LIVE REPORT: Editors @ Paladozza [Bologna] – 29/11/2018

Live report di Laura Faccenda
Photo Report di Davide Orlando

“La maggior parte di noi è imprigionata da qualcosa. Viviamo nel buio fino a quando quel qualcosa gira l’interruttore”

Chi, almeno una volta, non ha sentito la necessità di allontanarsi dal frastuono di luci della città per immergersi nel buio. Salire in auto e raggiungere quella porzione di mondo così oscura da permettere di apprezzare fino in fondo la luminosità delle stelle. Ecco, il concerto degli Editors al Paladozza di Bologna, giovedì 29 novembre, è stato un po’ così. Un’atmosfera intima e cupa, una scenografia minimal dominata dai corpi intrecciati sul telo raffigurante la copertina di Violence, ultimo disco della band. Il ritorno degli spettacoli al chiuso, del parterre e delle gradinate dopo la sessione estiva del tour caratterizzata, invece, dai festival. Un modo per dimostrare la propria riconoscenza e per sentirsi ancora, e ancora una volta, più vicini al pubblico che ha seguito da sempre Tom Smith e compagni nella loro parabola evolutiva.

E il pubblico è già pronto ad acclamare Andy Burrows, a cui è affidato l’open act. L’ex batterista dei We Are Scientists, assieme alla sua band, propone un repertorio totalmente in acustico che pone in risalto la linea vocale così precisa e così avvolgente. Un nome, quello di Andy, già conosciuto dai fan degli Editors. Egli, infatti, aveva preso parte con il frontman della band al progetto Smith & Burrows, duetto che è stato riproposto proprio in questa occasione con l’apparizione a sorpresa e anticipata di Tom.

Band apertura

Il tempo del consueto cambio palco ed ecco i cinque entrare in scena. Un’apertura tutta al passato sulle note di The Boxer, traccia numero sei del disco In this light and on this evening, pubblicato nel 2009. Subito dopo l’amatissima Sugar infiamma la folla che inizia a cantare, alzare le mani, ballare, muoversi a tempo.

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Il live procede su una linea strutturata e studiata con dovizia, tra passato e presente. Un filo rosso musicale coerente quello degli Editors che hanno reso modellato e reso riconoscibile la loro identità di band. Dopo la svolta intimistica dell’album In Dream, con l’ultimo lavoro in studio sono state riprese, sottolineate e rinnovate le sonorità tipiche del post punk elettronico. Una perfetta commistione di chitarre e synth. La percezione di assistere al concerto di un gruppo rock catapultato in un locale dell’Inghilterra new wave. Chiudere gli occhi e riaprirli nello strabiliante gioco di luci.

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Tom Smith non delude le aspettative. Oltre ad essere una delle voci più belle e particolari in circolazione, la sua presenza scenica magnetica gli conferisce il ruolo di attore delle storie raccontate nei suoi brani. È impossibile staccargli gli occhi di dosso. Basta seguire le movenze delle sue braccia, le evoluzioni delle sue mani per trovarsi in una dimensione di immaginazione. Per sentirsi quasi lì vicino a lui, sul palco. Al suo fianco il fedele bassista Russell Leetch che sfoggia un sorriso sognatore, grato dall’inizio alla fine del live. Coinvolge il pubblico con lo sguardo, saluta e punta il basso in direzione di chi si trova più lontano, sugli spalti.

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Nessun calo di energia, l’adrenalina è mantenuta costantemente alta. Ed anche l’emozione, soprattutto quando, nell’encore, Tom torna sul palco abbracciando soltanto la sua chitarra per eseguire The weight, avvolgendo il Paladozza in un unico abbraccio.

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Un finale da brividi con Smokers outside the hospital doors. Un capolavoro che, per testo e melodia, riassume il modo di vivere la musica degli Editors. Alle tematiche intime e non prive di sofferenza espresse dalle parole, fa da contraltare la reazione cercata dal dinamismo delle note. Accogliere il buio, essere disposti ad affrontarlo. Essere stati, almeno una volta, una di quelle persone in attesa, con la sigaretta in mano, fuori da un ospedale o da qualsiasi altro luogo di dolore. Un luogo anche della propria interiorità. Tentare, però, di ricoprire la luce, lasciarsi trasportare da essa. Come è successo sopra e sotto il palco, giovedì. Cantare insieme “Can we start this again?”. Chiedersi se è davvero possibile ricominciare. Voler rispondere, di nuovo, .

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Setlist

The boxer
Sugar
Hallelujah (So low)
All sparks
An end has a start
Fingers in the factories
Darkness at the door
Salvation
Violence
No harm
Bullets
A ton of love
Formaldehyde
Nothing
Nothingness
Ocean of night
Blood
Papillon
Magazine

Fall/The weight
Cold
The racing rats
Munich
Smokers outside the hospital doors

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