RECENSIONE: EDGAR – ANCHE SE NON SEMBRA

Nati come Edgar cafè, oggi semplicemente EDGAR, la band genovese che ha conquistato il pubblico dell’Arezzo Wave, dopo il disco d’esordio intraprende una lunga strada che li porta alla realizzazione di Anche se non sembra, un lavoro prodotto insieme a Daniela Bianchi e Raffaele Abbate per la OrangeHomeRecords. Un disco pop rock poetico che “si trattiene nel dubbio” “restando negli angoli”, evocando un’idea più di forma che di sostanza, quella che c’è in un gesto istintivo, un luogo comune, la quotidianità che ci sfugge di mano.

Proprio in questo strato apparente, in cui il tempo è indistinto, viene giù un manto elettronico che si insinua dietro “distinti signori, regali padroni” ed è lì che gli Edgar si pongono tante domande: “Chi sono io davanti al mio nome, chi sono io al di là del confine, chi sono io…”. Il disco dà il suo buongiorno con il singolo Vivo, scandito da battiti, elevandosi morbido con i violini per poi prendere vita con un rock che si infrange negli arpeggi di L’astronave, di synth che fluttuano come in D’istinti saluti dove sono le chitarre ad ammaliare impostori come maschere, a volerci dire: noi siamo ciò che fingiamo di essere.

E’ c’è ancora un gioco spazio temporale negli arpeggi di Lettera, in cui l’intensità di Stefano Bolchi emerge dietro quel “Il cuore è un bicchiere vuoto sul banco del bar”, scavando il suo io più profondo in S barrato, un testo molto intimo sulla ricerca del senso della vita, dell’amore. Ma in Anche se non sembra ci sono momenti di “improvvisa tempesta” come nella bella ritmica di Sembra semplice e in Gli asini, il cui inizio in sordina rivela sonorità piacevolmente irish trascinanti.

Un velo elettronico cade sull’energica Luogo comune, sugli stereotipi da uno, nessuno e centomila, mentre la band alza il tiro più rock con Tappetino raccontando la triste situazione dell’Italia in perenne crisi di valori ed identità, che considera i suoi figli La penultima pagina proprio come cantano gli Edgar che, proprio nel finale del loro prezioso album, sembrano prender consapevolezza di quella concezione primordiale di parvenza con un laconico Già, un sound più folk, un tempo scandito che non fa a meno della sua bellezza poetica, nella voce e nelle parole.

<<L’Edgar oggi si fonda su ciò che manca, sul caffè che non c’è, sui pezzi che si sono staccati e che eppure rimangono intrecciati nella nostra storia.>>

Prodotto da Edgar, Daniela Bianchi e Raffaele Abbate per OrangeHomeRecorods.
Parole, musica e arrangiamenti: Edgar, Daniela Bianchi e Antonio Melvavi.
Mixato e masterizzato da Raffaele Abbate ed Edgar negli studi della OrangeHomeRecords.

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