LAS NENAS ENTREVISTAN: MURIKI

Per la rubrica Las nenas entrevistan incontriamo Attilio Errico Agnello della band Muriki

Ciao Attilio, siamo Las Nenas di Just Kids Magazine ed è un piacere per noi intervistarti per scoprire di più sulla storia e sulla musica del progetto Muriki. Innanzitutto ci sveli cosa significa Muriki e come è stato scelto questo nome?

Ciao! Circa il nome che ho scelto per questo gruppo, l’ho già raccontato in altre interviste, è stato per me un caso fortunato. Avevo da poco avviato l’idea del progetto ed ero alla ricerca di un nome che rappresentasse questa idea. Un documentario naturalistico in televisione mi ha risolto il problema. Ho conosciuto un pacifico gruppo di scimmiette acrobate della foresta brasiliana con un fortissimo senso di comunità ed un nome che già mi suonava bene: Muriqui, che ho poi trascritto in maniera più orientale in Muriki.

Il progetto Muriki ruota attorno ai ritmi e al calore dell’afro-funk, è una musica che libera la mente e spinge a ballare, a muoversi, a sentirsi più liberi. Cos’è che rende unica la vostra musica?

Non penso che la musica dei Muriki sia unica, in quanto si rifà a modo suo alla storia della musica funk africana che ho ascoltato attraverso Fela, Manu Dibango e tanti altri…penso sia piuttosto un’alternativa originale che idealmente propongo al pubblico. La cosa più importante per un artista è l’identità che per un musicista si ritrova attraverso i suoni e i ritmi che lo rendono riconoscibile tra molti. Credo che nel panorama di questa musica al quale ci stiamo affacciando con questo primo Ep, il suono dei Muriki sia abbastanza riconoscibile.

Come è nato l’interesse verso i suoni e i ritmi africani? Chi o cosa vi ha ispirato? Sei mai stato in Africa?

Sin da ragazzo sono sempre stato attratto dai suoni della musica black. Ho ascoltato e suonato tanta musica jamaicana, così come il funk, il soul e il jazz americano capendo col tempo che quel modo di intendere la musica aveva radici in Africa ed è lì che ho iniziato a conoscere meglio le musiche di questa terra e gli stili che ancora oggi influenzano il panorama musicale mondiale.
In Africa ci sono stato da turista, non molto tempo fa sono stato in Marocco ma è stato solo un assaggio veloce. Mi piacerebbe un giorno poter fare un viaggio vero ma intanto cerco di vivere tutta l’Africa che mi gira intorno, l’umanità e la cultura che gli africani condividono con noi nelle nostre città.

Quali sono gli strumenti che suonate per dar vita alle vostre canzoni?

Usiamo i classici strumenti della musica pop/rock facendo a meno per il momento dell’elettronica, una scelta di suono in chiave acustica molto tradizionale. Sono molto importanti in questo genere e in questo disco in particolare le percussioni e la batteria che insieme al basso e alla chitarra costituiscono la sezione ritmica di questo gruppo. Una seconda linea di suono è data dalla sezione fiati, il sax tenore e la tromba che spingono i temi e le improvvisazioni e infine le voci che cantano come se fossero degli strumenti a fiato, scandendo le parole come fossero percussioni.

A giugno è uscito il vostro album, anticipato dal videoclip di Involution che vede il feat. con Valentina Bausi. Ci racconti dove è stato girato il video e chi ha collaborato alla sua realizzazione?

Il video di Involution è stato girato a Roma, in un punto del lungotevere che ci ha regalato un inaspettato angolo di foresta tropicale.
La realizzazione del video è stata piuttosto artigianale e istintiva. L’idea si rifà al testo del brano che parla di liberazione dalle schiavitù mentali e, restando nel solco della tradizione, niente è più liberatorio della danza.
Scritto da me in collaborazione con Gianluca Distante che ne ha curato la regia e tutti gli aspetti tecnici, ci siamo avvalsi della collaborazione di Miriam, una ballerina di danze africane e Idalberto “Tupachanga” alle percussioni più le scene dove compaio io con Pietro Gioia ai fiati e Valentina Bausi alla voce.

“Al giorno d’oggi un detenuto di un carcere di massima sicurezza passa in media più tempo all’aria aperta di un bambino. Questo perché al detenuto, per legge, sono concessi 70 minuti al giorno all’aperto. A milioni di bambini occidentali “liberi” non è concessa nemmeno un’ora sotto al cielo.” È una riflessione postata da Gianluca Gotto, famoso nomade digitale la cui fonte è una statistica inglese. Nel tuo video emerge proprio l’essere liberi, il vivere all’aria aperta a contatto con la natura. Quanto è importante per te vivere in simbiosi con la natura? E come mai oggi è più difficile?

Devo purtroppo confessare di non conoscere i particolari dello studio di questa statistica che se ho capito bene pone l’accento su quanto poco i bambini vivono l’ambiente naturale fuori dai contesti urbani. A riguardo penso che esiste per i più giovani il serio rischio di perdere definitivamente il contatto reale con l’elemento Natura. I bambini hanno bisogno del mare, degli alberi e di capire bene come funziona questo pianeta.
In giornate come queste sembra che stia andando tutto in fiamme e poco ci manca…ai bambini bisogna insegnare realmente a rispettare l’ambiente e a prendersene cura più di quanto stiamo facendo noi. Per me gli ambienti naturali sono la vita di cui faccio parte e cerco per quanto mi è possibile di non distruggere bensì di conservare il dono che ci è stato fatto di questa terra.

Abbiamo letto che i vostri testi nascono da un approccio ritmico all’uso della parola cantata, dalla ricerca lessico/etimologica oltre che sonora del linguaggio usato. Ecco, puoi spiegarci come poi arrivate a scegliere le parole, quelle giuste che si incastrano alla perfezione con la vostra musica?

Le parole sono soprattutto suono al quale è stato attribuito un significato. Per me è importante il significato perché voglio comunicare qualcosa quando canto ma è altrettanto importante il suono e il ritmo che certe parole hanno rispetto ad altre…ecco possiamo dire la stessa cosa usando parole diverse ed io come ho detto prima, scelgo sempre quelle che mi suonano come delle percussioni e poi le metto insieme costruendo il ritmo della frase e spesso le parole vengono prima della musica e sono loro poi a far suonare gli altri strumenti. In questa scelta mi aiuta molto usare il mio dialetto d’origine ma è un gioco che faccio usando anche altre lingue.

Cos’è che un musicista non deve mai dimenticare?

Aldilà degli aspetti tipici del mestiere credo nel musicista artista a tutto tondo che nel fare musica non deve mai dimenticare la propria idea originale e mai svendere la propria arte. Deve mantenere la sua identità ed essere al servizio di sé stesso e degli altri musicisti con cui suona perché la musica è un fatto creativo che mette insieme chi la fa e anche chi l’ascolta.

Oggi in un mondo sempre più globalizzato in cui anche la musica tende tutta ad assomigliarsi, quanto è importante invece far emergere le differenze, le proprie tradizioni e far scoprire così anche le proprie radici?

Qui mi devo ripetere purtroppo…come ho detto prima ma anche in altre interviste, sono piuttosto critico verso questo tipo di globalizzazione che nelle sue previsioni doveva accorciare le distanze e rendere questo pianeta simile ad un villaggio del quale avremmo conosciuto tutti i suoi abitanti ognuno con la propria identità ben radicata .
Ebbene ne è uscito un villaggio un po’ noioso dove ci vestiamo tutti allo stesso modo, mangiamo lo stesso cibo e guardiamo e ascoltiamo le stesse cose perché tutto deve essere standard per essere commerciabile ed anche noi siamo ormai diventati merce. Lo dico in Involution: inconsapevolmente siamo diventati dei contenuti pubblicitari di questa omologazione e questo è un grosso problema.
Amo le differenze perché ci fanno sentire unici tra tanti. Ognuno potrebbe raccontare una storia diversa partendo dal passato, guardando al futuro con speranza. Ognuno con le sue peculiarità potrebbe contribuire ad un mondo migliore per tutti.

Quali sono i vostri obiettivi futuri? Ci vuoi anticipare qualche news?

Ora che questo Ep è uscito e che siamo al termine della campagna promozionale mi auguro di poter trovare presto spazi e occasioni per poter portare in giro la musica dei Muriki.

Sto iniziando anche a pensare alle nuove canzoni ma di dirvi chi, come, dove e quando non sono ancora in grado.
Lascio il messaggio per chi leggerà questa intervista di seguire le nostre pagine social per restare sempre aggiornati su ciò che facciamo.

La musica è per te…?

Davvero troppa roba! Dico soltanto che, come canta Bob Marley in Trenchtown Rock, quando la musica mi colpisce mi fa stare bene!!!

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