INTERVISTE: il NUOVO SINGOLO di TOMMASO TALARICO

Intervista di Gianluca Clerici

Lo avevamo incontrato per la consueta rubrica di Just Kids Society. Ma oggi la sua voce torna attuale e fresca, anzi a tratti anche dall’energia prepotente e raffinata. Tommaso Talarico pubblica – sempre per RadiciMusic – un nuovo singolo che non si accontenta di un titolo forte come “La tua paura” ma ci mette il carico da novanta con un’immagine di copertina che lascia poco spazio all’immaginazione. Ma non è tutto così ovvio, soprattutto per chi conosce la sensibilità e la penna del cantautore calabrese che sa come cercare i dettagli profondi e personali dietro ogni piccolo frammento di buccia estetica. E questo nuovo singolo parla della finta emancipazione che viviamo e che professiamo, parla della “paura” del diverso, parla dell’educazione quotidiana e popolare che lavora con cura artigiana nel farci germogliare dentro una “paura” fuori da ogni senso, utile soltanto alle politiche economiche internazionali. E in questo bellissimo video che lanciamo di seguito, il concetto si manifesta forse con un azzardo che avrebbe intimorito molti ma che in fondo si rende efficace: il coltello della ragazza di colore non uccide ma taglia una torta per fare festa e polverizzare le “paure”, i pregiudizi… che alla fine sono soltanto stupidi pregiudizi. Il classico pop rock italiano in un brano di un’attualità davvero importante. Parola al cantautore…

Talarico 1

Questa volta voglio dilungarmi con maggiore attenzione e non con le solite domande del format di Just Kids Society. Un nuovo video, un nuovo brano, un nuovo presente per te: che cosa sta a significare?
Ho pubblicato questa canzone con un nuovo video perché avevo qualcosa di urgente da dire, da comunicare. Per il momento significa solo che ho voglia di proseguire nel percorso iniziato con la pubblicazione del mio disco ” Viandanti”. Guardarmi attorno, raccontare me stesso in relazione al mondo. Avere qualcosa da dire, e dirlo in un certo modo. Questo vorrei per il futuro.

Nel disco d’esordio avevi dato un peso molto figurativo all’aspetto sociale, penso al singolo “Il tempo delle favole”. Anche li cercavi di scardinare un certo modello educativo di realtà… oggi direi che sei più diretto e meno metaforico. È solo una mia impressione o sta intraprendendo proprio questa direzione?
Hai ragione tu quando sottolinei che questa canzone è estremamente diretta. Lo è perché nasce da un’indignazione autentica, che ha dato forma al linguaggio utilizzato, senza, stavolta, orpelli poetici. Solo la realtà nuda e cruda. La musica, pop o rock che sia, è anche comunicazione. E’ nata così, come una specie di invettiva, però questo non significa che questo linguaggio vada bene per tutto e che sia la direzione da prendere in futuro. Anzi, io credo nel potere della poesia e della bellezza. Ma al mondo non tutto è bellezza e poesia, a volte bisogna far leva su qualcosa di diverso, di più duro e scomodo, per raccontare il brutto, l’oscurità in cui piomba a volte la coscienza collettiva.

Secondo te, considerando la verità invece che quello che cercano di inculcarci, quanto sarebbe migliore la vita di tutti i giorni? Sarebbe più facile anche?
Questo davvero non lo so. Cerco di raccontare quello che sento e vedo. La condizione umana non mi pare, però,che abbia a che vedere con la facilità. Non sarebbe così in nessun caso

Il pop rock non si smentisce mai soprattutto quando trova la forza di un cantautore. Due domande subito alla mente: per prima cosa ci dici qual è la radice rock da cui provieni?
Io ho dentro alle mie corde molto rock americano, da Dylan a Springsteen passando per Neil Young, però sono sempre stato affascinato da band come Pink Floyd, Radiohead e gli U2 di ” Achtung Baby” per esempio. Se si fa attenzione, nel primo disco questi elementi sono visibili. Questo pezzo è nato, mentalmente prima ancora che in esecuzione, come un rock con inserti elettronici, con la testa forse più a Gazzè, Silvestri e alla tradizione della canzone d’autore che non ad altro.

E la seconda: come hai evitato di lasciarti drogare dalla scena modaiola dell’elettronica digitale? Di sicuro avresti avuto un appeal maggiore al pubblico…
Come dicevo, in questo pezzo l’elettronica è presente. La base ritmica e il tappeto sonoro sui cui viaggia la chitarra di Giuseppe Scarpato sono interamente elettronici. Mi interessa molto l’elettronica, ma come una possibilità tra le altre su cui lavorare, magari coniugandola con elementi della tradizione.

Per salutarci: la direzione del nuovo disco? Intrapresa? Ancora non ci stai pensando? Quanto somigliare al vecchio e quanto al nuovo?
Mi riallaccio alla domanda precedente. La mia ossessione è la memoria, le radici nel passato con lo sguardo rivolto al futuro. Sto cercando la strada per essere contemporaneo a modo mio. Prima di risolversi in una strada chiara da intraprendere, questo nodo devo sciogliersi dal punto di vista concettuale. Ci sto lavorando. Il Mediterraneo,quindi le mie origini, l’elettronica, il futuro, i nuovi linguaggi. Sono tutti ingredienti che prima o poi daranno forma a qualcosa. Aspetto.

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