INTERVISTE: GREGORIO MUCCI, “NON È UN PROBLEMA” (Agnus Records, 2020)

Intervista di Gianluca Clerici

Dissacrante forse, sfacciato sicuramente, senza peli sulla lingua… Il cantautore toscano Gregorio Mucci fa il suo arrivo sulla scena indie italiana con un disco interessante sotto tanti punti di vista. “Non è un problema” è un EP di soli 5 brani prodotti da Agnus Records dove si dipanano trame indie, qualche coloratissimo sapore di pop e contaminazioni che spaziano dentro la fusion dei giorni nostri, di pelle nera e con qualche spazzolata funk e questo apparire in scena che richiama il sommo poeta di Duluth. Espliciti riferimenti che faranno tremare il perbenismo di piazza, ancora poco emancipato e poco capace di gestire schiette verità messe a nudo senza filtri e senza maschere. Certo, niente di nuovo nella storia e nella forma e qualcuno potrebbe osar denunciare che sia ormai di moda sdoganare linguaggi e immagini così “trasgressivi”. Che poi, sinceramente parlando, in questo disco c’è solo tanta semplice verità artistica, altro che “trasgressione”. Penso invece che dischi come questo danno fiato al chiacchiericcio di una società che in questo futuro tarda ancora a far pace con il futuro stesso.

Disco d’esordio che in qualche modo raccoglie e fotografa la tua idea di suono e di composizione. Beh devo dire che in questi 5 inediti ci sono 5 mondi diversi o quasi. Qual è il tuo?
È una domanda che spero sempre mi venga fatta ma non troppe persone me la pongono, quindi ti ringrazio di cuore per darmi l’opportunità di rispondere. Sono tutte e cinque. E posso dirti che non finisce qui..

L’arte è espressione di se stessi. È esplorazione emotiva. L’arte non è un dono divino, è il modo migliore per trovare se stessi. Non ho mai letto un cartello di regole dell’arte. O sbaglio?
Non ho mai letto che chi fa rock deve sposare quel mondo a vita. L’importante è essere sinceri. Sinceri con se stessi. Sono aria e sono fuoco, sono terra e sono mare. Mi piace non fermarmi ed esplorare. Credo ci sia un’anima comune in questo EP e in questi cinque pezzi.

Il sesso che spesso metti in piazza dentro queste liriche quanto serve secondo te per sfidare la morale e il perbenismo di questa società ancora troppo bigotta forse?
Siamo una società alquanto bizzarra, con contraddizioni che finiscono quasi per essere divertenti. Purtroppo c’è tanta ipocrisia, tanto perbenismo, come hai detto tu, dettato da un pudore falso, stucchevole. Oggi non si può più fare un cazzo. Si, ho scritto cazzo. Forse avrei potuto scrivere ”fallo”. Non si può più fare un fallo. Che brutto. Scusate, sto divagando. Comunque, per rispondere alla domanda, non so quanto serva; pero’ avevo voglia di provocare quelle anime tristi che risultano essere peggio di un dito sabbioso nell’ano (visto? non ho scritto culo).

E nella leggerezza che è l’invito costante, secondo te questo può definirsi un disco sociale?
Sociale è un parolone. Non ho mai sopportato le canzoni sociali. Quindi ti dico no ahah Però ecco, la leggerezza è solo apparenza, come hai detto tu. C’è tanta malinconia.

Nella scena indie di oggi quanto conta l’apparire e quanto il contenuto?
Apparire è tutto. Non solo nella scena indie, purtroppo. Questo..”indie” è tutto uguale all’altro. Nei suoni e nei testi. Sentito un testo (salvo quei due o tre) li hai sentiti tutti.

Secondo te il tuo disco è un disco che fa bella scena o per prima cosa fa mostra di bei contenuti? A cosa hai puntato di più?
Ho puntato a un lavoro che mi piacesse. L’artista è egoista. Fa arte per se stesso, prima di tutto. Avevo bisogno di dire certe cose, al resto, francamente, non ho pensato. La mia musica ha sempre un contenuto; poi tutto dipende quanto pesa per il singolo ascoltatore, nel suo intimo.

Da poco il video ufficiale di “Non è un problema”…
Ne approfitto per ringraziare Valentina Cipriani che ha curate le riprese e il montaggio.
Grazie mille per questa intervista

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