LIVE REPORT: Primavera Sound 2015 [giorno 1]

Live report di Claudio Delicato, tutte le foto di Eric Pàmies

NOTA BENE
Questo è un live report in 3 puntate e 4 sconcertanti rivelazioni sui gruppi indie contemporanei, che verranno tramandate ai posteri per costituire i capisaldi dell’UmbertoPalazzesimo, la religione che seguiranno i nostri figli.

Alle quattro di pomeriggio del 28 maggio 2015 abbandono un’importante riunione di lavoro, con la scusa che devo andare a Barcellona per assistere a un sermone tenuto da monaci protestanti (l’attivismo religioso è la migliore scusa per ottenere ferie senza troppe discussioni). Tutto vero, se non fosse che i monaci in questione sono i Sunn O))) e il sermone si terrà sul palco ATP del Primavera Sound 2015.

Memore della lezione appresa l’anno scorso (“una birra a concerto non è una strategia sostenibile sul lungo periodo”) mi imbarco su un volo RyanAir battente bandiera liberiana e arrivo al Parc del Fòrum in clamoroso ritardo. La prima cosa che noto non appena varco per la prima volta le porte del festival è che il palco Sony – che l’altr’anno aveva ospitato i concerti di Arcade Fire, St. Vincent, The National e Nine Inch Nails – adesso si chiama Primavera, il che vuol dire solo una cosa: la Sony non ha rinnovato la sponsorship.

BUUU PER LA SONY! MORTACCI VOSTRA, AVETE FATTO I MIJARDI CO LA PS4, MO’ FRUSCIATECE ‘STA MEZZA FELLA, PULCIARI!!!

Dirigendomi verso il palco Heineken ho un fomento che in confronto la finale di Champions è una partita di bocce al circolo anziani di Carpineti, e l’unico modo efficace per smaltirlo sarebbe un concerto dei Vomitory con donne decapitate sul palco mentre il Parc del Fòrum viene investito da un’apocalisse nucleare. Non certo l’atmosfera che offrono i pur ottimi Antony and the Johnsons, che mi godo per una mezz’ora prima di dirigermi al mio palco preferito, l’ATP, dove si stanno esibendo gli Spiritualized, probabilmente il gruppo che si lava di meno al mondo. La band capitanata da Jason Pierce, che colpevolmente non conoscevo, mi investe con una potenza sonora e un’armonia dei suoni davvero fuori dal comune: questi ragazzi di Rugby mi sembrano la miglior declinazione dell’alternative rock inglese degli anni ’90, e l’affetto che il pubblico prova nei loro confronti si sente in ogni singola nota che suonano.

Decido di restare a godermi il concerto fino alla fine, e subito dopo mi faccio un’altra vasca per tornare al palco Primavera, dove si stanno esibendo i The Black Keys. Dopo le esperienze di gruppi come The White Stripes, Yeah Yeah Yeahs e tutti gli altri che hanno scelto di fare a meno del basso, sono giunto alla conclusione che eliminare un elemento così importante della sezione ritmica non è una scelta che paga, e infatti i pezzi del duo di Akron risultano abbastanza vuoti e privi di mordente. È questa la prima circostanza in cui rimango disappointed in questa edizione del Primavera, più che mai all’insegna delle delusioni da parte degli headliner e delle piacevoli sorprese dalle band meno conosciute.

Lascio annoiato i Black Keys e torno all’ATP per il concerto dei Sunn O))), gruppo che mi ha caldamente consigliato un amico alla luce della mia passione per gli Swans. Ora, fra questa band e quella di Michael Gira c’è un abisso in termini di costruzioni di armonie, più che altro per il fatto che i Sunn O))) le rifiutano in toto: distorsioni a bestia, cappucci in testa, inquietanti preghiere sataniste e nessun rispetto per la forma canzone. Se per i primi dieci minuti rimani annichilito da questa esibizione, dopo quel lasso di tempo non hai più l’impressione di stare a un concerto: ti sembra più che altro di avere qualcuno alle spalle che ti dà fastidio mentre cerchi di parlare con i tuoi amici. Bello? Sì, cazzo!, se non altro perché è un concetto di suono del tutto differente da quello che si può trovare da qualsiasi altra parte.

L’ultima vasca della serata la faccio per tornare al palco Heineken dove si sta esibendo James Blake. Il live che mette in piedi il giovane musicista londinese è qualcosa di impressionante: la base musicale è psichedelica e a tratti potente, ma quello che colpisce di più è la padronanza con cui gestisce la sua voce calda e un po’ frocetta, che potrebbe spedirlo dritto dritto nell’Olimpo di Amici e X Factor. Questo mi porta alla

Prima sconcertante rivelazione sui gruppi indie contemporanei
LA MUSICA INDIPENDENTE È IN MANO ALLE LOBBY GAY

Dopo James Blake mi vedo un pezzo dell’esibizione di Andrew Weatherall, anche noto come Andrew Qualcosa fra gli amici più intimi, poi maledico di aver scelto il paio di scarpe sbagliate e cammino due chilometri buoni a piedi prima di trovare un taxi. Prima di addormentarmi guardo l’orologio: sono appena le quattro. L’anno scorso ero ancora a vede’ Moderat a quest’ora. Sto diventando vecchio, vacca Eva.

IN THE NEXT EPISODES OF JUST KIDS!

Claudio Delicato è anche su ciclofrenia.it™ (Facebook/Twitter)

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