LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: HEADLIGHT

Intervista di Gianluca Clerici

Da sempre il fascino dell’internazionale, del mondo a stelle e strisce… ma anche dell’elegante reale Inghilterra con le sue controversie punk e post-punk, quella rabbia “rock” che da tutte le sue derive plana dolcemente verso soluzioni più melodicamente accomodanti all’orecchio quotidiano. E nel calderone ci finiscono anche ingredienti digitali a dire la loro. Voce a nuove realtà come gli Headlight che arrivano in scena con questo primo disco interessantissimo dal titolo “Timeline” e con un bellissimo video diretto dal grande Giovanni Bufalini: con questo primo estratto dal titolo “This Love” dimostrano di conoscere bene la materia e il gusto per le cose che restano in mente sin dal primo ascolto. Non potevano mancare le nostre consuete domande per Just Kids Society.

Parliamo di musica o di gossip? Oggi il mondo sembra più attento agli effetti di scena, da dare in pasto al giornalismo e alle tv più che ai contenuti degli artisti. Ecco la domanda: perché qualcosa arrivi al pubblico di questo presente meglio badare quindi alla scena o restare fedele ai contenuti?
I tempi cambiano, la società corre sempre di più, è per questo che al giorno d’oggi conta molto di più l’immagine, la scena,non si ha il tempo per capire a pieno il valore di una cosa, non si ha il tempo di ascoltare un disco per intero, sono cambiati i punti di riferimento,i modelli da seguire. Forse bisognerebbe creare dei contenuti take away,veloci, facili da comprendere, ma che lascino qualcosa a chi ne fa uso

Guardiamo sempre al passato, alle radici, ai grandi classici per citare insegnamenti e condizionare le mode del futuro. Perché?
Il presente non ha le carte per segnare una nuova via? Forse ci rifacciamo al passato perché con il senno di poi siamo tutti bravi,il presente ci destabilizza, crea in noi paura ed ansia. Dire che i modelli di oggi sono sbagliati significherebbe cadere nel classico luogo comune, ci sono grandi dischi che sono stati riconosciuti tali, non nel momento della loro uscita (quindi nel presente) ma dopo svariati anni. Può darsi che siamo in grado di capire il presente solo una volta che è passato

Che poi di fronte alle tante trasgressioni che ci vengono vendute dalle televisioni, quante sono davvero innovative e quante sono figlie sconosciute e mascherate di quei classici anche “meno famosi” di cui parlavamo poco fa?
Ci sono artisti, di cui non facciamo nomi, che ripropongono modelli del passato, uno in particolare si ispira molto a David Bowie. Il problema forse non è l’imitazione ma il fatto che per molti quell’immagine sia innovativa, ignorando che è qualcosa di già visto e già fatto. Tutto ciò avviene perché la cultura musicale non è più la stessa, in quanto (come già detto in precedenza) sono cambiati i modelli e i punti di riferimento. Ci sono artisti innovativi, ma è chiaro che la musica del passato si riversi in quella del presente, in quanto aveva un altro valore, sicuramente più elevato rispetto ad oggi, che indubbiamente ha influenzato tutti gli artisti odierni.

Scendiamo nello specifico di questo disco che mi sembra voler ripercorrere quel certo gusto glam che aveva il pop americano e inglese alla fine degli anni ‘90. Anche la produzione ha cercato questa direzione o sbaglio? Dunque come può parlare al pubblico di oggi che sta continuamente con i telefonini in mano a cercare di identificarsi dentro suoni digitali di format discografici ciclicamente copiati e riproposti?
Essendo il primo disco, desideravamo più di ogni altra cosa creare delle sonorità che rispecchiassero a pieno i nostri gusti musicali e la musica che ci ha accompagnato durante questi anni.In realtà l’utilizzo dei software e dei suoni elettronici ci permette di non essere così indietro rispetto al sound delle musica attuale. Come tutte le cose, il pubblico potrà apprezzare o meno, ma per semplice gusto personale, non perché in un brano è presente una chitarra acustica di troppo. Aldilà delle mode che condizionano molto, è il gusto musicale del singolo individuo ad avere la meglio.

Parliamo di cultura e di informazione. Siamo dentro un circo mediatico dalla forza assurda capace di fagocitare le piccole realtà, anzi direi tutte le realtà particolari di cui parlava Pasolini. La musica indipendente quindi che peso continua ad avere? Oppure viene lasciata libera di parlare tanto non troverà mai terreno fertile di attenzioni?
La musica indipendente è diventata il nuovo pop, molti artisti indipendenti ora calcano grandi palchi. La musica indipendente ha un grande peso ed è in grado di riuscire ad entrare nelle Playlist di chiunque

Più in generale, la musica può tornare ad avere un peso sociale per la gente quotidiana?
A questa domanda, crediamo sia molto difficile rispondere, forse ha già un peso(differente rispetto al passato), ma noi amanti della musica non riusciamo ad accettare che non sia più al primo posto ,come una volta.

E restando sul tema delle trasformazioni: vinile, CD o canali digitali? Oggi in fondo anche la musica è gratis, basta un click… è segno del futuro o è il vero cuore della crisi? Che poi tutti condannano la gratuità però tutti vogliono finirci su Spotify…
Il mondo digitale è un ‘arma a doppio taglio, rende la musica accessibile a tutti, immediatamente, ma forse è proprio questa cosa che fa svanire l’ interesse un attimo dopo, d’altronde è proprio nella natura dell’uomo stufarsi di tutto, specialmente se non c’è una attesa dietro.

A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto degli Headlight, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
Per ora noi rispondiamo “Timeline”, la traccia strumentale dell’album, che è nata per chiudere il nostro disco.

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