RECENSIONE: Pugni Nei Reni – Bello ma i primi dischi erano meglio

di Skanderbeg

E’ uscito da poco più di due settimane il primo disco della band bergamasca Pugni Nei Reni. Il duo tutto chitarra e percussioni, con l’aggiunta di un po’ di elettronica che non guasta mai, esce allo scoperto con l’album Bello ma i primi dischi erano meglio. A prima vista il titolo del disco sembra, niente più e niente meno, un artefatto canzonatorio da musica demenziale. In realtà così non è. Il messaggio del disco è un attimino più sofisticato se lo ascoltate per un po’.

L’incomunicabilità della musica odierna e la perdita di significato della canzone nostrana in genere, viene evidenziato dai Pugni nei reni grazie all’utilizzo di testi in inglese che non hanno senso ( anche il sottoscritto c’era cascato lì per lì), la copertina del disco chiaramente a bassa risoluzione, il titolo stesso dell’album che sà di frase fatta.

L’intento del disco, insomma, ci sembra assolutamente condivisibile ma probabilmente un pizzichino troppo intellettualoide. Nonostante questo però è un Bello ma i primi dischi erano meglio è un disco auto-prodotto suonato e soprattutto composto veramente bene! Nove tracce di chiara matrice rock-blues quasi, Rockabilly con striature elettorniche.

Si comincia con il rockettone di Babuzzi. Un pezzo che probabilmente dal vivo può far uscire chiunque fuori di testa. Morning brunch è sicuramente il brano più musicale, quello che si ascolta con facilità e felicità. Da ri-ascoltare anche 3-4 volte di fila, nonostante i suoi 6 minuti, non si appiattisce mai verso l’ovvio.

In Jake il richiamo al western viene sancito con l’inserimento della famosa frase di Clint Eastwood “Quando un uomo con la pistola incontro un uomo col fucile…” mentre Garage ci fa subito ritornare ad atmosfere musicali più pop ma dal significato profondo grazie all’utilizzo, per nulla casuale, del famoso sketch della “Supercazzola”.

Risposte di circostanza alle domande esistenziali di Jane Fonda merita attenzione già solo per il titolo (e anche perchè rappresenta il singolo della band) ed evidenzia il passaggio a sonorità più digitali, anche se l’introduzione “a bocca” potrebbe far presagire altro. Il disco si chiude con Il valzerino dell’amore, che riprende all’inizio le sonorità acide di Babuzzi per chiudersi in maniera dolcemente aggressiva.

Chiudiamo la nostra piccola recensione consigliandovi caldamente l’ascolto di questo disco. Il sound e la doppia voce sono un plus dei Pugni nei Reni che danno quel qualcosa in più ad un disco che a prima impressione potrebbe sembrare bello ma banale. Già che ci siete potete cominciare ad ascoltare qualcosa direttamente da qui.

Immagine anteprima YouTube

I pugni nei reni sul web (solo quelli metaforici naturalmente )

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Pugni Nei Reni – Bello ma i primi dischi erano meglio
(Autoproduzione, 2016)
1 Babuzzi
2 Drop
3 Morning brunch
4 Jake
5 Garage
6 Il nuovo che avanza
7 Risposte di circostanza alle domande esistenziali di Jane Fonda
8 Il Rock ‘n’ Roll
9 Il valzerino dell’amore

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