LIVE REPORT: Aldo Tagliapietra @Teatro Sacro Cuore [NO] – 11/10/2014

Live Report di Andrea Barbaglia

Era da tanto tempo che Aldo Tagliapietra non tornava ad esibirsi in Piemonte con un concerto tutto suo. Forse l’ultima volta fu esattamente un lustro fa, in quel Prog Fest di Veruno che ne rappresentò l’ultima data sul territorio italiano insieme alle sue amate Orme. Poi la separazione dal gruppo e una lenta, ma progressiva rinascita non solo musicale che avrebbe portato dopo il rendez-vous acustico del doppio Unplugged all’incisione di due album sequenziali, concepiti nell’alveo del prog rock e imprescindibili per quanti del musicista veneto hanno sempre apprezzato gusto e trasparenza.

L’opportunità di ascoltare finalmente dal vivo le storie di Nella pietra e nel vento e la circolarità de L’angelo rinchiuso giunge in quel di Novara, in una giornata di sole caratterizzata da una temperatura decisamente mite – e abbastanza anomala per questo periodo dell’anno, preceduta dall’esibizione quasi gemella solo ventiquattro ore prima nella vicina Magenta. Il nostro arrivo a Novara è dei più semplici. La città ci accoglie in tutta tranquillità, silenziosa e riservata com’è la provincia italiana in genere.

A pochi metri dal parcheggio la chiesa del Sacro Cuore si erge di fronte a noi nel buio della sera, illuminata a giorno in tutta la sua verticale maestosità. Al suo fianco, leggermente in ombra, c’è l’ingresso al teatro omonimo, edificio dall’apprezzabile ritorno acustico che saprà restituire nel corso della serata quelle vibrazioni mai dimenticate e che solo l’ugola di Tagliapietra è in grado di esprimere. Decidiamo di attenderne l’apertura nell’antistante piazzetta quando, raccolta nei suoi pensieri, ecco verso noi avanzare una figura estremamente familiare, le braccia raccolte dietro la schiena, il passo sicuro.L’incontro con Aldo Tagliapietra avviene così, spontaneamente e senza alcun tipo di accordo preventivo; due chiacchiere, giusto il tempo di capire che nonostante tutto la ripartenza è il sale della vita, il momento decisivo per mettersi in gioco una volta ancora, in un continuo e concreto scambio di energia con il pubblico. Che negli istanti precedenti il concerto arriva preparato ed entusiasta seppur alla spicciolata. Molti i volti già presenti a Mortara, tutti certi di un clamoroso bis che non può mancare con Aldo e la sua affiatata band. Le 22:00 arrivano rapide.Le luci calano in sala e la musica non si fa attendere.

È giunto infatti il momento. Tocca ad Aldo. “Nel 2015 saranno 50 anni dalla nascita de Le Orme quindi quest’anno ho deciso di fare un omaggio a questo grande gruppo che mi ha dato molto e al quale io ho dato tutto.” Con queste poche parole introduttive l’apertura affidata a Insieme al concerto dimostra all’istante che non c’è tempo per rimpianti o facili nostalgie. La serata celebrativa, il Celebration Tour, com’è stata ribattezzata questa trance di concerti che nel corso del nuovo anno proseguirà con altre nuove date, prende presto quota. La voce di Tagliapietra, come sempre in perfetta forma nel suo elegante completo bianco, è assai tonica e convincente, unica nel suo genere, corposa come non sentivamo da tempo cosicché i brani in scaletta non possono che beneficiarne riemergendo in maniera decisa dal passato e propagandosi freschi e attuali dal palco. Non solo attraverso il prog blues di Los Angeles, ma anche e soprattutto per mezzo dell’inattesa Il gradino più stretto del cielo, un piccolo capolavoro di potenza e incisività ripescato a sorpresa dal canzoniere ormesco, qua eseguita in una versione potente e estremamente dinamica grazie all’apporto dei Former Life, l’affiatato trio che accompagna il melodista muranese da qualche anno.

Nel corso della serata, con il passare dei minuti, sarà sempre più evidente il decisivo apporto che la giovane band veneta è stata in grado di garantire alla causa dell’illustre collega attraverso un entusiasmo e una preparazione invidiabilmente naturali.La gioventù che sprizza energia e dinamismo incontra infatti la passione, il tocco, il gusto dell’esperienza e produce un affresco immaginifico dello stato della musica sempre attuale, capace di spingere al limite un Manuel Smaniotto – già al fianco di Tagliapietra nel progetto Tagliapietra-Pagliuca-Marton – in costante crescita, di porre l’accento sulla chitarra di Matteo Ballarin e di lasciare libera creatività alle tastiere di Andrea De Nardi. Terzo estratto da Verità nascoste: Regina al Troubadour è la melodia giusta al momento giusto con Ballarin protagonista dell’ottimo assolo finale su tonante impostazione ritmica di Smaniotto.

Attesissima è invece La porta chiusa, un tempo autentico tour de force per Le Orme e oggi rampa di lancio per l’ormai rodato quartetto veneto, sempre più a proprio agio nel raggiungere di lì a poco il primo climax della serata con un paio di episodi tratti da L’angelo rinchiuso, il concept album mandato in stampa nel corso dello scorso anno e qui rappresentato, dopo l’introduzione della strumentale Volatus, dall’autobiografica title track e dalla delicata, ma decisa Dentro il sogno, sintesi di un lavoro di profonda e lucida creatività prog rock, dalla struggente epicità, capace di fotografare alla perfezione la sintonia venutasi a creare anche in sala di incisione con innata classe e maestria. Si torna dunque agli antichi fasti con una tripletta in cui vengono combinati melodia e contrappunti folk-cameratistici: Frutto acerbo, Gioco di bimba e l’ipnotica Amico di ieri sono il preambolo all’ottima Figure di cartone con il talentuoso De Nardi sulle tracce del miglior Pagliuca.

A un’ora di viaggio da tutto questo è finalmente tempo di approdare sul cristallino Felona, dopo esser stati a lungo Sospesi nell’incredibile sulle note del fantasioso assolo di Mr. Smaniotto e qualche istante prima di rimettere piede a terra con un velo di malinconia; Tagliapietra non dice nulla, ma attacca deciso Morte di un fiore mentre il pensiero corre rapido al nipote Stefano venuto a mancare proprio pochi giorni prima di questo concerto. Mentre sullo sfondo si alternano senza soluzione di continuità opere di Walter Mac Mazzieri, Canzone d’amore dissipa le nuvole con una splendida esecuzione che evidenzia, se mai ce ne fosse ancora bisogno, l’affiatamento del sorridente Aldo con i suoi giovani compagni di viaggio. Sugli scudi una volta ancora De Nardi e la chitarra di Ballarin, sempre preciso e travolgente.

A tratti debordante, come le note della potentissima Sguardo verso il cielo che accendono tutta la platea in vista del gran finale. Grinta, entusiasmo, vitalità, pathos: tutto si anima e prende corpo in un concentrato di assoluto dinamismo immaginifico che cresce nota dopo nota, fraseggio dopo fraseggio. Breve pausa ed è già tempo per il bis. Poteva forse mancare all’appello Cemento armato? Con una irruenza nuova la voce di Tagliapietra, meticoloso esecutore spronato dalla linfa vitale sprigionata dai suoi colleghi, è un urlo di disarmante attualità che non fa prigionieri né si perde fra la pioggia di note su cui si staglia. Poi è solo tempo di applausi a scena aperta per un live intenso e privo di cali di tensione.Uno spettacolo sinergico di rinnovato entusiasmo fra l’artista e il suo pubblico, in grado di travolgere con reciproca soddisfazione delle parti.

Il vecchio leone Tagliapietra ruggisce ancora guidando sicuro l’imbarcazione sospinta per l’ennesima volta in mare aperto; cum grano salis, come fa solo chi ha basato non soltanto la propria carriera, ma l’intera vita su solide fondamenta. Senza tempo e senza età. Come le emozioni e tutti quei luoghi dell’anima che ciascuno di noi serba gelosamente dentro sé. E non osa dimenticare. Mentre la luna di Novara ci osserva complice lassù, benigna.

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