INTERVISTE – IRA GREEN

Ira Green nasce come Arianna Carpentieri 25 anni fa a Mugnano di Napoli. Dopo un’intensa gavetta in giro per pub e locali, si fa conoscere dal grande pubblico italiano grazie alla sua partecipazione a The Voice, che le regala visibilità ma soprattutto la scrittura del suo primo inedito: “Il tuo No”, bran0 che vede l’illustre collaborazione di Piero Pelù. In occasione dell’imminente uscita del suo primo disco, realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding di successo, in questa intervista Ira si racconta a 360 gradi, senza filtri così come è la sua personalità.

Di Francesca Amodio

Come nasce il nome d’arte Ira Green?
Ira e Green hanno due storie diverse: Ira me lo affibbiarono i miei compagni di classe alle superiori per via del mio carattere, per l’appunto, irascibile e aggressivo. Green era il nome di un personaggio teatrale che ho interpretato e che mi ha affascinato, perché era una persona che non provava odio e che voleva creare legami fra le persone. Mi sono ritrovata quindi in entrambe le accezioni e mi sono detta che ciò che faceva Green volevo farlo io attraverso la musica.

Quali sono le band che ascolti?
Ho degli ascolti davvero molto vari, ma fondamentalmente i miei evergreen sono i Led Zeppelin, i Pink Floyd, i Metallica, i Nirvana, i Megadeth, i Pantera.

Che ricordi hai della tua prima esibizione live?
Quello che ricordo è un misto di ansia e adrenalina pochi secondi prima di salire sul palco. Andavo avanti e indietro per il camerino, non riuscivo a placarmi. Ero molto spaventata ma anche tremendamente emozionata allo stesso tempo, un attimo prima volevo scomparire e quello dopo non vedevo l’ora di iniziare. Il calore del pubblico di quella sera però, cancellò definitivamente ogni mia paura.

Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto l’esperienza a “The Voice”?
Mi ha dato una visibilità pazzesca, difficile da ottenere oggi giorno, insieme alla possibilità di conoscere e di lavorare con colossi della storia della musica che mai avrei pensato di incontrare nella mia vita. Quello che un po’ mi ha tolto è la fiducia in alcune persone che magari all’inizio professano un’onestà d’animo che invece poi non sempre è veritiera.

La campagna di crowdfunding per il finanziamento del tuo primo disco è andata alla grande. Te l’aspettavi?
Ci speravo, perché è come se in qualche modo fossi stata ripagata di tutti gli anni di sacrifici che ho fatto all’inizio quando ho cominciato questo splendido, ma anche difficile, mestiere. Ho cercato fin da subito di guadagnarmi la fiducia del pubblico suonando nei locali e cercando di instaurare legami sinceri con le persone, senza sterili ruffianerie. La realizzazione collettiva di questo disco quindi è per me un attestato di stima e un motivo di immensa gioia.

Cosa puoi anticiparci dell’album?
Avendo il vantaggio di non avere una produzione alle spalle che mi ordini cosa fare, ho il privilegio di decidere io, in autonomia totale, quali sono gli obiettivi da raggiungere. Perciò posso dire che non sarà il solito album pop mascherato da rock, ma bensì un lavoro che attraverserà in modo eterogeneo il mio percorso, musicale e non.

Tre nomi con cui, sognando in grande, ti piacerebbe dividere un palcoscenico un giorno?
Dave Grohl, Eddie Vedder e Josh Homme.

Musicalmente parlando, cos’è per te la libertà?
È proprio la musica stessa. È la musica che incarna quel senso di vuoto allo stomaco misto all’adrenalina quando ti lasci andare, è lei il senso di libertà che ti pervade fisicamente e spiritualmente.

IL TOUR:

2 aprile, Foggia – Indian Bikers

16 aprile, Vicenza – Gallery Caffè

22 aprile, Napoli – Hades

30 aprile, Roma – Locanda Blues

27 maggio, Caserta – Theo’s Home

iragreenbass

Ira Green sul web:
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