INTERVISTE: SZLUG – “Protect Us” – IL SINGOLO D’ESORDIO

Intervista di Gianluca Clerici

SZLUG proviene dalla Clabria, dalla risultante che c’è nella contaminazione tra terra e computer, tra mondo digitale e scenari popolari di quotidiana sopravvivenza. Si chiama Francesco Saporito, compositore, producer, giovane, al suo esordio… e ci pare un pizzico ingenuo ma anche tanto ispirato questo modo di dimostrare vicinanza alla sua Terra, al suo sound, alle sue ambizioni. Il suo esordio lo affida ad un solo brano, l’unica release firmata da Szlug ad ora. Si intitola “Protect Us”, preghiera laica, pagana, religiosa… un brano strumentale con queste voci lontani, corali, tribali, ritualizzanti, soffocate da una nebbia che simula ricordo e vaghe tentazioni… questo severo intercalare tra l’origine dell’uomo e il presente industrializzato, tra la personalità dell’individuo e l’omologazione della massa. Una ricerca diretta e dedicata al vero, all’ES dell’uomo, che questa industrializzazione omologante sta violentando… stiamo perdendo i luoghi, stiamo perdendo noi stessi.

szlug cover

Una dedica quasi esplicito al mondo che abbiamo attorno. Sono i luoghi o sono i significati il vero protagonista di questo brano?
I luoghi assumono dei significati nel vissuto dell’individuo. I luoghi diventano lo “stage” in cui si dischiudono storie, in cui si sperimentano varie sensazioni: non ultima quella di voler fuggire.

E cosa accadrà dopo questa release?
Sto lavorando ad un EP, che nel mio immaginario vuole racchiudere diversi paesaggi sonori. Potrebbe esserci discontinuità da un punto di vista stilistico. Non mi piace dovermi attenere ad un’etichetta: voglio fare cose diverse, anche in contrasto tra loro.

Perché esordire con un solo brano? Segno dei tempi che cambiano? Come a dire che ormai non servono più i dischi?
I dischi, gli album sono sempre attuali e ovviamente si tratta di un’opera più completa. Io ho deciso di lanciare un singolo per introdurmi, per iniziare a far conoscere la mia musica. Ma l’idea a lungo termine è stata sempre quella dell EP o dell’album

Nella tua composizione digitale c’è anche tanta ricerca mediterranea… da una parte l’industrializzazione di massa e dall’altra la radice popolare. Perché non fare musica con i suoni acustici se è al popolo che ti stai dirigendo?
Beh nel brano in realtà sono presenti molti suoni acustici: le ritmiche delle percussioni sono tutte registrazioni di strumenti africani. Oggi la tecnologia ci da la possibilità di miscelare e creare una palette sonora davvero varia e ricca, cosa che in passato era molto più complesso. Per quanto riguarda le radici popolari il mio caso è un po’ atipico: non mi riconosco molto nella tradizione musicale della mia terra, e sono sempre stato interessato ad un contesto industrial anche per quanto riguarda la rappresentazione sonora. Però si, diciamo che mi interessava ritrarre quei paesaggi, landscapes, onirici e profondi tipici dei contesti mediterranei.

La distruzione della personalità. Sarà questo il vero obiettivo del potere globale?
Forse più la distruzione delle collettività: siamo costantemente bombardati da una retorica individualista molto spinta e questo non certo da ieri. Forse si può parlare di standardizzazione della persona e della personalità: basti pensare a come oggi sia demonizzato il pensiero critico. Soprattutto in certi ambienti, se si muovono critiche (e non insulti attenzione) si passa subito per haters. Lo trovo un atteggiamento assurdo.

Il seguito di “Protect us”…
Come dicevo prima, sto lavorando all’EP. Ho già del materiale pronto, ma sto lavorando anche su qualcosa di completamente nuovo. Un percorso sonoro delineato già c’è ma comunque, come accennato prima, non voglio essere troppo rigido.

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