LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: i PAPER WALLS

Intervista di Gianluca Cleri

Ultimi vagiti per questa sequela di domande standard, uguali per tutti gli ospiti del nostro salottino sociale. A breve le nuove formule, le nuove domande, la nuova stagione. Spazio alla voce dei pugliesi Paper Walls che sfornano un singolo metropolitano ma anche molto empatico intitolandolo, didascalicamente, “Libera”: e qui il mondo inglese dei Muse la fa da padrone ma anche il santo pop italiano non lascia scampo dentro forme ormai sdoganate da generazioni. L’emancipazione del se passa anche per la libertà di essere come siamo… sempre…

Iniziamo sempre questa rubrica pensando al futuro. Futuro ben oltre le letterature di Orwell e dei film di fantascienza. Che tipo di futuro si vede oltre l’orizzonte? Il suono tornerà ad essere analogico o digitale?
Parlare di futuro al giorno d’oggi è sempre molto difficile, negli ultimi anni sono accadute talmente tante cose inaspettate che davvero è azzardato fare pronostici anche dal punto di vista musicale. Il futuro che si vede all’orizzonte non è quindi così nitido, almeno secondo noi, speriamo che sia fatto di musica live. Riguardo al suono non crediamo che l’analogico possa tornare a rimpiazziate completante il digitale, quest’ultimo ha preso talmente piede che solamente in una prospettiva,a nostro parere quasi surreale, potrebbe scomparire. Forse è più plausibile pensare che analogico e digitale continueranno a convivere.

I dischi ormai hanno smesso di avere anche una forma fisica. Paradossalmente torna il vinile. Ormai anche il disco in quanto tale stenta ad esistere in luogo dei santi Ep o addirittura soltanto di singoli. Anche in questo c’è un ritorno al passato. Restiamo ancora dentro al futuro: che forma avrà la musica o meglio: che forma sarebbe giusta per la musica del futuro?
Non crediamo che la musica debba per forza avere una forma statica ed unica, è giusto che l’evoluzione continui. È del tutto naturale!
Ma a nostro parere è fondamentale concentrarsi sempre sull’aspetto qualitativo di essa, più che sulla sua forma. Quest’ultima indubbiamente è ciò che permette di far fruire un prodotto, perciò ha la sua importanza…auspichiamo però che venga data alla musica la forma migliore così da poterla valorizzare al meglio. Ad esempio con i dischi e i vinili resta qualcosa di tangibile e questo attribuisce un valore emotivo molto forte a ciò che si acquista, probabilmente con gli streaming questo aspetto viene messo un po’ in secondo piano a vantaggio della quantità di musica a disposizione. Per la musica del futuro però non ci dispiacerebbe immaginare un ritorno al passato, o comunque qualcosa che lo richiami! 

La pandemia ha trasposto il live dentro incontri digitali. Il suono è divenuto digitale anche in questo senso… ormai si suona anche per interposto cellulare. Si tornerà al contatto fisico o ci stiamo abituando alle nuove normalità?
Crediamo che tutti, ma proprio tutti stiano aspettando di poter tornare alla normalità, siamo ansiosi di poter finalmente vivere  concerti e musica live pienamente e senza paura sia da spettatori che da protagonisti. La digitalizzazione è servita in un momento di forte emergenza. Ma non  pensiamo che questa possa in qualche modo mai rimpiazzare i live così come avvenivano prima della pandemia. Probabilmente questo periodo forse ci è servito a farci comprendere quanto questo ultimi siano belli ed indispensabili. Se mai dovesse accadere che il digitale arriverà a sostituire o a modificare il concetto di musica live significherebbe che abbiamo completamente dimenticato il periodo pandemico e tutto ciò che ne ha comportato. 

Un nuovo singolo che punta il dito dritto all’omologazione sociale. Un rock inglese assai figlio del pop: secondo voi, questo brano dunque come si inserisce dentro una scena ampiamente devota alla musica leggera digitale, immediata e quasi sempre densa di contenuti superficiali? 
Sicuramente il nostro sound così come i nostri testi non si sposano alla perfezione con le tendenze musicali del momento… ma la nostra è una scelta ponderata. Sappiamo bene che in questo modo la strada risulta essere molto più lunga e tortuosa ma non possiamo soffocare la nostra personalità. 

E poi tutti finiamo su Spotify. Parliamo tanto di lavoro ma alla fine vogliamo finire in un contenitore in cui la musica diviene gratuita. Non sembra un paradosso? Come lo si spiega?
È vero per certi versi è un paradosso, uno dei tanti a cui la nostra società ci sottopone. Purtroppo al giorno d’oggi fare musica è molto complicato così come è complicato farsi ascoltare quando si è “emergenti”, Spotify così come altre piattaforme permettono di inserire il proprio brano e questo in teoria dovrebbe favorirne la diffusione anche se poi sappiamo bene non essere proprio così…ma la vera domanda che spesso un artista si pone, è: qual è l’alternativa qualora non volessimo essere inseriti in questo contenitore? Ci sarebbe un altro modo per poter far ascoltare la propria musica al mondo? 

Dunque apparenza o esistenza? Cos’è prioritario oggi? La musica come elemento di marketing pubblicitario o come espressione artistica di un individuo?
Siamo purtroppo inseriti in una cultura che mette l’apparenza sopra ogni cosa, inutile fingere che non sia così. Anche la musica ne risente di questa mentalità, la priorità è data sempre prima all’immagine e poi a tutto il resto…ed il marketing in questo senso fa da padrone, proprio perché lì dove ci si sofferma maggiormente sull’ apparire si può ottenere, con il minor sforzo, il maggior risultato ma non è detto che questo però sia il migliore. Pertanto la musica al giorno d’oggi è a parer nostro tanto marketing e poca o niente  espressione artistica e spesso in alcuni casi questo è talmente evidente,quasi esasperato.
Con ciò non vogliamo dire naturalmente che una buona campagna di marketing non possa favorire l’artista, al contrario è fondamentale, ma non deve essere l’unico elemento, è un tassello importante che deve  incastrarsi con altri altrettanti  indispensabili nell’ambito musicale e non solo.

A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto dei Paper Walls, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
Questa è una domanda davvero singolare! Probabilmente consiglieremmo di mettere una musica che rilassi il pubblico, dopo tutto il rockeggiare che abbiamo fatto! 

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