LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: SMANIA UAGLIUNS

Intervista di Gianluca Clerici

Parliamo di “Travel Experiment (season one)”, parliamo di un Ep che si muove su un piano altro del modo di pensare alla musica… musica come incontro, contaminazione, musica come ricerca innestata anche dentro un linguaggio popolare che faccia da filo conduttore tra epoche, geografie e culture. Sono gli Smania Uagliuns, band lucana che torna in scena in questo tempo di pandemia con un Ep che custodisce brani scritti e pensati dentro l’ossatura sociale delle tappe di un viaggio iniziato nel 2016 avendo Marsiglia come prima destinazione e si corona oggi con Berlino ed un nuovo singolo dal titolo “Gute Nacht Berlin”. Singoli figli del viaggio, della città a cui approda il viaggio, video “low-fi” a testimoniare tutto questo e tantissimo altro dentro suoni che dal pop sfociano dentro nuove tinte di jazz digitale, prog rock e funky da balere disco. C’è tanto… e ci sono carte buone per una evoluzione ancora più alta, cuturalmente e musicalmente parlando.

TRAVEL EXPERIMENT (Season 1)

Parliamo di musica o di gossip? Oggi il mondo sembra più attento agli effetti di scena, da dare in pasto al giornalismo e alle tv più che ai contenuti degli artisti. Ecco la domanda: perché qualcosa arrivi al pubblico di questo presente meglio badare quindi alla scena o restare fedele ai contenuti?
È una bella domanda, molto attuale. Sempre più si parla solo di gossip, dei litigi tra artisti, delle querelle via stories, della rapina che ha fatto x, dello strafalcione che ha fatto y durante una diretta, dell’outfit di tizio, dello smalto di sempronio, davvero sempre meno o quasi mai della musica. Di alcuni cantanti si analizzano le messe in scena, le fidanzate, mai le canzoni, forse perché la musica e il vero contenuto non interessano più a nessuno oppure perché i contenuti non sono degni di nota, non si ha tempo nello scrolling compulsavo di ascoltare davvero? Parrebbe poi che gli artisti si crogiolino in tutto questo, vittime essi stessi di questa giostrino per criceti. A questo punto si può smettere di fare musica se ci si riduce ad essere il sottofondo di una storia di Instagram, dove anche lì le canzoni ti vengono suggerite dall’algoritmo. Anche se deve essere tutto “notiziabile” e bisogna far parlar di s+, onestamente preferiamo smettere di fare musica e iniziare a vendere smalti o orologi o video tutorial. Vogliamo davvero un mondo così vuoto fatto di balletti, meme e battute sulle bacheche? Noi stiamo da un’altra parte o ci tiriamo fuori.

Guardiamo sempre al passato, alle radici, ai grandi classici per citare insegnamenti e condizionare le mode del futuro. Perché? Il presente non ha le carte per segnare una nuova via?
Noi guardiamo anche al presente. Non si tratta, crediamo, di passato o presente, quanto di sfumature, colori differenti meno visibili alla prima lettura, scene sommerse, perle disperse. Questo mondo sotterraneo e altro esiste anche nel presente e può alimentare un futuro alternativo, differente, non omologato.

Che poi di fronte alle tante trasgressioni che ci vengono vendute dalle televisioni, quante sono davvero innovative e quante sono figlie sconosciute e mascherate di quei classici anche “meno famosi” di cui parlavamo poco fa?
Moltissime di queste cose che citi sopra sono totale riciclaggio e citazionismo un po’ forzato, conscio o meno conscio. Il punto è sempre la veridicità e la coerenza con l’arte che si crea. Se il mio costume è bellissimo ed estremo ma io faccio musica per Domenica In, sono solo un teatrante che deve accumulare strati e buffonerie per colpire, senza però una corrispondenza con l’arte che si propone. I Parliament Funkadelic, Bowie, Prince, gli Outkast o anche Renato Zero, per dire, rivoluzionavano anche dal punto di vista musicale, si creavano i loro abiti, li vivevano, non se li facevano confezionare a tavolino da stilista per poi andare a catare canzoni di Cristina D’avena al festival di Sanremo. Questa trasgressione fa molto ridere e non trasgredisce affatto. Bisogna rompere gli schemi con la musica, non darsi in pasto ai telespettatori.

Scendiamo nello specifico di questo progetto che unisce il viaggio, il mondo incontrato anche nei suoni alla vita che regala. Dunque la narrazione incontra la forma canzone dentro una forma in bilico tra sperimentazione e classicismo. Dunque come può parlare al pubblico di oggi che sta continuamente con i telefonini in mano a cercare di identificarsi dentro suoni digitali di format discografici ciclicamente copiati e riproposti?
Probabilmente non gli parla, probabilmente è complicata per chi vuole un prodotto uguale a mille altri, che ha già masticato, ne siamo coscienti, ma non vogliamo e non possiamo essere gli ennesimi cloni per rientrare nelle grazie di label alternative che emulano solo le major e vogliono inserirti nelle loro classificazioni e trend. Ci interessa dare la nostra voce, essere unici, anche se ciò è kamikaze o ci farà impiegare il quadruplo del tempo ad arrivare. La prendiamo come una crociata per noi inevitabile. Una croce che ci prendiamo sulle spalle. Chi vuole andare oltre, scoprire, chi è curioso e non lobotomizzato, potrà apprezzare il differente, e non parliamo solo di noi, esiste tantissima musica alternativa, ricca e originale là fuori, ma non si trova nei soliti contenitori, anche per fortuna. Spero che i giovani riscoprano la curiosità, la difficoltà e la ricerca e vadano oltre a ciò che gli viene imboccato.

Parliamo di cultura e di informazione. Siamo dentro un circo mediatico dalla forza assurda capace di fagocitare le piccole realtà, anzi direi tutte le realtà particolari di cui parlava Pasolini. La musica indipendente quindi che peso continua ad avere? Oppure viene lasciata libera di parlare tanto non troverà mai terreno fertile di attenzioni?
Tutto molto sottile ed accurato. Si, purtroppo per gli indipendenti è sempre più arduo sopravvivere, non si hanno proprio gli spazi, non si viene calcolati, nella dinamica crudele del successo o flop. Non esistono più le nicchie, almeno in questo paese. Bisognerebbe ritagliare dei nuovi spazi fisici e digitali per delle voci fuori dal coro o per chi non sale sul carrozzone dei “vincenti”. Tutti pare che ambiscano solo a quello, tutto ciò che c’è in mezzo si perde e perde la ragione d’essere. Vogliamo questa cultura e informazione ultra capitalistica e totalitaria? Cosa facciamo per non farci soggiogare? Mi pare che siamo un po’ tutti schiavi dei trending topic e della logica dei vincenti-non esistenti. Le sfumature di mezzo che sono la parte più ricca e fertile viene non considerata, non ascoltata.

Più in generale, la musica può tornare ad avere un peso sociale per la gente quotidiana?
Può salvare delle vite, deve assolutamente tornare al centro perché ha una funzione educativa, formativa, forgia anime e personalità, non può essere relegata a contorno a sottofondo tra un video Tik Tok e l’altro, deve tornare ad avere la dignità culturale e sociale che si merita, se se la merita. Bisognerebbe studiare la musica contemporanea come si studia la storia. Anche se a tratti me la rovina la vita, me la anche salvata, questo non si può sottovalutare.

E restando sul tema delle trasformazioni: vinile, CD o canali digitali? Oggi in fondo anche la musica è gratis, basta un click… è segno del futuro o è il vero cuore della crisi? Che poi tutti condannano la gratuità però tutti vogliono finirci su Spotify…
Si questa è la grande bolla. Nessuno trae veramente benefici da questi incredibili streaming, però tutti devo ottenerne per poter contare. I discografici non ascoltano manco più i dischi, guardano i numeri di Spotify e Instagram.
Inoltre c’è questa illusione dell’accesso a tutto della possibilità di poter arrivare a chiunque e ovunque ma in realtà non si arriva da nessuna parte in quanto si è un granello in mezzo ad una mare di sabbia saturo. Per ciò abbiamo stampato dei cd di questo EP, anche se ne verranno vendute 50 copie, quelle 50 persone ascolteranno davvero una traccia ad esempio senza scippare per 4 volte e potranno toccare un prodotto fisico. Se il futuro è discutibile, tocca discuterne non abbracciarlo ciecamente.

A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto degli Smania Uagliuns, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
“Rockstar” dei NERD? Oppure che decida lui, basta che non sia reggaeton.

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