RECENSIONE: Moheir – A Rough Soundtrack (2014, autoprodotto)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Al centro di tutto gli anni ’70, ma anche i decenni a venire. La chiave di lettura di “A Rough Soundtrack” sembrerebbe essere questa, essendo i Moheir tutt’altro che svantaggiati, in un contesto dove ogni componente svolge un ruolo a se stante ma eccelle in particolar modo la varietà di suoni cara al sassofono di Alex Cardinale. Ne risulta un disco dal cuore progressive ma tale da passare dalla forma basilare, quasi pop (!), di Hammer Serenade ad una White Space Conflicts ai confini tra noise, hard rock ed atmosfere corali, fermandosi al math della jam di Heisenberg ed aprendosi ad echi hardcore rintracciabili nell’ibrido jazzistico ed incalzante di Past Dust, fino al funk-metal di Wave Pressure, secondo un filo logico forse insolito, ma che può solo rafforzarli. Vi è spazio anche per vaghe divagazioni à la Television (An 80s Italian Sunny Sunday), parte di un’intensità di fondo che è alla base delle reminiscenze post di Need A Gun, di una soffusa, cameristica, devota al western Firelands Theme e del tono “criminal” proprio di Cinemon. Un lavoro grezzo ma mai immobile quello dei Moheir, un’incisiva colonna sonora in continuo mutamento. Bravissimi, ragazzi.

Moheir – A Rough Soundtrack
(2014, autoprodotto)

1. Wave Pressure
2. Cinemon
3. Hammer Serenade
4. Heisenberg
5. Past Dust
6. Need A Gun
7. An 80’s Italian Sunny Sunday
8. White Space Conflicts
9. Firelands Theme

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