LIVE+PHOTO+VIDEO REPORT: PILAR @AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA [RM] – 6/11/15

Pilar, dalla giostra al latex

Live report di Antonio Iovane, foto di Paolo Soriani

La lancetta dell’applausometro fatica un po’. La cantante ha deciso di sparare in apertura tre pezzi soft, da punta di piedi. E qui il tema non è bello/brutto ma: gli spettatori non sono venuti per assistere a un concerto, sono venuti per uno show, anche i vecchietti, figuriamoci i ragazzi. Ma tu chi sei?, Il colore delle vene, Forteresse, scorrono pure, s’intende, ma gradevoli, non taglienti.

Ecco, però poi la cantante lascia le punte per aderire alla terra con tutta la pianta. E si trasforma in Pilar. La Pilar prepotente e un po’ sado del nuovo singolo, Eternamente (dal nuovo album L’amore è dove vivo), con gioco di anca e quella capacità espressiva che è una fusione di voce e gesto, guardate, guardate il lento crescendo del braccio che dal basso impiega tutti i quasi tre minuti della canzone per il suo viaggio, sale e sale e sale fino a sovrastare la testa. E l’applausometro s’impenna, Pilar ne approfitta e spara e balla Per tutto l’inverno, dal disco precedente (Sartoria italiana fuori catalogo), e allora capisci che la scelta di inserire anche la batteria nell’énsemble cameristico ha un senso, W il meticciato.

Arriva il pezzo che dà il titolo al nuovo album, L’amore è dove vivo, testo di Pacifico. Quindi Occhi coltelli, Pilar imposta i fiati alla Benjamin Clementine e il music square si orienta verso Appassionato. Dopo il momento intimo e un po’ da bistrot di En confidence lo spettacolo risale e allora vai con il già classico Cherchez la femme, non può che essere così, stacci: quello di Pilar non è un concerto ma una narrazione teatrale ed è per questo che merita un resoconto cronologico. Pilar si toglie lo sfizio di cantare Le frittelle, un pezzo d’infanzia dello Zecchino d’oro, e poi un altro classico dei suoi concerti, la milonga Se dice de mi dove sembra una Tita Merello al quadrato, la mimica che rapisce. E intanto se ne sta defilato ma la vera eminenza grigia di questo concerto è Federico Ferrandina con la sua chitarra, con l’inserimento del piano di Antonio Fresa e le sue scale debussiane.

Arriva la canzonetta un po’ furbetta, Fuga d’estate, ma hai appena il tempo di scuotere la testa che Pilar fa salire su Tony Bungaro – che ha scritto la maggior parte delle canzoni del nuovo album – e butta lì una perla: L’istante, testo di Sandro Luporini (la metà di Gaber, tanto per capirci), parole elementari che diventano complesse nel momento del loro incontro. Di-vino è il testo di Autoctono italiano, nel senso che è un semplice elenco di bianchi e rossi cui però Pilar dà forza espressiva e onomatopeica, una canzone insensata sulla carta che prende però vita nel momento della messa in scena come le scope di Fantasia. Ci credereste? Un vero pezzo strappalike.

Chiude Dopo l’amore, pezzo maiuscolo di Sartoria. Quindi i bis con un omaggio al capitano coraggioso Morandi (una scarna Non son degno di te) e una versione in crescendo di Ti lascio col batterista Vittorio Riva che pare Bonzo Bonham. Esci insaziato. Sì, forse l’indulgere – soprattutto all’inizio – su un gusto più medio l’hai un po’ accusato, ma vorresti starci ancora in quel miscelatore per cocktail che sono certi concerti. Poche come lei sanno darti la sensazione del viaggio, dell’attraversamento musicale. Provaci tu a passare da bambina a mistress restando te stessa.

SCALETTA

  1. Ma tu chi sei? (Bungaro/Mauro Ermanno Giovanardi)
  2. Il colore delle vene (Bungaro/Alessio Bonomo)
  3. Forteresse (Michel Fugain)
  4. Eternamente (Bungaro/Pilar/Pino Romanelli)
  5. Per tutto l’inverno (Bungaro/Pilar)
  6. L’amore è dove vivo Bungaro/Pacifico)
  7. Occhi coltelli (Bungaro/Pilar)
  8. Cherchez la femme (Bungaro/Pilar)
  9. En confidence (Federico Ferrandina / Pierre Ruiz; voce e chitarra elettrica)
  10. Le frittelle (S & M Tumminelli)
  11. Se dice de mi (Francisco Canaro / Ivo Pellay)
  12. Fuga d’estate (Bungaro/C.Chiodo/F.Ferrandina/Pilar/A.Bonomo)
  13. L’istante (Bungaro/Sandro Luporini)
  14. Di pugno tuo (Bungaro/Joe Barbieri)
  15. Autoctono italiano (Bungaro/Pilar)
  16. Dopo l’amore (Bungaro/Pilar)
  17. BIS: Non son degno di te (Migliacci); Ti lascio (Bungaro/Pilar)

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