RECENSIONE: Australasia – Notturno (2015, Apocalyptic Witchcraft Recordings)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Come se certe mete solcate agli albori non si fossero mai perse nel limbo dell’abbandono, quanto più inglobate in un percorso che è ben più ampio di quanto si possa pensare. Una foresta che brilla di luce e di oscurità, di ulteriore luce ed altrettanta oscurità, ancora, ancora, senza fine alcuna. Gian, questo il cervello in esame, lo aveva intuito immediatamente all’uscita di quel “Sin4tr4” che aveva felicemente tentato una via comprendente post-rock, elettronica ed un blast beat di scuola black metal, per poi inserire delle venature maggiormente pacate ed intime in quell’ideale controparte che è stato “Vertebra”. Forse proprio perché Australasia, come progetto individuale, ha bisogno di cercare molteplici modalità di espressione ed al contempo di mantenere una base di riferimento scevra da stereotipi. Alla luce di riuscite simili, l’ascolto di “Notturno”, terza opera in studio, dà ancora una volta buoni frutti e nelle nove istantanee risultanti, come sempre in gran parte strumentali, si avverte una svolta che si stacca gradualmente dal metal prediligendo l’agognato post-rock degli albori, nella fattispecie concependo come fulcro principale un filo conduttore che lega a quest’ultimo dei riff tutt’altro che unilaterali a livello sonoro, ma certamente trasudanti qualche germo dei primordi, secondo una contrapposizione che dalle turbinose dissonanze al centro di Eden porta al compimento definitivo, con tanto di spoken word cinematografico, di Amnesia; un filo conduttore che tuttavia può anche tramutarsi in una felice dicotomia, nel primo caso per l’intensità che negli arpeggi di Kern svolge un ruolo assai influente e sembra non disdegnare nemmeno qualche sporadico fantasma shoegaze, nel secondo per l’etereo scorrere di Creature, un coacervo di arpeggi distruttivi e proprio per questo affascinanti, in linea con una struggente ed improvvisa chiosa per archi, prima che in un panorama del genere a giungere come voce salvifica sia Mina Carlucci (Vostok), il cui contributo angelico in quel di Invisibile gioca un ruolo importante. Molto gradite e tutt’altro che fuori luogo sono le varie intrusioni elettroniche, che da una parte sembrano contribuire ad una ricostruzione del concetto di dreamy, ma anche di progressive, per non scomodare certi germi tipici anche della balearic trance (!), nel momento in cui scorre ogni singola nota di Haxo, dall’altra seguono una qualsivoglia natura di stampo interstellare che favorisce la spinta di cui si fa capo Lumen e di conseguenza traccia un excursus che pare continuare ciò che era stato anticipato dall’introduzione di Nebula, prima che il relativo epitaffio per solo pianoforte sia rappresentato dalla stessa titletrack. Un’esperienza, ancora una volta, all’apparenza statica, eppure ancora una volta celante delle felici sorpresa, quella targata Australasia, che fa di “Notturno” un lavoro molto godibile, un sogno ad occhi aperti non solo per gli appassionati del genere.

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(2015, Apocalyptic Witchcraft Recordings)

1. Nebula
2. Eden
3. Kern
4. Creature
5. Invisibile
6. Haxo
7. Amnesia
8. Lumen
9. Notturno
 

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