pensata, condita da docili cantati in falsetto che faranno sciogliere orde di ventenni come panetti di burro nel vulcano di Stromboli.

Gli ingredienti di questo disco sono alcuni di quelli che hanno fatto la fortuna della capace etichetta di produzione 42 Records: basi musicali da cameretta realizzate esclusivamente al computer, uno stile compositivo coerente lungo tutta la durata dell’album (che i detrattori definiranno ripetitivo), voce che non spacca i vetri ma risulta tutto sommato piacevole e grande attenzione ai testi. Proprio questi ultimi rappresentano a mio parere il maggior punto di forza di Disordine: liriche intelligenti e relativamente originali che si lasciano ascoltare senza mai sfociare nel pretenzioso. Cosmo sembra aver capito che un Guccini non nascerà mai più e non è il caso di scimmiottarlo facendosi crescere la barba e spaccandosi di Lambrusco; meglio piuttosto fare ciò che le proprie capacità permettono nella maniera più creativa possibile, e chi mi ha già letto saprà bene quanta simpatia nutro nei confronti dei musicisti che non puntano con la bava alla bocca a una statua di cera all’Hard Rock Cafe di via del Tritone (anche perché le speranze sarebbero esigue, dato che a via del Tritone non c’è nessun Hard Rock Cafe).

Se siete il tipo di persona che non giudica un disco oltre la sufficienza in mancanza di canzoni in 17/14-π, probabilmente Disordine non sarà il vostro album, ma se nella vita ogni tanto fate anche sesso la sua elettronica d’ambiente vi risulterà gradevole. Il cantato è dolce senza scadere mai nello smielato, gli arrangiamenti semplici e il missaggio fa il giusto senza strafare.

Il pezzo più riuscito del disco è a mio parere Il digiuno, forse quello che al meglio valorizza l’impostazione vocale di Marco, al punto che è un peccato che la voce sia così effettata. La melodia più interessante è invece quella di Le cose più rare, bel pezzo sulla perdita di una persona cara, con momenti di quiete che sarebbe interessante ascoltare dal vivo. Piacevoli anche le intuizioni di Ecco la felicità, in cui Cosmo usa con gusto quel tipo di effetti di sintetizzazione vocale che, proposte dal tastierista del mio gruppo in sala prove, mi fanno venire voglia di fracassargli il cranio con una zampa di maiale.

La cosa più bella che mi viene in mente riguardo questo esordio è che per apprezzarlo davvero è necessario ascoltarlo più di una volta: Cosmo non fa musica facile, non scrive canzonette che vogliono far presa sul pubblico meno impegnato. Detto ciò, Disordine non segnerà certo la storia, ma è l’ennesima dimostrazione che l’indie italiano è vivo e lotta insieme a tutti i neolaureati in lettere appena assunti da Fazi Editore.

DISORDINE – COSMO
(42 Records, 2013)

  1. Dedica
  2. Ho visto un Dio
  3. Le cose più rare
  4. Wittgenstein
  5. Numeri e parole
  6. Ecco la felicità
  7. Continente
  8. Il digiuno
  9. Disordine
  10. Esistere
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