RECENSIONE: Giancane – Ansia e Disagio (Woodworm, 2017)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Che si sia girato un po’ troppo attorno al concetto di ironia vedendo in essa l’unica giustificazione per certe produzioni tipiche del recente periodo è vero, almeno sotto determinati aspetti, e per questo non sempre si ha a che fare nell’attuale scena frammentata nostrana con nomi realmente degni di considerazione, quanto semmai con diversi tendenti al fallace, categoria per cui un esempio lapalissiano, purtroppo, potrebbe essere rappresentato da Pop_X, classico caso di godibilissimo esordio e poi immediata discesa nella noia, o da Lo Stato Sociale, portatori di tanta simpatia ma comprendenti decisamente poca sostanza. Alla luce di una simile premessa Giancane, al secolo Giancarlo Barbati, già chitarrista de Il muro del canto e deus ex machina dello Snakes Studio tanto caro a diversi colleghi capitolini, fa decisamente eccezione, perché ha il merito di servirsi dell’(auto)ironia non come orpello modaiolo, quanto come constatazione del fatto che sia davvero un personaggio che si diverte a fare ciò che fa, già dalla pubblicazione di brani come Vecchi di merda, Vorrei essere te e Ciao sono Giancane, ideali basi su cui si è costruito un probabile mostro di Frankenstein dall’aspetto di un Billy Bragg venuto dal Lazio che nutre molteplici simpatie, che siano i Pogues oppure certa cultura pop-ular. Figura che, dopo essere passata attraverso l’E.P. Carne ed il suo relativo inglobamento nell’album Una vita al top, sembra raggiungere con questo Ansia e disagio la sua completezza.

Se la copertina è tutto un programma, con il suo esplicito riferimento alla Settimana enigmistica tanto bramata dai più avvezzi ad ammazzare il tempo in ufficio o nell’attesa di un remoto autobus o tram, è negli undici brani presenti che l’artista si sbizzarrisce tra un’influenza e l’altra, a costo di apparire come un moderno cantante demenziale, cosa che probabilmente è, ma presenta dalla sua parte un certo stile ed un’attenzione da non poco conto a livello melodico: certo, non smette di mantenere quella vena ludica ed arrabbiata di cui sopra, assai evidente da Non sono ricco, con annessa grintosa introduzione per slide guitar dai richiami western, e da una Disagio che nel fare altrettanto aggiungere un pizzico di synth ulteriormente pulsanti, a sua volta presente nell’introspezione su cui ruota Odio i bambini, a fare la differenza ci sono Limone, che contrapponendo l’immaginario 80’s fatto di Stadio, Vasco Rossi e Duran Duran con il dolore tipico della droga e di una gioventù memore di Claudio Caligari e del suo Amore Tossico, rappresenta l’anti-hit electro-pop estiva per eccellenza del lotto, con tanto di pernacchia ai Thegiornalisti di Completamente, oppure 2 volte 6, che di quest’ultimo ne è al contempo la ballata, se non la composizione scritta a più mani, dove tra i tanti ospiti di rilievo spicca il prophilaxiano Ludovico Sbohr Piccinini, con un irresistibile assolo di chitarra, senza per questo escludere il surf ed il boogie che se la contendono nel tracciare un beffardo ritratto come quello di Adotta un fascista, ove guadagna eguale spazio alla voce l’altrettanto rilevante Lucio Leoni, il tripudio di launeddas e fisarmoniche che a briglia sciolta intona, nel nome di un’indole che più che alla Sardegna fa pensare alla Scozia più trasgressiva, Buon compleanno Gesù, licenza poetica alla Latte & i Suoi Derivati inclusa (fèmorefemòre) e soprattutto l’immersione nell’immaginario dance che accompagna sia Ipocondria, che parte rock, sviluppa un crossover favorito dall’intrusione di uno dei pezzi forti del rap nostrano di oggigiorno, tale Rancore, e giunge ad una continuazione spiritata, favorita da un incessante basso in levare dei primi 2000, che la ripresa del Gigi D’Agostino di L’Amour Toujours in compagnia di Alessio Lucchesi, il cui medley con il Kronos di Magica Europa più che ad un banale effetto nostalgia fa pensare ad un esperimento decisamente riuscito che spazza via le inutili cover estere e non venute fuori ultimamente, figlie di un degrado sonoro che poco ha a che fare con il concetto di divertimento che un tempo rivestiva tale genere.

La ghost track addizionale, fedele reinterpretazione dell’Under pressure di Queen e David Bowie, dove la parte del leone la giocano i Joe Victor, è l’ideale ciliegina sulla torta di un lavoro che, alla fin fine, diverte molto e con merito, anzi, ha eccome un senso al di fuori del solo fattore ludico, rispetto a tanti altri nomi non ancora realizzati. Di Ansia e Disagio ne hanno parlato in tanti e non tutti con credibilità e sincerità, ma Giancane non fa parte di questi ultimi e di ascoltarlo, magari non solo in mezzo ad un affollatissimo pogo, ne vale decisamente la pena.

COPERTINA GIANCANEGiancane – Ansia e Disagio
(Woodworm, 2017)

1. Intro
2. Non sono ricco
3. Disagio
4. 2 volte 6
5. Limone
6. Odio i bambini
7. Adotta un fascista (feat. Lucio Leoni)
8. Buon compleanno Gesù
9. Ipocondria (feat. Rancore)
10. Ipocondria pt. 2
11. L’Amour Toujours (Momento Lucchesi)
12. Che cosa è stato

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