#JUSTKIDSREADING: David Ballerini, autore del romanzo Acqua Morta

Intervista a David Ballerini, autore del romanzo Acqua Morta.

A cura di Antonella Quaglia

David Ballerini è uno scrittore e regista, attivo anche nell’ambito del design e dell’informatica. Nel 2006 scrive e dirige il film Il Silenzio dell’allodola. Pubblica nel 2002 per Falsopiano Steadicam: Una rivoluzione nel modo di fare cinema, e in self-publishing Edipo Re e Medea di P.P. Pasolini: Mito, Visione e Storia di due Sfortune. Nel 2018 pubblica il thriller soprannaturale Acqua Morta, una storia di agghiaccianti colpe e di drammatiche espiazioni.

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Acqua Morta è il titolo del suo romanzo, ed è anche il nome dell’albergo in cui si svolge la storia, un luogo dimesso e ormai dimentico dei fasti di un’epoca lontana, improvvisamente sconvolto dall’arrivo di ombre perse nel tempo, che ricordano a coloro che ci vivono che nessuno è davvero innocente. Il romanzo ha una trama talmente complessa, surreale e originale che non è facile riassumerla in poche righe. Dal suo autore, di cosa parla e qual è il significato dell’opera?
Io direi che il significato più vero e profondo di questa opera vada ricercato nel rapporto tra essere e tempo. Vivere è avere un rapporto col tempo. La vita di tutti i giorni è direi quasi programmata e disegnata per farci dimenticare, nel bene e nel male, quanto complesso e spiazzante possa essere questo rapporto. L’illusione che il tempo sia tutto sommato una cosa semplice, lineare, che si può dare per scontata – è una cosa utile per andare a lavorare, crescere i figli, timbrare il cartellino, ecc. Ma il tempo è un qualcosa di molto più complesso, numinoso, spiazzante, meraviglioso, a volte feroce

So che la storia di Acqua Morta è nata come sceneggiatura cinematografica, e poi in corso d’opera lei ha deciso che sarebbe diventata un romanzo. Come mai ha cambiato idea?
La letteratura non è una novità per me. Sono laureato in lettere e da ragazzo i miei primi passi come artista li ho fatti scrivendo: canzoni, poesie. Poi per molti anni mi sono dedicato all’altra grande passione della mia vita: il cinema. Con la sceneggiatura di Acqua Morta mi sono però dovuto scontrare molto amaramente contro tutta l’assurdità del meccanismo Europeo di finanziamento del cinema: veti incrociati, richieste assurde dei distributori, una giungla di scadenze burocratiche disseminate come trappole per topi. Alla fine mi sono semplicemente stancato – non ne valeva più la pena. E allora sono tornato alla letteratura

Acqua Morta è un thriller soprannaturale, ma non solo. È un allucinante e allucinato viaggio nel senso di colpa, è il drammatico racconto della natura che si ribella a un crimine contro i suoi stessi principi, ed è anche uno spaccato della Storia italiana, restituito nella sua brutalità. Ed è infine la storia di uomini e donne colti in un momento di crisi e di rivalutazione delle proprie vite e della propria condotta morale, spinti in un vorticoso e oscuro labirinto infestato da ombre sofferenti e rabbiose. Come si afferma nel romanzo: “I demoni attaccano sempre nel vuoto e nel silenzio della solitudine e del buio”. Come si costruisce un romanzo tanto complesso? Quanto tempo ha impiegato a scriverlo?
Con molta fatica e molto molto lavoro! Consideri che quando ho deciso di farne un romanzo, la sceneggiatura era già arrivata alla sua tredicesima revisione! Eppure la storia ancora non era perfetta. Inoltre, una sceneggiatura decisamente non è un romanzo. Non si ottiene un romanzo semplicemente rimuovendo i numeri di scena e cambiando la formattazione del testo! Adattare alla letteratura una storia pensata per il cinema non è meno lavoro che prendere una storia pensata per un romanzo e adattarla per il cinema in forma di sceneggiatura. Sono due cose diverse. Così quando ho deciso di trasformare questa storia in un romanzo, ci ho dovuto lavorare sopra ancora per 2-3 anni – caparbiamente, ogni giorno, avendo a disposizione non molto più che una mezz’ora al giorno. Poi ho lavorato per quasi un altro anno ancora a limare il testo. Perché un romanzo non può essere solo la narrazione di una storia – un romanzo DEVE essere un oggetto letterario

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Dal suo romanzo: “[…] Patrizia ne osserva la figura secca, alta e ossuta, da Baron Samedi; così netta e scura da sembrare buia più che nera: come se fosse stata sottratta al giardino invece che aggiunta; un foro piuttosto che un corpo pieno; come una sagoma ritagliata via o come un colpo di punteruolo inferto alla trama delle apparenze; come se l’essenza stessa dei colori fosse scolata giù per quel foro nel vuoto assoluto di dietro. Come un buco nero, anche la luce del giorno risucchia; risucchia i suoni, emana silenzio”. Con queste parole viene introdotto il personaggio dell’uomo in nero, simbolo della cattiveria umana, di quella che non conosce scrupoli o pietà. A quali figure si è ispirato per delineare la sua caratterizzazione?
Per l’aspetto, mi sono molto ispirato al Baron Samedi citato nel testo stesso, che è un il dio degli inferi del Voodoo. Mi sono poi molto ispirato a note terribili figure di medici nazisti, Mengele in prima fila ma non solo lui. In definitiva però il Dottore è il Diavolo – un archetipo, un assoluto.

Lei è sia scrittore che regista. Come scrittore ha pubblicato con case editrici e anche in self-publishing. Come giudica la situazione italiana, sia in ambito editoriale che cinematografico? In quale settore artistico sente di avere più libertà di azione e di espressione?
Mi sembra che il panorama cinematografico e quello librario abbiano un tratto comune molto interessante, cioè il fatto che produttori ed editori siano andati incontro ad una simile evoluzione, da imprenditori a fornitori di servizi; laddove nel cinema a fare da imprenditore sono le distribuzioni o lo Stato; mentre in letteratura a fare da imprenditore sono spesso gli autori stessi. Da un punto di vista pratico, io sapevo di essere perfettamente in grado di correggere le bozze, fare l’impaginazione e disegnare la copertina. Le uniche cose che un editore mi poteva offrire e che io non potevo fare da solo, erano 1) procurare un posto sugli scaffali nelle librerie 2) il prestigio collegato al nome dell’editore. Ma la verità è che solo una manciata di editori, cioè le 10-12 case editrici maggiori possono fornire queste due cose. Lo dico nel massimo rispetto per i tanti editori minori che fanno un’opera coraggiosa e improba; lo dico semplicemente con pragmaticità: sapevo di non avere nessun bisogno dei servizi che un editore minore mi poteva offrire. Nessuna delle 10-12 maggiori case editrici ha voluto dare nemmeno un’occhiata al manoscritto. Così ho deciso di auto-pubblicarmi. La libertà assoluta che ho goduto nello scrivere questo romanzo è stata una riscoperta meravigliosa, dopo anni di vincoli, di budget insufficienti, di progetti abortiti per insufficienza di fondi. Col mio romanzo sono sempre e solo io a decidere quando basta, quando è buono abbastanza – che ci metta una vita intera, tre anni o tre mesi, lo decido io.

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Il tempo e la sua percezione è uno dei grandi temi del romanzo Acqua Morta. Un tempo non lineare, soggettivo, plasmato dai sentimenti umani, imprigionato in un loop senza fine. È un tempo che si incanta come un disco rotto, e che porta con sé fantasmi intrappolati nel dolore. I protagonisti del romanzo si domandano se sono tornati indietro nel tempo, o se è il passato ad aver viaggiato verso di loro: “Magari non siamo né di qui né di là; magari ci siamo caduti in mezzo”. Qual è il significato dell’uso del tempo nel romanzo Acqua Morta?
Come accennavo in una delle mie precedenti risposte, ho cercato di rappresentare – e quindi di “ricordare” al lettore – l’esperienza selvaggia, esaltante e devastante al contempo, del Tempo Sacro, circolare, che si oppone al tempo profano, lineare, della vita di tutti i giorni. L’esperienza del Tempo Sacro è un’esperienza che ho avuto occasionalmente il privilegio di provare nella mia vita; è un ricordo prezioso che cerco di condividere

In Acqua Morta sono presenti archetipi e simbologie come l’acqua, il sangue, la figura del labirinto e del cerchio che rendono la narrazione ancora più complessa e affascinante. E inoltre vi sono diversi richiami all’arte figurativa, e in particolare all’opera di M. C. Escher. So che il pittore olandese è stato una delle principali fonti di ispirazione per il suo romanzo. Non si può non menzionare il rosone intarsiato sul pavimento al centro delle terme, composto di spire e complesse figure, “un labirinto di segni dentro al labirinto più grande dell’albergo”, ispirato agli studi di Escher sul limite del cerchio. Quali sono le altre fonti di ispirazione per la sua opera?
Da un punto di vista del tema della narrazione (l’albergo infestato, i fantasmi, le atmosfere da thriller soprannaturale) i riferimenti più diretti sono cinematografici, a cominciare da Shining e specificamente il film di Kubrick non il romanzo di King. Da un punto di vista simbolico e antropologico, sono stato influenzato dai miei studi su Pasolini, su Eliade, su Kerényi, su Von Frantz. Da un punto di vista letterario, se leggete bene, ritroverete riferimenti a Pavese (che è forse l’influenza letteraria più importante di questo libro), a Murakami, a Pascoli, a Calvino, a Montale, a Dante, a Omero.

Titolo: Acqua Morta
Autore: David Ballerini
Genere: Thriller soprannaturale
Casa Editrice: Self-publishing
Pagine: 360
Codice ISBN: 978-1727683424

Contatti

https://davidballerini.com/

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