LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: CHARLIE

di Gianluca Clerici

È un po’ come ritrovarsi a New York di quando Dylan era pischello e Dave Van Ronk stava sulle scatole a molti. È un po’ come sentirsi irlandesi, emigrati, approdati sull’isola della speranza. Charlie lo sa bene, tra dulcimer e Appalachi, tra quel suo folk di un tempo e i suoni industriali di oggi. Il suo è un esordio che dalle rovine della memoria pesca con gusto in uno scenario musicale che l’Italia ha dimentico da un pezzo. Per fortuna che esistono i cultori e chi della musica non conosce solo i talent. Scopriamo il punto di vista di Charlie alle consuete domande di Just Kids Society:

Fare musica per lavoro o per se stessi. Tutti puntiamo il dito alle seconda ma poi tutti vorremmo che diventasse anche la prima. Secondo te qual è il confine che divide le due facce di questa medaglia?
Per professionismo prima cosa si intendono le capacità, la professionalità ed aggiungerei anche grande costanza. Poi c’è il genio che se ne infischia del resto.

Crisi del disco e crisi culturale. A chi daresti la colpa? Al pubblico, al mercato, alle radio o ai magazine?
Alla distribuzione di massa. È un pò come per gli acquisti on line. Fregano il mercato, tutto accade velocissimamente e poi pronti subito ad un altro acquisto emozionale. La colpa è anche del tempo che non ci prendiamo più. Secondo te l’informazione insegue il pubblico oppure è l’informazione che cerca in qualche modo di educare il suo pubblico? Nei tempi pre internet dove dominava la TV e dove era possibile ancora influenzare le masse era l’informazione a educare. Oggi si cerca ancora di indottrinare, più che educare, ma con scarso successo. l’informazione può viaggiare su canali come internet, in qualsiasi momento e anzi i device messi in mano alla gente permettono di fare informazione a chiunque. Basta un filmato, un post per condividerlo e raggiungere tante persone. Si chiama Democrazia Digitale ed è una grande rivoluzione.

La musica di CHARLIE sfida il tempo e le convenzioni, almeno parlando di questo mercato pop italiano. In qualche modo si arrende al mercato oppure cerca altrove un senso? E dove?
Credo in uno scambio con il mercato europeo. Credo nei paesi europei, privi di loghi ed etichettature. Le cose non di moda ma le cose per sempre. Spero.

In poche parole…di getto anzi…la prima cosa che ti viene in mente: la vera grande difficoltà di questo mestiere?
Mah ti direi che per adesso è talmente tutto entusiasmante, l’aver realizzato un sogno…Ti risponderò tra qualche anno

E se avessi modo di risolvere questo problema, pensi che basti?
Sarebbe già un grande risultato. Almeno per se stessi con cui si fanno i conti quando la sera si chiudono gli occhi per riaprirli poi la mattina.

Finito il concerto di CHARLIE: secondo te il fonico, per salutare il pubblico, che musica di sottofondo dovrebbe mandare?
Che bella domanda! Mi piacerebbe qualche cosa di stiloso tipo alla Pulp Fiction tipo “Bustin’ Surfboards” dei The Tornados o Surf Rider con “The Lively Ones”

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