RECENSIONE: Paolo Tocco – Ho Bisogno Di Aria (IRMA Records, 2017)

Recensione di Gustavo Tagliaferri

Prendere fiato, rivolgere lo sguardo al di fuori dalla propria finestra e provare a delineare, linea dopo linea, riga dopo riga, un sunto fatto di immagini e parole della situazione sociale odierna, dove non risulta meno evidente il desiderio di trovare una possibile via di fuga a discapito del quadro dove, più che un pennello, vi è una penna, come più che colori e tela vi sono voce e chitarra, pur senza volersi mettere immediatamente al pari dei pittori. Forse però nelle dinamiche adoperate dall’abruzzese Paolo Tocco c’è qualcosa del pittore, almeno per quanto concerne la necessità di partire dalle basi per poi adornare dove necessario il lotto risultante, e considerando quanta acqua sotto i ponti ne sia passata da “Anime Sotto Il Cappello” ad “Il Mio Modo Di Ballare” dare vita ad un terzo disco mantenendosi all’altezza delle aspettative, anche e soprattutto proprie, non poteva che essere d’uopo: il risultato è “Ho Bisogno Di Aria” e la curiosità destata già dal primo ascolto non è certamente poco, là dove si sente nelle proprie ispirazioni la vasta devozione ad un Francesco De Gregori, se non anche a qualcosa di Claudio Lolli od Ivano Fossati. Musica d’autore che non si esime dal mostrare molteplici ramificazioni e in gran parte delle occasioni non cede a possibili banalità: Traditional Love Song, nel suo risultare apparentemente elementare, nella chiosa di sassofono non lascia passare inosservati dei riusciti richiami di natura world, così come lievemente dreamy è l’ispirazione della titletrack, possibile frutto di un’immersione acquatica alla quale si accompagna una graduale e ferrea risalita, quella del grido della voce dello stesso Tocco, che si fa sentire sempre più nervosa, non solo perché favorita da improvvise sviolinate, pur in un contesto un po’ più dolce, e cotanta ispirazione guadagna vastissimo terreno in Pizzburg, istantanea che porta a sé sole e mare, grazie ad un tintinnio di note che sa di pioggia d’estate, ma anche di dolci strumenti a percussione. Il mare, ambiente che non viene meno sia a livello di citazionismi (Ma come fanno i marinai) nella maggiormente tirata ma non per questo meno rilassante introspezione che ravviva Non vi riconosco che a livello politico-sociale, a giudicare dall’attenzione ai dettagli di cui si serve l’artista quando si tratta di affrontare determinati argomenti, in un filo conduttore di forte impatto che va dallo struggente andamento di pianoforte su cui si svolge il racconto di Bella Italia, uno spaccato di vita dell’Abruzzo post-terremoto che sfocia nel rock, alla flebile e sottile Arrivando alla riva, che inserendosi nella questione dell’immigrazione trascrive meticolosamente in musica e parole di un calvario fatto di fughe ed approdi, servendosi non a caso di riverberi ed echi, pezzi di anima rimasti a fondo, ma non dimenticati dai più. Assai lodevoli sono anche l’andamento cadenzato di Bolle di sapone, un excursus in cui si inseriscono elementi rock e prog, questi ultimi per giunta di maggiore risalto grazie al panorama su cui si affaccia Madre Terra, favorita dalla presenza di un mellotron e di rumorismi qua e là madidi di atmosfere festive, ma anche inaspettate situazioni come la cupa Tom Waits, da una parte molto fedele allo stile adoperato dal cantante di Pomona, dall’altro cosparsa di qualche intrusione latineggiante, à la Santana, che non stona affatto con il risultato finale, oppure gli impulsi spinti nel corso della danza di La città della camomilla, nelle cui breccia si fa avanti un blues che sa un po’ di samba, un po’ di bossanova, mentre a fungere da sola spina nel fianco del lotto è Mary, che contrariamente al resto del lotto sembra buttata giù con minor senso logico, poiché sfavorita qua e là da una resa vocale più effettuata tanto per che realmente sentita, per quanto venga comunque nobilitata sul finale. Eppure, malgrado la scivolata, è chiaro come in “Ho Bisogno Di Aria” non manchi la voglia di scrivere e cimentarsi in qualcosa di differente pur senza inventare qualcosa di nuovo, e ciò permette a Paolo Tocco di confezionare un album d’autore assolutamente godibile e che in più circostanze merita eccome di essere ripreso, vista la sua intensità. “Aria” fresca e di tutto rispetto.

PAOLO TOCCO COVERPaolo Tocco – Ho Bisogno Di Aria
(IRMA Records, 2017)

1. Ho bisogno di aria
2. Bella Italia
3. Pizzburg
4. Arrivando alla riva
5. Tom Waits
6. Traditional Love Song
7. La città della camomilla
8. Non vi riconosco
9. Mary
10. Bolle di sapone
11. Madre Terra

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