RECENSIONE: Gio Mannucci – Acquario (Santeria / Manita Dischi, 2017)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Rivolgendo nuovamente lo sguardo al sempre più vasto panorama legato ad una città che a sua volta continua a svolgere il ruolo di immenso ricettacolo di storie, che siano pregne di leggerezza o particolarmente crude, e di Livorno tutto si può dire fuorchè il contrario, una dimensione a parte è quella che rivestono certi musicisti, a giudicare da un trascorso partito con i The Walrus, proseguito con i Mandrake e giunto all’apice con l’entrata nel Sinfonico Honolulu, che dispongono di un approccio musicale maggiormente devoto al pop, di quello cantato con semplicità. Gio Mannucci, all’anagrafe Giorgio, ne sa più di qualcosa in merito, in quanto depositario di cotante esperienze e nel caso del lavoro in esame finalmente alle prese con qualcosa di prettamente proprio: “Acquario” propone per la prima volta un artista il cui scopo di esprimere pienamente quel pop sapientemente mascherato e proprio per questo risultato sempre riuscito giunge a compimento, non a caso visto l’appoggio di illustri colleghi (Daniele Catalucci) e veterane nuove entrate (Ale Bavo, una vita sì in prima persona fatta di Sushi e Petrol, ma soprattutto da deus ex machina situato dietro le quinte di Subsonica, Assalti Frontali, Bianco ed affini), entrambe parte integrante dell’universo dei Virginiana Miller, non a caso. E’ un intento, quello di Mannucci, che ha in primis lati positivi, poichè trova terreno fertile soprattutto nei brani più intimi, che abbiano a che fare con il pianoforte come nel caso di Applausi a scena aperta, forse il momento maggiormente interessante del lotto, grazie anche ad una parentesi di tripudio elettronico ben studiata da Bavo, e soprattutto di Escamotage, romantico intercorso che sa di Keane e Kings Of Convenience, topoi che prepotentemente torna alla luce in quel di Clinomania, oppure con la fida chitarra, che seguendo un andamento un po’ più cadenzato traccia la sentimentale Parigi; proprio la stessa componente elettronica altrove svolge ulteriori felici contributi, visto che abbellisce l’excursus, al suono di synth ma anche di ukulele, strumento tutt’altro che messo a tacere alla luce di certe esperienze, di Sotto la pioggia, e servendosi di beats neanche troppo incessanti dona vitalità ad una spontanea, spensierata ed estiva al punto giusto Come le nuvole. Certo, non tutte le ciambelle riescono con il buco e qualche dubbio salta nel corso di Tipico della sua età, che suona messa non sufficientemente a fuoco rispetto ai brani di cui sopra, pur avendo nel contributo dei bambini facenti il verso in chiusura una meritata marcia in più, ma a mancare totalmente il bersaglio è l’attimo in cui sovviene il desiderio di cimentarsi in sonorità che strizzano l’occhio al pensiero da club, e Regina falò purtroppo nel refrain sembra una copia raffazzonata dello stile adoperato dal Cosmo di “L’Ultima Festa” con un tocco sbarazzino. Un tentativo rimandato a settembre, purtroppo. Tuttavia il risultato generale è decisamente gradevole e consegna un Mannucci solista la cui base è più che buona e serve giusto qualche sviluppo in più affinchè il proprio “Acquario” possa spingersi a tirare fuori qualcosa di ulteriormente ferreo. Vista la caratura del nostro la fiducia in merito non è poca.

COVE MANNUCCIGio Mannucci – Acquario
(Santeria / Manita Dischi, 2017)

1. Clinomania
2. Come le nuvole
3. Sotto la pioggia
4. Escamotage
5. Tipico della tua età
6. Parigi (Il giorno dopo il concerto di Francesca Solleville)
7. Regina falò
8. Applausi a scena aperta

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