LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: EUGENIO BALZANI

Intervista di Gianluca Cleri

Eccolo un disco bello, importante, un disco pulito, un suono elegante che tanto deve alla scuola classica ma molto anche alle nuove direzioni, soprattutto per questa voce che richiama violentemente le liquide bellezze di Fabi o di Brunori che dir si voglia. In tanta amalgama e “già sentito”, dischi come “Italiòpolis” di Eugenio Balzani, si giocano carte importanti a suon di personalità e dettagli per palati fini. E dunque a lui rivolgiamo le consuete domande di Just Kids Society:

Iniziamo sempre questa rubrica pensando al futuro. Futuro ben oltre le letterature di Orwell e dei film di fantascienza. Che tipo di futuro si vede oltre l’orizzonte? Il suono tornerà ad essere analogico o digitale?
Credo che il suono sarà prevalentemente digitale , anche perché i supporti d’ascolto sono cellulari, computer o televisori. C’è una nicchia che ama ascoltare la musica da un impianto stereo, ma è una fantastica minoranza alla quale appartengo per cultura e generazione. L’analogico , resterà comunque , e sarà sempre più d’élite, perché ha dei costi molto più alti rispetto al digitale ed è molto più bello.

I dischi ormai hanno smesso di avere anche una forma fisica. Paradossalmente torna il vinile. Ormai anche il disco in quanto tale stenta ad esistere in luogo dei santi Ep o addirittura soltanto di singoli. Anche in questo c’è un ritorno al passato. Restiamo ancora dentro al futuro: che forma avrà la musica o meglio: che forma sarebbe giusta per la musica del futuro?
La musica si dividerà sempre di più , in una parte strettamente legata allo sviluppo tecnologico e dei sistemi d’ascolto e in una parte più legata alla tradizione e alla musica dal vivo in cui prevarranno gli aspetti più tradizionali di quel mondo, fatto di musicisti e cantanti e virtuosi dello strumento.

La pandemia ha trasposto il live dentro incontri digitali. Il suono è divenuto digitale anche in questo senso… ormai si suona anche per interposto cellulare. Si tornerà al contatto fisico o ci stiamo abituando alle nuove normalità?
La musica è un collante sociale, forse il più grande, e si riprenderà questo ruolo, nonostante gli enormi problemi causati dalla pandemia.

Parliamo dunque di “ItaliòPolis”. Un disco che suona antico, classico, come i vinili, come i ricordi che restano in soffitta. Un disco delicato dove la parola ha un peso specifico importante. Dunque, secondo te, come si inserisce dentro una scena ampiamente devota alla musica leggera digitale, immediata e quasi sempre densa di contenuti superficiali?
“ItaliòPolis” è un disco vintage, volutamente, tutto suonato da strumenti veri e con dei colori che riportano ai gruppi degli anni settanta , è per chi vuole ascoltare qualcosa di diverso , parole che non sente normalmente , è un puro cantautorato di nicchia, e non vuole essere nulla di diverso da quello che è.

E poi tutti finiamo su Spotify. Parliamo tanto di lavoro ma alla fine vogliamo finire in un contenitore in cui la musica diviene gratuita. Non sembra un paradosso? Come lo si spiega?
Non è un paradosso, è una scelta quasi obbligata dalla rivoluzione discografica cominciata più di 20 anni fa. Le piattaforme digitali hanno aiutato tantissimi musicisti ha pubblicare la propria musica, prima era estremamente complicato e costoso. Ovviamente ci sono i pro ed i contro , ma è così in tutte le cose , dipende molto da noi e da come decidiamo di utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione.

Dunque apparenza o esistenza? Cos’è prioritario oggi? La musica come elemento di marketing pubblicitario o come espressione artistica di un individuo?
La Musica come espressione umana ed artistica dell’individuo, tutta la vita.

A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto di Eugenio Balzani, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
“La sera dei miracoli” di Lucio Dalla.

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