RECENSIONE: Pierpaolo Capovilla – Obtorto collo

Recensione di Gaia Caffio

Primo lavoro da solista del magnetico Pierpaolo Capovilla, Obtorto collo è un album intenso, impetuoso e suggestivo, specchio di una grande libertà personale (contrariamente a quel “malvolentieri” nascosto nel suo titolo), segno della volontà di liberarsi dal rischio di diventare “abitudinario” come frontman del Teatro degli Orrori. Va ascoltato integralmente, con ostinazione e dedizione. Ogni pezzo deve essere consumato sino a spegnersi per non perdere l’essenza di un progetto unitario ben riuscito, un reading caricato e teatrale, con qualche traccia pop (è un disco parlato più che cantato, che lo avvicina molto al cantautorato francese). Onestamente è una scelta che non avremmo potuto prevedere ai tempi dei suoi One Dimensional Man.

È un disco difficile da metabolizzare. I suoni diventano il tappeto di una narrazione densa, con un’atmosfera che degrada dal cupo al positivo, che ci trascina attraverso una sperimentazione musicale e teatrale rara. La sensazione che prevale è quella di assistere a una delle tappe fondamentali dello stile di un artista a suo modo difficile. L’esecuzione dei brani è drammatica e vissuta anche quando tratta temi più leggeri. Sembrano distanti i tempo del suono massiccio e alterato del Teatro degli orrori. In questo album tutto è più minimale.

Dopo l’ascolto, tuttavia, il lavoro risulta meno “difficile” e la lontananza dal passato viene attenuata, nonostante occupi una dimensione più ampia di quella che l’ascoltatore si aspetta e conceda spunti di riflessione molteplici e per lo più sporadici nel panorama musicale. La paura, il rispetto, l’amore, la solitudine, il rifiuto del diverso, il malessere, la violenza, la morte, le illusioni, gli affetti vengono interpretati con un timbro deciso e con un impeto che annichilisce ed deborda verso uno stile forte e a tratti presuntuoso.

La violenza sulle donne è il tema di Quando (in stile Tom Waits), Ottandue ore racconta una storia di maltrattamenti in una clinica psichiatrica, l’impegno politico di Irene cela l’incontro con una ragazza rom. Atmosfere cupe avvolgono la title track e Bucharest, scritta proprio nella capitale rumena. Ci sono anche episodi più facili e di respiro dove Capovilla canta storie private e sentimentali (come Il cielo blu, Dove vai e Come ti vorrei), musicalmente più agevoli.

Tra gli aspetti più apprezzabili ci sono le scelte d’arrangiamento, curate, secche, eterogenee e senza travalicare mai la voce, fondamentale e unico filo conduttore dell’album.

OBTORTO COLLO – PIERPAOLO CAPOVILLA
(La Tempesta Dischi, 2014)

  1. Invitami
  2. Il cielo blu
  3. Dove vai
  4. Come ti vorrei
  5. Irene
  6. Quando
  7. Bucharest
  8. Ottantadue ore
  9. Obtorto collo
  10. La luce delle stelle
  11. Arrivederci
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