LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: TIBERIO FERRACANE

Intervista di Gianluca Clerici

Eccoci a spulciare nel pensiero di chi come lui ha tanta storia alle spalle, storia d’autore, di canzoni, di vissuto. Le nostre consuete domande cadono a fagiolo con chi ha vissuto e sta vivendo da protagonista i due mondi, il prima e il dopo, da quando la vita era reale a quando sta diventando digitale. Tiberio Ferracane, cantautore siciliano di stanza ormai a Torino, ci racconta la sua vita attraverso un disco elegante come “Magaria”. Inediti e grandi successi della cultura italiana, storie sue personali che scrive e canta ma anche canzoni di tutti che lui però sente di appartenergli in modo maggiore tanto da darne nuova e propria lettura. Portiamo a casa questa bella chiacchierata…

Iniziamo sempre questa rubrica pensando al futuro. Futuro ben oltre le letterature di Orwell e dei film di fantascienza. Che tipo di futuro si vede oltre l’orizzonte? Il suono tornerà ad essere analogico o digitale?
Io sono un ottimista patologico, malgrado tutto penso che il futuro è bello perché è il Futuro. Tuttavia, io per questo disco ho optato per i suoni veri, per gli strumenti suonati. Anche se poi vengono utilizzate macchine digitali per fare le riprese audio.

I dischi ormai hanno smesso di avere anche una forma fisica. Paradossalmente torna il vinile. Ormai anche il disco in quanto tale stenta ad esistere in luogo dei santi Ep o addirittura soltanto di singoli. Anche in questo c’è un ritorno al passato. Restiamo ancora dentro al futuro: che forma avrà la musica o meglio: che forma sarebbe giusta per la musica del futuro?
Il vinile è roba per amatori, ma costa caro, è bello, è un oggetto da toccare, sfiorare, leggere, ma stento a credere che possa avere un futuro, se non ripeto, per gli appassionati. La musica dev’essere fruibile per tutti e di questo ne sono certo. Io credo in definitiva che, ce n’è per tutti i gusti, per gli appassionati e per i consumatori giornalieri. Io per esempio, adoro la radio, e il mio ascolto passa molto da quel mezzo meraviglioso. In definitiva non so quale forma avrà la musica, ma so di certo che non possiamo farne a meno, e questo mi rincuora!

La pandemia ha trasportato il live dentro incontri digitali. Il suono è divenuto digitale anche in questo senso… ormai si suona anche per interposto cellulare. Si tornerà al contatto fisico o ci stiamo abituando alle nuove normalità?
Io ne sono certo, la musica è contatto, è voglia di stare insieme, sia per suonarla che per ascoltarla.
Poi perché non utilizzare anche la tecnologia? Io nel mio disco ho suonato sulle note della chitarra di Philippe Troisi che stava a Marsiglia. Bellissimo!

Un lavoro che molta critica ha definito di artigianato. Il suono suonato e non programmato, uno stile francese, una canzone d’autore elegante e raffinata. Ecco, rapportandosi ai giorni digitali che viviamo oggi: come si inserisce dentro una scena ampiamente devota alla musica leggera digitale, immediata e quasi sempre densa di contenuti superficiali?
In verità io non trovo un grande cambiamento dagli anni passati, si certo ci sono stati anni più attenti alla canzone d’autore, ma da sempre c’è la canzone più leggera, più “superficiale”. Su questo mi trovo in disaccordo, io credo che esista musica fatta bene e musica fatta male, o forse meglio dire, musica onesta e vera, e altra falsa e disonesta.

E poi tutti finiamo su Spotify. Parliamo tanto di lavoro ma alla fine vogliamo finire in un contenitore in cui la musica diviene gratuita. Non sembra un paradosso? Come lo si spiega?
Io in verità ne farei a meno di finire in quel contenitore!
E mai e poi mai non vivere della mia musica, ed è per questo che il mio cd l’ho stampato, perché voglio suonare dal vivo, anche solo piano e voce, e per chi ha apprezzato, poter vendere il mio disco. È un paradosso, certo. Figlio dei nostri tempi? Certo che si. Come spiegarlo proprio non lo so. Tuttavia, che la propria musica sia fruibile in ogni parte del globo è indubbiamente affascinante. Ma bisogna anche trovare un modo per far vivere gli artisti.

Dunque apparenza o esistenza? Cos’è prioritario oggi? La musica come elemento di marketing pubblicitario o come espressione artistica di un individuo?
Io non ho dubbi, è l’espressione artistica dell’individuo, ma non possiamo dimenticarci che l’arte è anche apparenza!

A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto di Tiberio Ferracane, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
“Valse à Rocco” di Philippe Troisi.

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