LAS NENAS ENTREVISTAN: KENTO

Per la rubrica Las nenas entrevistan incontriamo il rapper e scrittore Kento 

Kento

Ciao Kento, benvenuto nella nostra rubrica Las Nenas entrevistan. Sei un rapper e scrittore italiano con all’attivo 3 libri, 10 dischi e molti concerti in giro per l’Italia. Hai inoltre una rubrica intitolata “Il blog di Kento” sul Fatto Quotidiano. Come nasce il tuo interesse per il rap? Per la scrittura invece?

Quando ero adolescente, negli anni ’90, l’Hip-Hop era la forma d’espressione più nuova e rivoluzionaria. I rapper di New York e Los Angeles mi sembravano allo stesso tempo dei supereroi e dei ribelli, pronti a mettere in discussione ogni forma di codice espressivo e di autorità costituita. Fu immediato per me sentirmi coinvolto da questa forma di espressione, anche perché la cosiddetta golden age arrivava anche in Italia: dai Sangue Misto ai Colle Der Fomento, si era fatta largo una generazione che fa scuola ancora oggi. E poi mi piacevano le parole, mi piacevano le rime. È stata una passione che, negli anni, si è trasformata in un grande amore.

Ci spieghi l’origine del tuo nome d’arte? Cosa significa Kento?

Kento è un personaggio di un cartone animato: è il principe che pilota il robottone Daltanious. Uno dei personaggi che amavo da bambino e che, alla fine, trasforma il suo regno galattico in una repubblica perché siano tutti uguali. Ma Kento è anche l’anagramma fonetico di Tenco, che è il cantautore che ascoltava mia madre quando crescevo, e uno dei giganti della nostra musica.

Con i tuoi libri, le tue canzoni e i tuoi progetti, pensiamo ai tuoi laboratori di scrittura e poesia in carceri minorili, sei molto vicino ai giovani, soprattutto a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che hanno avuto una storia difficile. Quando hai capito di dover scrivere per loro?

A dire il vero scrivo per me stesso, principalmente. Ma negli ultimi anni mi sono concentrato più sull’essere Hip-Hop che sul far Hip-Hop, e certe cose sono venute fuori di conseguenza. Da quei giovani ricevo tante ispirazioni ed energie positive… e parecchi consigli per gli ascolti! Sono aggiornato sul rap più fresh del 2021 soprattutto attraverso quello che ascoltano i ragazzi in carcere.

Quest’anno è uscito anche il tuo libro Barre – Rap, sogni e segreti in un carcere minorile in cui racconti le esperienze con i giovani detenuti e rifletti sul sistema della giustizia minorile italiana. Ci dici tre motivi per cui i lettori di Just Kids Magazine devono leggerlo?

Prima di tutto perché non assomiglia a nessun altro libro che abbiate mai letto. In secondo luogo perché riguarda la vostra città e la vostra comunità. In terzo luogo perché vi racconterà qualcosa che non sapete, o che sapete solo in parte.

Quanto tempo dedichi alla scrittura?

In un certo senso, io sto sempre scrivendo. Mentre guido, mentre guardo la tv o addirittura mentre dormo mi capita di dovermi segnare una rima o un concetto, perché la mente lavora a livello inconscio, quando non me ne sto accorgendo. Nel momento in cui si rende conto di aver trovato qualcosa di interessante, è come se bussasse alla parte cosciente della mia creatività, e mi chiede attenzione. Non mi ricordo l’ultima volta che è passato un giorno senza che questa cosa succedesse, ed è bellissima.

Il 7 settembre hai pubblicato il tuo nuovo singolo dal titolo “Come Ginobili”, canzone dedicata ad Emanuel “Manu” Ginobili, cestista argentino. Cosa ti ha portato a scrivere una canzone su Ginobili? Ti ha ispirato una partita? Raccontaci…

Quando ero ragazzino, a Reggio Calabria, Ginobili giocava nella squadra della mia città, la Viola. Anche se era ancora agli esordi, si capiva già che avrebbe fatto tantissima strada. Quindi la traccia è un omaggio a quegli anni, e all’atmosfera magica che si portano ancora dietro.

Frame videoclip Come Ginobili

Su YouTube hai pubblicato anche il videoclip del brano. Chi ha collaborato alla sua realizzazione? Dove lo hai girato?

La traccia e il videoclip sono prodotti da Reggio A Canestro , uno storico portale di basket della mia città che, proprio in questi giorni, compie vent’anni. Sono stati loro a idearlo e a girarlo, nei luoghi simbolo di questa passione e di questa cultura sportiva. Non posso che ringraziarli per avermi aiutato a fissare per sempre un’emozione e un’ispirazione per me così significativa.

Nella canzone Free Pablo Hasél difendi Pablo Hasél, rapper catalano arrestato per aver attaccato con i suoi testi la monarchia spagnola. Rappi: Se bastano parole per rinchiuderti in prigione forse sì, si scrive legge, ma si legge repressione. Hai scritto anche un articolo sul Fatto Quotidiano intitolato: “Spagna, le sbarre che chiudono Pablo Hasél ci sono più vicine di quanto pensiamo”.  Perché nel 2021 dobbiamo ancora lottare per la libertà di pensiero?

Purtroppo ancora la repressione colpisce nella nostra civilissima Europa, e i rapper sono spesso tra i primi a pagarne le spese. Per i testi espliciti, per il rilievo dato alle parole, per il seguito che sono capaci di generare. Paradossalmente, questo tipo di persecuzione è una medaglia, un riconoscimento. Il sistema ha tanta paura delle rime dei rapper che è costretto a metterli in galera per farli stare zitti.

La canzone Orologi Molli, contenuta nell’album Barre Mixtape, ci ha ricordato il dipinto La persistenza della memoria di Salvador Dalì.  Passato, presente e futuro che ruolo hanno nella tua musica?

Esatto: quella canzone parla della precarietà del tempo e del ruolo della memoria. Le tre dimensioni – passato, presente e futuro – sono sempre interdipendenti: il passato serve a interpretare il presente, il presente serve a costruire il futuro. Ma la storia ci insegna che spesso i confini sono sfocati: c’è quel bellissimo passaggio di Gramsci che parla dei mostri che si affacciano nel chiaroscuro di tempi non ancora maturi. Tutti viviamo nell’era degli orologi molli, oggi più che mai.

L’11 settembre hai postato una foto sul tuo profilo Instagram con scritto spoiler. Ci sveli di più?

Posso dire solo che si parla del prossimo album. E che sono molto felice di aver messo la firma su quel contratto.

Le tue passioni oltre al rap e alla scrittura?

Ad essere sincero si tratta di due passioni così totalizzanti che mi lasciano il tempo per poco altro. Fai conto che qualche settimana fa ho riacceso la PlayStation e mi sono reso conto che gli ultimi salvataggi erano di fine 2019, prima della pandemia! Ti potrei dire che mi piace viaggiare, ma anche questo è spesso legato alla musica, perché il più delle volte viaggio per suonare o per raccogliere ispirazioni che, in un modo o nell’altro, finiranno in quello che scrivo. Come parecchi di quelli che hanno cominciato ad ascoltare rap negli anni ’90, sono appassionato di basket e di sneakers, ma quest’ultimo è un vizio che devo tenere a freno perché non ho più spazio in casa!

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