RECENSIONE: DIODATO – Cosa siamo diventati (2017, Carosello Records)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Presi per quello che sono certi dischi risultano essere davvero importanti, quanto meno per chi, come l’artista in analisi, si è visto gradualmente protagonista di una gavetta compiuta fino in fondo e con molta buona volontà, in un’epoca in cui il contenuto in musica sembra valere sempre meno. Dischi che già dalla loro lavorazione sembrano raccogliere molte cose, molte esperienze, la summa di un’esistenza la cui svolta è caratterizzata dalla messa in gioco nei piccoli live club evidenziata da un esordio sanguigno e di ottimo impatto come “E Forse Sono Pazzo”, dall’arrivo a Sanremo con “Babilonia” e dal successivo confronto con il repertorio degli anni ’60 situato in “A Ritrovar Bellezza”, con tanto di sostegno da parte di Roy Paci. Dischi come “Cosa Siamo Diventati”. Antonio Diodato, o semplicemente Diodato, è indubbiamente un personaggio i cui meriti non vengono affatto meno, che è riuscito ad esprimere qualcosa senza ridursi all’ennesimo stereotipo, a livello vocale, di altri nomi ulteriormente blasonati ed ormai sempre più ridotti alla canna del gas e proprio per questo una felice eccezione nel panorama attuale. Pertanto un album simile, per il cantante di Aosta, assume sì un ulteriore valore a livello di maturità, forse anche perché si focalizza maggiormente sul concetto di introspezione, sulla messa a nudo di un io che, guardandosi allo specchio, sembra ritrovare tanti suoi simili. Un’intimità che costituisce a sua volta il nucleo di molti dei brani presenti, soprattutto se incarnata da un pianoforte avente un ruolo probabilmente ancor più marcato che in precedenza, soprattutto perché dimostra come Diodato sia realmente in grado di saper scrivere canzoni pop tutt’altro che scontate, prediligendo una linea che sembra legare le venature dreamy di Fiori immaginari, struggente nella sua chiosa maestosa e devota al mood da opera rock che pare azzardare un Rufus Wainwright incattivito che, una volta giunta Per la prima volta e la sua marcia di tamburi, quasi riecheggiante il Bolero di scuola raveliana, finisce per riappacificarsi con il mondo, alla scuola 60’s di cui sopra dalla quale da allievo è uscito assai rafforzato, come denotano l’insegnamento di Patty Pravo, su cui soavemente si muove abbandonandosi a dilatazioni westerniane Paralisi, e quello di Nada, ma anche Nancy Sinatra e tanto soul e gospel, la cui trasposizione ai giorni nostri guadagna voce in capitolo grazie a Guai, mentre nel mezzo si trovano la spiritata e disperata Mi si scioglie la bocca, l’esperienza mnemonica, una ninna nanna casereccia, di Un po’ più facile, e l’esplosione di synth, in mano a Duilio Galioto, che pervade Di questa felicità. Non è tuttavia univoca la strada intrapresa, come si evince dall’etereo scorrere di Colpevoli, a sua volta felicemente soffocata da un graduale accrescimento di distorsioni, secondo un modus operandi a cui si accompagnano anche le vibrazioni, adeguatamente manipolate dal fido chitarrista Daniele Fiaschi, mai sottotono, di natura post-rock, se non lievemente shoegaze, che sommessamente si odono nella titletrack, quasi un filo conduttore tra il reale e l’immaginario a giudicare dalle pelli di Alessandro Pizzonia, così memori di certe drum machines dal risultare quasi coetanee nell’andamento, e nella ballata La luce di questa stanza: situazioni che favoriscono il compimento di quel rock tanto bramato grazie agli ossessivi fuzz di La verità ed una Uomo fragile che cela un’ispirazione folk d’autore sapientemente elettrificata. Tutte peculiarità che fanno sì che l’importanza di cui si fa carico “Cosa Siamo Diventati” assuma ancor più significato, poichè conferma come la personalità di cui dispone Diodato, artista a tutto tondo sin dalla nascita e la cui ascesa risulta più che meritata in un universo in cui l’immagine sciapa ed asettica di certuni sembra essere voce in capitolo, non sia affatto di facciata. Un lavoro intenso, una promessa mantenuta, un tonfo nell’acqua più che gradito in questo apparente stato di quiete.

Diodato-Cosa-siamo-diventati-coverHQDiodato – Cosa siamo diventati
(2017, Carosello Records)

1. Uomo fragile
2. Colpevoli
3. paralisi
4. Fiori immaginari
5. Guai
6. Cosa siamo diventati
7. Mi si scioglie la bocca
8. La verità
9. Un po’ più facile
10. Di questa felicità
11. Per la prima volta
12. La luce di questa stanza

 

 

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