DAVANTI ALLA POSTA di PAOLO BATTISTA

Davanti alla Posta

È tardo pomeriggio, c’è il sole e scendo per la punta con il tatuatore.
Lo studio è situato dalle parti del Corso, in centro-città, e dopo aver bevuto un paio di Stravecchio al bar di fianco, busso al citofono e salgo dimenticandomi di spegnere la sigaretta che mi penzola dalle labbra.
Non è il mio primo tattoo, anzi, a dire il vero, il mio corpo è segnato come una cartina geografica; ogni volta che devo ricordarmi qualcosa d’importante, nel bene o nel male, chiamo il tatuatore più vicino, e mi faccio bucare. Ormai è diventata una sorta di catarsi, come se il dolore provato mi facesse superare tutto lo sconforto quotidiano e mi desse la forza per andare avanti. Ancora un altro giorno. e poi ancora un altro…fino a diventare polvere!

Dentro me ho uno squarcio, e non so come ripararlo, e farmi tatuare mi aiuta solo a capire che con certe cose uno ci deve convivere. Qualsiasi sono i problemi che hai, l’unica cosa che puoi fare è guardarli in faccia e conviverci.

R. sta seduto dietro la scrivania disordinata; sta disegnando qualcosa, tipo uno scheletro che abbraccia una donna. Il disegno è molto bello, ma lui si lamenta: “devo tatuare sempre le solite cazzate! fiorellini, stelline, scritte di minchia, e robe così, non ne posso più, ma l’affitto lo devo pagare…”

“è che vuoi fare? è uno schifo… il mio l’hai preparato?” gli chiedo sedendomi su una sedia nera e appiccicosa.

“certo…che ti credi, qua si lavora” e sorride compiaciuto alzando leggermente gli occhi dal foglio.

R. c’ha quasi quarant’anni, la mia stessa età, da poco è uscito da una storia decennale e da pochi mesi ha aperto il suo studio privato in centro. Prima lavorava in casa, e in giro si vedeva pochissimo. Ha i capelli lunghetti, neri, la barba incolta, e non è un tipo molto socievole. Parla pochissimo, e quando lo fa a stento ti guarda negli occhi; però il suo lavoro lo sa fare bene, le linee sono dritte e non lascia sgorbi sulla pelle.

“Questo demone alato è troppo bello” mi fa cercando tra decine di fogli il mio disegno, “quindi dove vuoi farlo?”

“Sul polpaccio…il sinistro…”

“Ok” mi fa, “ma chi l’ha fatto ‘sto disegno?” sventolando il foglio nella mano piena di anelli.

“Un amico pittore. Gliel’avevamo pubblicato sulla mia rivista qualche mese fa, e da subito mi aveva colpito; alla fine ci sono giorni che mi sento proprio indifeso e inquieto come ‘sto cazzo di demone, seduto e sconfitto, ma… sempre pronto a spiccare il volo…. ho subito sentito che faceva per me!”

“Ohhh! Che filosofo… a proposito, devo mandarti qualche mio disegno per la tua rivista.”

“Va bene, quando vuoi; la mail la trovi in rete, non c’è problema…però solo cose in bianco e nero.”

Poi ci alziamo e ci tuffiamo nell’altra stanza; R. inizia a prepararsi, con calma mette su un po’ di Aphex Twin, e infine sposta il lettino ordinandomi di sdraiarmici su a pancia sotto. Dopo due ore e mezza, mi dice che ha finito; ormai sono quasi le dieci di sera, e nell’altra stanza sono saliti un po’ di amici che cazzeggiano, suonano la chitarra e fumano un po’ d’hashish. Così faccio bella mostra del mio nuovo tattoo e bevo un po’ di Taurasi che qualcuno ha regalato a R. in cambio di un lavoro. In piedi vicino alla finestra aperta ci sono J. e M., due ragazzine di vent’anni, un po’ annoiate un po’ eccitate, che bevono Tennents già da qualche ora.

Di sotto, nel bar, si sente il rumore delle bottiglie e dei bicchieri. Qualcuno sta ballando un tango, e qualcun’altro sta urlando a squarciagola che la vita è una merda.
Così beviamo qualche altro bicchiere, e poi andiamo a farci un giro in un nuovo locale dall’altra parte della città.
“È l’unica cosa che possiamo fare”, dice M., e quando arriviamo al Gelo c’è una calma piatta che quasi mette paura.
Ci sediamo davanti al locale, e prendiamo due birre.

Poi J. mi passa una canna che acchitto nel giro di un minuto.

“Cambiare prospettiva a volte è una cosa positiva” dico io, e tiro R. per il braccio, che tira J. per la mano, che tira M. per un dito. Dall’altro lato della strada la scritta Poste e Telecomunicazioni domina sul Gelo, il bar gelateria dove a detta di J. si mangiano dei gelati vegani da paura.

“Ia ia spostiamoci sulle scale della Posta…sisisi” cinguetta J. saltellando come un grillo eccitato dalla primavera.

“Da oggi in poi ce la facciamo qui alla Posta” canzona R. scolandosi l’ultimo goccio di Tennents, mentre M. già collassata a terra cerca nella borsetta nera tutto l’occorrente per girare un’altra canna.

Poi ognuno cerca la posizione che più gli aggrada, sugli enormi scaloni della Posta, appoggiati con le spalle alla gigantesca porta di legno dalla quale di giorno passano centinaia di persone per pagare bollette o spedire pacchi o magari litigare con l’impiegato cialtrone di turno.

“Cazzo, io non ci sono mai entrata in questa posta” spara J.

“Io un sacco di volte… e ogni volta ammezzerei qualcuno”

“Anch’io” sottolinea M. che poi dà fuoco alla canna e si mette comoda allungando le gambe.

M. è una ventenne piccolina e in carne, coi capelli corti e il seno prorompente.

J. è la sua migliore amica, anche lei ha i capelli corti, è più magra ed ha un sorriso sincero. Vivono nello stesso paese, ma la sera se ne stanno ad Avellino, perché dicono ad Atripalda non si fa mai niente di bello.

Intanto la canna gira, R. inizia a sparare cazzate a ripetizione e una risata contagiosa ci prende fin dentro lo stomaco. Ce ne stiamo a ridere per più di mezz’ora tenendoci le budella, fino a quando passa una volante dei Carabinieri che rallenta ma fortunatamente non si ferma. Diventiamo seri in un secondo, prendiamo un altro paio di birre e odiamo i carramba che hanno interrotto le nostre risate.

“Pezzi di merda” sbotta R.

“Non c’hanno proprio un cazzo da fare” dico io, e aggiungo: “non ridevo così da mesi” ancora sofferente ed euforico. Poi così come siamo venuti ci alziamo e torniamo verso casa. R. accompagna le ragazze ed io mi tuffo in macchina svanendo all’angolo di via Matteotti.

La città è vuota. Per strada solo auto parcheggiate e lampioni sfocati. Lo stomaco mi fa ancora male. Carabinieri di merda! Buio! Buonanotte!

just kids, davanti alla Posta

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