ALICE’S KIDS STORIES – LA PALLA NUMERO 8

A cura di Alice Galimberti

La palla numero 8

Palla 8 Alice Galimberti

Illustrazione di Alice Galimberti

Ci sono momenti in cui ci si ritrova a leggere qualcosa, a guardare un film, ad ascoltare un brano musicale e sembra quasi ti stiano comunicando qualcosa direttamente, come a sussurrarti qualcosa all’orecchio. Forse una verità, o qualcosa di cui si avvertiva inconsapevolmente il bisogno di sentirsi dire? Nel 2016 accadde anche a me. Mi imbattei in un’espressione che attirò in qualche modo la mia attenzione e che mi diede parecchio da riflettere.

Stavo studiando un libro di Mashall McLuhan per sostenere il test di ingresso per la laurea magistrale. L’espressione che trovai curiosa, e che per qualche motivo non mi esce dalla testa da allora, è: “Behind the 8 ball”. È un’espressione che viene dal biliardo e dall’inglese americano, ovviamente. La traduzione letterale di questa espressione è “Dietro la palla numero 8” e il suo significato è essere sfortunati o trovarsi in una situazione svantaggiosa.

La storia di come un modo di dire si sia emancipato dall’ambiente del biliardo e sia entrato nel gergo comune di una nazione è una storia interessante, ma poco concernente con cosa la frase scatenò nella mia mente. Mi era capitato qualche volta di giocare a biliardo e, quando lessi quella frase, già sapevo che di regola la palla numero 8 è sinonimo di insidia. Nella variante di gioco della Palla 8, quella è l’ultima biglia che deve finire in buca, pena la perdita della partita. Con la palla numero 8 vinci tutto, o perdi tutto. Non esistono vie di mezzo.

Non mi era mai capitato di paragonarmi a qualcosa; ho sempre preferito il confronto con qualcuno che consideravo più intelligente o esteticamente più attraente di me, ma quando lessi quella frase mi sentii vicina a quell’oggetto. Riflettendoci su, la numero 8 è messa in un angolo – metaforicamente parlando, perché può trovarsi dovunque sul tavolo; è di colore nero – colore che scientificamente è l’assenza stessa del colore, dato che assorbe, ma non riflette la luce; infine, è volutamente evitata fino al momento opportuno.

Perché dovrei essere simile alla palla numero 8? Che motivo avevo per pensarlo?

Fin da piccola ero stata messa da parte dei miei coetanei ed additata come sfigata, visto il mio carattere introverso e a volte strambo.  Quello che feci per cambiare la mia situazione allora fu nulla. Mi misi solo ad attendere un momento opportuno per poter avere anche io la mia occasione e il mio momento per poter brillare. Quando cominciai ad avere qualche amico, o anche il primo ragazzo, credetti di avere visto qualche spiraglio di luce e che l’ora tanto agognata e propizia fosse giunta, ma era solo una mera illusione. Scoprivo ogni volta che gli amici non erano veri e che i ragazzi che frequentavo mi trattavano come il soprammobile del momento da esibire nelle occasioni sociali e da ignorare per il resto del tempo. Feci rapidamente un esame di coscienza e mi convinsi che ancora non fosse il momento giusto per poter fare quello che tutti gli altri facevano; che i tempi non erano maturi. Mi risedetti, dimenticata da tutti, ad aspettare un’occasione che ancora oggi tarda ad arrivare.

Aspettando il momento buono, mi sono resa conto di un particolare che non avevo mai notato, o più semplicemente non avevo preso in considerazione: io non sono mai stata realmente ferma ad aspettare, al contrario, mi sono sempre mossa verso le cose che mi interessavano e verso gli altri. Nei momenti che sentivo di dover agire lottavo con le unghie e con i denti per essere apprezzata e guadagnarmi qualcosa.

La palla numero 8, se non ci sono intoppi, alla fine della partita arriva in buca, ma prima esige di non essere toccata da nessuno dei giocatori. Io non potevo essere paragonabile a quella biglia e così ho rianalizzato tutto. Nel mio quadro generale mancava un elemento che ho trovato solo adesso che sto fissando i miei pensieri. Mi ero scordata della palla bianca. Priva di qualsiasi personalità e caratterizzata dal colore associato agli ideali positivi di purezza e bontà, la biglia bianca non ha uno scopo suo. Essa serve solo a colpire le altre biglie e, cosa essenziale da ricordare, in buca non ci dovrebbe mai finire.

La palla bianca è la perfetta complementare della numero 8. La palla 8 attende il suo momento, mentre la palla bianca lo insegue di continuo senza raggiungerlo mai.

Una volta ero in vacanza con l’oratorio; ci andavo perché così apparivo meno solitaria agli occhi dei miei genitori. Io e tre ragazzi volevamo fare una partita a biliardo, ma mancava la palla bianca. Poco dopo, la trovammo nascosta sotto una libreria, ma tagliata in due. Mentre la cercavamo, trovammo in un armadio, in mezzo ai giochi da tavolo, una palla da biliardo sbeccata e diversa dalle altre; alla fine usammo quella in sostituzione della palla bianca. Cosa insegna questo episodio? La palla bianca è lo strumento meramente atto a portare a compimento le azioni di gioco ed è anche facilmente sostituibile con qualsiasi cosa che abbia una forma sferica e che sia sufficientemente pesante.

In una partita non è la palla bianca ad attirare l’attenzione. I veri attori sono le palle numerate e, senza troppa sorpresa, si arriva a comprendere che la palla numero 8, la palla iellata che ti mette nei guai, è la protagonista di tutta la vicenda. Essa assume una veste non più tanto negativa, quanto misteriosa e affascinante. È il vero modello a cui aspirare: detta le regole, ti giudica in silenzio e ti condiziona con la paura, un’arma forte e potente se usata sapientemente. La palla bianca può solo stare nel mezzo del tavolo a farsi usare dai giocatori.

Tornando al modo di dire che ha fatto nascere tutta questa riflessione e per tirare le fila sommarie del discorso, non è la palla numero 8 da biasimare, ma quella che le sta dietro in attesa di colpirla all’epilogo di ogni partita.

Da brava palla bianca, ho mandato in buca diverse persone che ho incontrato sul mio cammino. La partita è ben lontana dal chiudersi, ma l’epilogo arriverà e posso agire prima che ciò avvenga. A differenza di una partita di Palla 8, dove tutto è stabilito, io posso scegliere cosa fare e come comportarmi. Io scelgo di non giocare più secondo le regole e di non far raggiungere agli altri il proprio scopo. Andrò a cercare una sostanza nera in cui tuffarmi, fatta di tutte le emozioni negative che mi sono state riversate addosso. In seguito, mi marchierò con un “8”, attenderò la palla bianca da sfruttare e abbandonare al suo destino. Aiuterò un’altra palla bianca ad ottenere una personalità e costruirsi un destino. Tutti dovrebbero avere uno scopo e ottenere con i propri sforzi una ricompensa finale, e per arrivarci bisogna imparare a bastarsi ed amarsi.

A oggi non sono ancora completamente una palla numero 8, ma sono sulla buona strada. Di sicuro, rispetto al passato, mi rispetto di più e, sebbene io rimanga introversa, non mi sento più un mero oggetto.

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