RECENSIONE: La Polvere – Punto (2017, autoprodotto)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Ci sono progetti che nascono non tanto per caso, non tanto perché dopo anni di esperienze in solo c’era esclusivamente il bisogno di coadiuvare le proprie forze e basta, ma forse perché davvero doveva venire prima o poi il momento ideale per dar loro i natali, e allora sì, che tentativo di tracciare strade diverse dal solito sia, nel caso della realtà in esame.

Di Andrea Carboni si è detto non poco, così come della sua modalità tutt’altro che stereotipata di scrivere bei brani d’autore, soprattutto per quanto riguarda l’ultimo album, La Rivoluzione Cosmetica, mentre di Francesco De Giorgio un po’ meno, ma coloro che hanno navigato per tanto tempo tra le acque della dance italiana sia della seconda metà dello scorso decennio che dell’inizio di questo, visti i tanti progetti a lui collegati (Manovale Sonoro, The Coolbreezers) e connessi all’universo della Bliss Corporation, se lo ricorderanno senza troppa fatica. Due amici accomunati da una città come Pisa e da un operato musicale che al di fuori del singolo si era ridotto a qualche collaborazione nelle reciproche fatiche, in un ripetuto susseguirsi di favori e piaceri ricambiati, non potevano non costituire l’anima ed il corpo de La Polvere: Punto è l’inizio di un’avventura che già per come è strutturata mostra di avere molti pregi, di quelli che accomunano altrettante realtà che da tempo cercano di uscire dal gregge costituito esclusivamente dall’ormai iperabusato binomio voce-chitarra, preferendo nel corso di otto brani un electro-pop che racchiude in maniera assai azzeccata le tante facce del mondo EDM, condite da un pizzico di inventiva d’autore situato qua e là nelle liriche di Carboni: il risultato equilibra la presenza di un lato introspettivo, la cui massima elevazione è riscontrabile in La mia città, plasmata da un’indole gommosa ed anche un po’ teutonica, senza nulla togliere a Bravi, lapidaria e tale da risentire assai positivamente dell’insegnamento della corrente garage ed urbana, ma anche di certi Kraftwerk, e ad una I lunedì dotata di un senso di marzialità a sua volta avvolto da un alone di presagio rappresentato dal continuo tremolio melodico e ritmico, con l’altrettanto spazio che viene concesso alle manipolazioni presenti nei beats di De Giorgio, le cui tante varianti, nucleo principale del tutto, che porta quasi a voler estremizzare le sue passate esperienze, passando da Urlare forte, con le sue variazioni stilistiche ed i suoi synth ipnotici e ronzanti, alla solarità dell’insolita storia d’amore che muove Il posto all’ermitage, oltre che le reminiscenze house che animano l’excursus de I migliori di sempre, mentre Lasciami stare si muove su un mood maggiormente cadenzato ed in levare, così come più criptica ed esile ma non per questo meno affascinante è La parte migliore, che nella sua veste minimale, atipica visto il resto del lotto, trova il suo pregio principale e sembra richiamare certi esperimenti del Craig Armstrong di The Space Between Us, ma meno raffinato e più incalzante.

Trenta minuti, un antipasto breve, sì, ma intenso e non poco, considerata la tempra dei diretti interessati, e Punto mantiene le sue promesse e premesse, confermando La Polvere come una realtà che nel tempo a venire farà molta strada.

cover LA POLVERELa Polvere – Punto
(2017, autoprodotto)

1. Lasciami stare
2. La mia città (feat. NotMe)
3. Il posto all’ermitage
4. Bravi
5. I migliori di sempre
6. La parte migliore (feat. NotMe)
7. Urlare forte
8. I lunedì

 

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