LIVE + PHOTO REPORT: KILLER SANCHEZ, VARANASY, SARAFOU @ LIGERA [MI] – 28 -04-16

Live report di Francesca Vantaggiato

Photo di Noemi Teti

Bel posto il Ligera, con le sue luci soffuse, le stampe sui muri e quell’odore di punk sudato. Bella gente a stazionare davanti all’ingresso, dietro al bancone del bar e sul piccolo palco del sottoscala. Insomma, un luogo di presa bene, nonostante quell’oretta di ritardo del concerto.

Sono stata lì per la ALT STONER NIGHT (vale a dire alternative stoner, per chi se lo stesse chiedendo), in un giovedì sera qualunque, di quelli che solitamente passo sul divano, scimmiata davanti a qualche serie tv (tipo Billions, Better call Saul, Bo Jack Horseman…). E invece stavolta ho alzato il culetto dal sofà, ho preso la bici e sono andata al Ligera, aggiundicandomi ben 3 concerti, uno di fila all’altro. Muovere il culo paga sempre.

I primi sono stati i fuori sede Varanasy, band di Alessandria salita sul palco indossando tutine bianche che devono essergli costate parecchio sudore (vanno di moda queste tutine: le indossano anche i Cartoline da Marte durante i loro live…). Gruppo musicalmente impeccabile, soprattutto la batteria potentissima che ha scatenato tra il pubblico la domanda “ma che c’ha il doppio pedale?“. Dovrebbero forse lavorare un po’ sulla voce cercando di rafforzarla e sui testi tentando di alleggerirli, ma detto questo riconosco che hanno avuto un gran bell’impatto.

Si passa ai Sara Fou, band già vista durante il Pending Lips Festival, composta da chitarra, batteria, basso, voce e synth. Non credo fosse esattamente appropriato inserirli all’interno di una serata dedicata all’alt stoner, perché non mi sembra abbiano elementi di questo genere, presentando piuttosto un sound rude, melodico e fortemente cantautorale, fondato sulla voce della stessa Sara Fou che regge il palco con grande scioltezza.

E dopo un tot di birre e sigarette, tocca ai Killer Sanchez. Forti! Un mix di stoner e hard rock con una chiara impronta italiana (direi pieropelùniana) e un’attitudine decisamente spavalda. Suoni duri, con strascichi blues, sostenuti da ritmi a volte compressi, altre volte dilatati che sono un vero e proprio tappeto per la voce di Gabriele, graffiante e piena. Complimenti anche al suo gilet dorato imprestato dallo zio.

Ci siamo divertiti, insomma. Ma penso che senza Mustafa, il ballerino ubriaco che si è esibito in capriole e posizioni yoga sotto al palco, non sarebbe stata la stessa cosa. Consiglierei alle band di prenderlo come mascotte. Quindi grazie a tutti loro, Varanasy, Sara Fou e Killer Sanchez che si ostinano a portare la musica indipendente in giro, spostandosi da un paese all’altro, montando e smontando strumentazioni, trovando la voglia di suonare e fare quattro chiacchiere con il pubblico anche di giovedì sera. Continuate a farlo. E grazie Mustafa, resta sempre così come sei.

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