RECENSIONE: SYNTHAGMA PROJECT – “Onirica” (RadiciMusic, 2019)

Opera visionaria dalle antiche radici medievali e da una codifica attuale di tutto il suono. Dalle ceneri del progetto InChanto, dove imperava il neo-folk e la tradizione, ora l’evoluzione si chiama Synthagma Project e questo disco “Onirica” pubblicato dalla RadiciMusic di Firenze, accoglie scritture nuove, inedite, improvvisazioni ma anche edulcorazioni e restaurazioni di testi antichi come apparirà chiaro dal consueto Track by Track che ci regalano gli artisti in prima persona. Citando testualmente dalla loro presentazione: suoni “liquidi” o sintetici dalla chitarra e dall’E-bow; pads, cori, corni, uccelli ed acqua dalla ghironda, oltre a loops ritmici e strumenti etnici come campane tibetane, kantele finlandese, flauti, tutti trattati con delay e harmonizer. In rete il video del primo estratto “Fragments” esplicita in ogni direzione la forza contemplativa di un lavoro che manifesta un gusto raffinato e intenso ma anche una decisa direzione “ostinata e contraria” alle abitudini quotidiane. Un lavoro che polverizza certezze, orizzonti e forme conosciute.

di Gianluca Clerici

Regina Tenebris
“Regina Tenebris”, con un diverso arrangiamento, era presente in uno spettacolo teatrale degli InChanto di qualche tempo fa. È forse il brano che più rappresenta il progetto Synthagma. Le composizioni spesso prendono vita da semplici immagini, magari a livello inconscio: qui lo spunto è venuto dalle rappresentazioni medievali della cosiddetta “Danza macabra” con il suo andamento quasi “circolare”.

Eclipse
Brano abbastanza psichedelico, sviluppatosi da un tema di chitarra composto da Daniele, su cui si sono sovrapposte le improvvisazioni di kantele, ghironda, e-bow e voce. Diviso in quattro momenti, esso vuole rappresentare in qualche modo la schizofrenia e le contraddizioni dei nostri tempi.

An Outlandish Lullaby
Si tratta di una vecchia composizione che non ha mai trovato posto nei Cd degli InChanto. Una sorta di filastrocca, di non-sense. Una ninna-nanna che, invece di farlo addormentare, vuole tenere sveglio il bambino, e in questa nuova versione la dolcezza del testo contrasta con la musica quasi ad evocare degli incubi: quindi una “Ninna-nanna insolita”.

Huron Carol
La versione originale di “Huron Carol” è stata composta nel 1643 dal gesuita francese Jean de Brébeuf, missionario in Canada. La canzone è scritta nella lingua degli Uroni (insieme di tribù native americane dell’Ontario), inglese e francese. Ambientata nella terra di queste popolazioni, parla della nascita di Gesù ed è considerata la più antica canzone natalizia mai composta nel continente americano. Con gli strumenti si è cercato di evocare suoni ancestrali e della natura sopra una sorta di mantra costituito dalle voci: tutto si conclude con il crescendo delle percussioni tribali. Un brano che, nelle esecuzioni dal vivo, si presta molto bene all’improvvisazione, risultando sempre diverso.

Rota temporis
Versi tratti dal componimento “Omnia sol temperat” facente parte dei famosi “CARMINA BURANA”, raccolta di testi poetici dell’XI-XII secolo in latino medievale. Forse il brano che è stato più difficile da “domare”: una volta trovata la chiave di lettura giusta, tutto è andato a posto, sia in fase di arrangiamento che in quella di missaggio, quasi per magia.

Rising sun
Versi tratti dal sonetto n° 33 facente parte della raccolta “SONETTI D’AMORE”(1593-1595) di William Shakespeare. Il “sole che nasce” viene evocato dal crescendo della melodia che, una volta raggiunto l’apice, decresce fino a perdersi come il sole scompare nel crepuscolo con la nota più alta della ghironda.

Tempus est Jocundum
Brano tratto ancora dai “CARMINA BURANA”. Il testo è un inno al risveglio primaverile dei sensi, con il giovane gaudente che arde dal desiderio per una giovane verginella. Per sottolineare il tono goliardico, la voce ha un carattere giocoso, quasi teatrale. Il tema originale iniziale è stato rielaborato e modificato nelle riprese successive mentre, sotto la voce, chitarra e ghironda giocano a rispondersi.

Fragments
Nasce da una sequenza armonica di un altro brano, registrata per prova durante la messa a punto dei microfoni in studio di registrazione. Su di essa si è sviluppato successivamente il tema di ghironda (che può ricordare un po’ le sonorità alla Pat Metheny). Infine sono stati inseriti “frammenti” di voce (anche al contrario) estratti da altri brani del Cd: quasi una sorta di riassunto dell’intero lavoro.

Voi ch’amate
Testo tratto dal “Laudario di Cortona”, manoscritto della seconda metà del XIII° secolo conservato a Cortona (quindi a pochi km. da noi) che descrive la passione di Cristo. L’arrangiamento si è sviluppato stratificando sempre nuovi temi che entrano e si allontanano in una sorta di “moto ondoso sonoro” fino ad arrivare al massimo della drammaticità finale, sottolineata dai soli di ghironda e chitarra elettrica distorti, quasi “acidi”.

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