SBEVACCHIANDO PESSIMO VINO: OSTIA

di Paolo Battista

“Sono solo, in mezzo alla campagna: in una solitudine reale, scelta come un bene.”
P.P. Pasolini, Il processo

Quella mattina a Ostia tirava vento. E l’aria di mare ti entrava nelle narici come qualcosa d’improvviso, che non ti aspetti. Alice era bellissima. Aveva una sciarpa celeste carico che le avvolgeva il collo e i capelli neri lunghissimi che svolazzavano senza tregua. Per lei era la prima volta ad Ostia, era quasi mezzogiorno e scendemmo in spiaggia. A novembre il litorale romano acquista tutto un altro fascino rispetto al caos controllato di luglio o agosto, e camminare sulla sabbia, ascoltando le onde frangersi sulla battigia, il suono del vento carico di salsedine e i nitriti di un cavallo bianco lasciato libero di correre dal suo padrone, era qualcosa di subliminale e coinvolgente. Alice continuava a scattare foto ed io volevo farle vedere il monumento alla memoria di Pasolini.

“ E’ qui che è morto Pasolini lo sai? poco più avanti… “

“ Ah si?!…a me già sembra di stare in un film di Fellini. “

“ Ti va di vedere il monumento? “

“ Ok “ rispose Alice allungandosi di scatto due passi in avanti per fotografarmi.

“ Ma qui ad Ostia non avevano girato anche un altro film su dei tossici? “ mi chiese poi curiosa e animata.

“ Certo, Amore Tossico di Caligari…gli attori erano veramente dei tossici e tutte le scene erano reali; molto pasoliniano direi… “

“ Hai ragione, vero! “ prendendo dalla borsa una Camel.

“ Lo sai i primi tempi che stavo a Roma avevo conosciuto uno che aveva lavorato al film di Caligari “ disse Alice dando fuoco alla sigaretta, “ non ricordo che ruolo avesse ma sapeva un sacco di cose su quella pellicola.

“ Ma perché da Genova hai deciso di trasferirti a Roma? “ le chiesi poi buttando gli occhi sul suo culo formoso.

“ Per studiare foto-giornalismo…eeeeeeeh, e per lasciarmi indietro il mio ex. “

“ Dev’essere stata dura? “

“Non ho avuto scelta, stavo per scoppiare, e ho preso la palla al balzo.“

“Sono contento tu l’abbia fatto“ e sorrisi sedendomi due minuti su una barca malandata.

Alice scattò altre due foto; poi si avvicinò e prese a baciarmi leccandomi le labbra.

Alle nostre spalle i lidi chiusi e un po’ nostalgici, le auto parcheggiate sul lungomare e ragazzini urlanti in bicletta.

“Non sai come mi manca il mare“ disse poi poggiandosi di spalle tra le mie braccia. “Roma è caotica, magnifica, ma non c’è il mare…non come a Genova!“

“Dev’essere strano“ le dissi stringedola affettuosamente. Poi ci alzammo e continuammo la nostra passeggiata verso l’Idroscalo. Non dicemmo più una parola, il vento parlava per noi. Ci stringemmo la mano e dopo qualche minuto arrivammo a destinazione. Il monumento bianco si ergeva solitario e pallido, quasi a voler ricordare l’uomo Pasolini così com’era in vita. Tutto intorno, conficcate nella pietra, frasi tratte dalle sue opere, alcune panchine e segni evidenti d’abbandono.

La morte non è nel non poter comunicare

ma nel non poter più essere compresi.

 “E’ stato assassinato in modo brutale, e ancora oggi non sappiamo chi è stato“ dissi cercando di rompere il silenzio di quel luogo sacro e dimenticato.

“La prima volta che ho visto Mamma Roma ho pianto“ mi confidò Alice alzando la macchina fotografica quasi con timore.

“Anch’io…” risposi quasi tremando, “insieme a Uccellacci e uccellini è il film che ho amato di più. “

“Non meritava di finire così!“

“Nessuno merita di finire così!“ ribattei deciso e rauco allo stesso tempo.

Poi, come presi dalla ineluttabilità del momento, senza dire più una parola, ci sedemmo su una delle panchine del sentiero come aspettando che il fantasma del poeta si mostrasse a noi per rivelarci qualcosa di imprevedibile e profetico. Restammo lì più di mezz’ora, stringendoci la mano e ascoltando il mare con la sua nenia scrosciante.

“Mi è venuta fame“ esplose poi Alice sorridendo di gusto.

“Hai ragione, sono quasi le due e non abbiamo mangiato ancora niente.“

“Dove mi porti adesso?“

“Mhhhhh…vediamo, adesso ti porto in una bella trattoria di Torpignattara, a due passi da casa mia. “

“Dì la verità, vuoi portarmi a letto…”

“Certo che voglio“ sbottai fingendo imbarazzo, “prima però mangiamoci qualcosa!“

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