LIVE REPORT: BAUSTELLE @ VILLA ADA – 13/07/17

report di Francesca Amodio – foto di Luca Carlino

Partita ufficialmente il 4 luglio con Ani Di Franco, a cui sono seguiti i live di Sun Ra Arkestra, La Batteria, la serata “This is rap: Good Old Boys”, dedicata al rap italiano, God Is An Astronaut, One Dimensional Man + Giorgio Canali & Rossofuoco, l’amata e popolatissima rassegna estiva “Villa Ada Roma Incontra Il Mondo” giunge stasera al suo settimo appuntamento, indubbiamente uno dei più attesi dell’intera stagione, quello con i toscani Baustelle.
Villa Ada è letteralmente gremita di un pubblico trasversale, che va dai fan fedelissimi fino ai nuovi adepti passando per i piccolissimi, tutti in fervida e ansiosa attesa di quello che si rivelerà un concerto magistrale, a cui d’altronde il trio di Montepulciano, stasera in formazione full band in occasione della tappa romana de “L’estate, l’amore e la violenza” tour, ci ha da sempre, meravigliosamente, abituati.
Formatisi più di due decadi fa, sono passati ben diciassette anni da quel fortunato anno 2000, in cui un disco come “Sussidiario illustrato della giovinezza” regalava al pop italiano una ventata fresca di cambiamento, di ossigeno puro, di una musica di una qualità, di una particolarità, di uno spessore dal sapore europeo, e franco-americano in particolare, che saprà ritagliarsi un amplissimo spazio all’interno del panorama cantautorale italiano, che ancora oggi vede i Baustelle, a pieno diritto, sul piedistallo di quella che è una produzione originale, fortemente ed estremamente personale, una musica coreografica e cinematografica enormemente evocativa: ogni testo dei Baustelle è una sceneggiatura mentale, onirica, surreale tanto quanto quotidiana e semplice, e ora come vent’anni fa, sono gli unici in Italia e non solo a mantenere una pazzesca caratteristica stilistico – testuale – musicale ispirata che li rende assolutamente inimitabili e totalmente non soggetti a parallelismi.


Perennemente a cavallo fra pop, rock, new wave e synth pop, in particolare nell’ultimo, meraviglioso album “L’amore e la violenza” (Warner Music Italia, gennaio 2017), il marchio di fabbrica dei Baustelle è quell’incantevole andirivieni tra gli anni settanta – ottanta e le sperimentazioni e le continue ricerche sonore proprie della contemporaneità dei giorni nostri: con un orecchio a Serge Gainsbourg, uno al cinema di Antonioni e Pasolini e tutti e due gli occhi sulle piccole e grandi catastrofi della vita quotidiana, Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini regalano al pubblico capitolino, in totale adorazione ed estasi, quasi due ore ininterrotte di concerto assolutamente impeccabile.
Con Ettore Bianconi alle tastiere, Alessandro Maiorino al basso, Diego Palazzo alle chitarre e tastiere, Sebastiano De Gennaro alla batteria, percussioni, vibrafono, marimba e timpani e Andrea Faccioli alle chitarre, i Baustelle eseguono i brani dell’ultimo album come da scaletta, per poi tuffarsi nello splendido passato di, nell’ordine, Charlie fa surf, Un romantico a Milano, Piangi Roma, Gomma, Bruci la città, La canzone del parco, L’aeroplano, La moda del lento, per sfociare quindi in uno stupefacente omaggio a Morrissey con una toccante reinterpretazione del brano The Last Of The Famous International Playboys.
L’ultimo trittico comprende La guerra è finita, un bellissimo inedito, Veronica n.2, mentre la chiusura del live è affidata a La canzone del riformatorio.
Sacrali e dissacranti, mistici e blasfemi, a cavallo fra santità e maledizione, fra il diavolo e l’acqua santa, non ci stancheremo mai di ascoltare i rintocchi di campane che disegnano le sceneggiature musicali delle passeggiate fra i cimiteri, che siano quelli reali o irreali, le canzoni d’amore, gli inni alla vita, la decantazione della femmina o le indagini sui giorni di oggi di questi artisti fenomenali che sono i Baustelle, un unicum italiano assolutamente insuperato.

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