LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: BEPPE PALOMBA

di Gianluca Clerici

Finalmente il piacere di girare le domande di questa rubrica a chi davvero ha tanto da dirci…e noi cercheremo di carpire quanto più possibile. Oggi scambio due chiacchiere con Beppe Palomba, un veterano della scena. Il suo esordio nel 1972. Poi è stato in radio Rai, autore, conduttore, lavoratore armato per l’arte visionaria, mostre, esposizioni, eventi, Andy Wharol e una vita che solo oggi torna nei panni di un cantautore con “Il Piano B” pubblicato da Interbeat. Mi faccio piccolo e ascolto cos’ha da dire lui alle domande di Just Kids Society:

Fare musica per lavoro o per se stessi. Tutti puntiamo il dito all​a​ seconda ma poi tutti vorremmo che diventasse anche la prima. Secondo te qual è il confine che divide le due facce di questa medaglia?
Per un artista è naturale e ovvio fare musica soprattutto per se stesso ed è altrettanto ovvio e naturale cercare di farne il proprio lavoro. Conosco decine di ragazzi che si stremano sui propri strumenti per raggiungere la massima perfezione tecnica, per arrivare a “quel” suono, a “quella” diteggiatura, alle caratteristiche dei propri idoli. Senz’altro lodevole, senz’altro bellissimo, splendida tecnica, ma dov’è l’anima? La differenza sostanziale​ ​consiste nell’avere dentro qualcosa da comunicare, da raccontare, e l’impellenza, l’esigenza di farlo. Ecco, è solo una questione di contenuti…​

Crisi del disco e crisi culturale. A chi daresti la colpa? Al pubblico, al mercato, alle radio o ai magazine?
La crisi del disco viene da lontano, dall’estrema facilità di riproduzione data dalla tecnologia​, ma è aggravata dalla mancanza di concentrazione per la musica. Mi spiego meglio: l’acquisto di un disco fino a qualche decennio fa era una scelta d’amore. Si comprava il vinile, la cassetta o il cd, si arrivava a casa, si scartava la confezione, si faceva partire il giradischi e poi iniziava il rito dell’ascolto. Grande attenzione, ricerca di sfumature, goduria pura!
Oggi ascolti come e dove capita, dal telefonino, per strada, quindi addio alla concentrazione, addio all’ascolto attento.
Le radio, fatta qualche lodevole eccezione, scelgono sulla base di criteri per me oscuri: le hit, solo e sempre le hit, che sono tali solo perchè imposte dalle multinazionali del disco. La maggior parte dei magazine seguono a ruota…

Domanda attualissima: oggi che siamo nel mondo della comunicazione globale. Secondo te l’informazione insegue il pubblico oppure è l’informazione che cerca in qualche modo di educare il suo pubblico?
Certamente è l’informazione che insegue il pubblico, lo asseconda, lo blandisce, è un corteggiamento continuo, fatto di gossip, mezze notizie, mezze verità​. Questo sia nella politica che nella cronaca, nelle arti visive come nella musica. Per trovare un po’ di posto bisogna sgomitare, spararla grossa, hai presente i titoli di vari magazine in rete?

Un nuovo disco, “Il piano B”, una nuova rivoluzione personale che arriva in un momento davvero strano per tutti. In qualche modo si arrende al mercato che trova oppure cerca altrove un senso? E dove?
Hai detto bene, una rivoluzione personale! Per me il senso del Piano B è la possibilità di trovare una via di fuga per ritrovarmi, per dire un “BASTA” forte e deciso, urlato. Per ritrovarmi, per esprimere al meglio le storie e le note che mi si affollano in testa. Ma tutti, proprio tutti, dovremmo averlo un Piano B segreto da qualche parte, può salvarci la vita.​

In poche parole…di getto anzi…la prima cosa che ti viene in mente: la vera grande difficoltà di questo mestiere? Dopo tanti anni di lavoro e di rivoluzioni…
La cosa veramente difficile è trovare il proprio pubblico​. Se non ami la musica “di genere”, quella di moda, se vuoi che il tuo pubblico ascolti quello che hai da dire non è facile, credimi. Ma credo che alla fine sia una ricerca reciproca. Forse da qualche parte c’è un pubblico che cerca me e la scommessa è trovarlo. Ma di scommesse ne ho vinte parecchie in vita mia…

E se avessi modo di risolvere questo problema, pensi che basti?
Sono sicuro che se hai da dire e trovi chi voglia ascoltare le tue storie, la quadratura è risolta. E’ come un amore, ci si cerca, ci si trova, e si vive insieme. Io con la mia musica vorrei fare compagnia a un gruppo di amici che hanno piacere di ascoltarmi. E’ quello che provo nei miei concerti, quando cerco di interagire con il pubblico, provando a trasmettere​ ​quello che sento tra un brano e una battuta, tra una riflessione e una canzone.​

Finito il concerto di BEPPE PALOMBA: secondo te il fonico, per salutare il pubblico, che musica di sottofondo dovrebbe mandare?
Certamente uno dei finali dei miei brani, che dal vivo si trasformano, grazie ai miei eccezionali musicisti, in esibizioni a cavallo tra jazz e rock. D’altra parte, vengo dagli anni ’70…

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