LE INTERVISTE DI JUST KIDS SOCIETY: MIRANDA CORTES

Intervista di Gianluca Clerici

Oggi mettiamo in scena un Tango con derive altre, tra futurismi digitali e quel gusto antico di una fisarmonica che cerca, anche nel suo, di fare ricerca, di uscire dalle stesse forme classiche a cui attinge ispirazione per cementare la spina dorsale. Come a dire: da un punto fermo si parte e da li si inventa il resto del viaggio. Un disco difficile che però porta con se un bagaglio di cultura e di espressione davvero impressionante. E vi avvisiamo: un linguaggio assai lontano dalle nostre abitudini. Splendida Miranda Cortes e questo suo disco dal titolo che mantiene le sue promesse: “Il coraggio”. Altra grande pubblicazione della RadiciMusic di Firenze, altra grande scommessa contro una musica sempre più liquida, scontata e scarsamente ispirata. 

Iniziamo sempre questa rubrica pensando al futuro. Futuro ben oltre le letterature di Orwell e dei film di fantascienza. Che tipo di futuro si vede oltre l’orizzonte? Il suono tornerà ad essere analogico o digitale?
Sarà magari anche spaziale visto l’inarrestabile avanzamento della tecnologia nella vita umana. Il Futuro…chissà voleremo liberi su dei tappeti volanti, oppure saremo tutti schedati con un Qrcode….il futuro si costruisce con il pensiero collettivo della gente fatto di valori irrinunciabili come il rispetto, l’amore per il prossimo, la ricerca della verità e di sicuro le premesse attuali non sono confortanti. La qualità della comunicazione sui media si è abbassata ai minimi storici e sappiamo che i media possono ammaestrare a suo piacimento il pensiero collettivo. Ma per fortuna l’identità umana si caratterizza anche per il suo pensiero divergente, e può sottrarsi con creatività dal ripetere slogan di facciata con nessuna sostanza alle spalle ….
Suono analogico o digitale o quello che sarà, poco importa, il mercato deve sempre far girare i soldi, ma noi troveremo sempre un’unica verità di suono nella più grande dimensione artistica mai esistita : la Natura.

I dischi ormai hanno smesso di avere anche una forma fisica. Paradossalmente torna il vinile. Ormai anche il disco in quanto tale stenta ad esistere in luogo dei santi Ep o addirittura soltanto di singoli. Anche in questo c’è un ritorno al passato. Restiamo ancora dentro al futuro: che forma avrà la musica o meglio: che forma sarebbe giusta per la musica del futuro?
Intanto direi che torna il vinile si, ma per una nicchia di amatori nostalgici! Il cd sta lasciando il posto ad un codice a barre, e il libretto da tenere nelle mani con i testi da leggersi in santa pace non c’è più. Tutto scaricabile, con il massimo della velocità. I singoli sono una strategia per avere una minima percentuale di entrata economica, visto il crollo dei diritti d’autore sulle visioni on line.
Per quanto riguarda la musica, non esiste il passato o il futuro, è una pratica ancestrale di cui nessuna civiltà in passato e nel presente si sia mai privata proprio perché indispensabile per il vivere umano. Indispensabile in quanto verità artistica e in quanto tale immortale, ciò che non rispecchia questo criterio passa o passerà nel dimenticatoio, com’è giusto che sia.

La pandemia ha trasposto il live dentro incontri digitali. Il suono è divenuto digitale anche in questo senso… ormai si suona anche per interposto cellulare. Si tornerà al contatto fisico o ci stiamo abituando alle nuove normalità?
Ci si sta abituando ad una qualità edulcorata a suon di schede audio, digitalizzazioni e quant’altro, ma nulla potrà mai sostituire la magia del suono acustico, il linguaggio del corpo fatto di respiri, sguardi, ammicamenti, sorrisi, e la complicità del pubblico. La musica è una dimensione dell’essere e non una sua contraffazione, pertanto “nuove normalità” mah…, forse chi vuole illudersi desidera utilizzare questa proiezione, personalmente percepisco la rassegnazione.

Ed è il momento di parlare di questo nuovo progetto di Miranda Cortes. Un disco di avanguardia, di suoni classici, che dal tango al jazz spaziano anche verso il blues, il pop e l’elettronica. Ci ho trovato tanto dentro… di sicuro è un disco che richiede ascolto. Come si inserisce dentro una scena ampiamente devota alla musica leggera digitale, immediata e quasi sempre densa di contenuti superficiali?
In effetti fa un po’ fatica ad inserirsi in questa collocazione…, si propone come un lavoro unico di ricerca e chiede la disponibilità ad essere ascoltato per intero, con pazienza, perché ha un messaggio da dare a noi tutti! Il primo brano “Sempre” è deliberatamente lento, quasi da far saltare i nervi a chi inneggia la velocità e il frastuono, eppure se ascoltato fino in fondo ritrae una pennellata magica della laguna veneziana con i suoi gabbiani e i suoi riflessi acquei. “Cortango”, il terzo brano, è un accenno di tango ma si trasforma poi in sperimentazione tra violoncello e fisarmonica. “Prière dans la Nuit” ha una forma classica, complice il quartetto d’archi, e rappresenta le mie passeggiate notturne a Venezia, quando il tempo si ferma e la notte diventa un grande schermo di stelle e di palazzi marmorei.
Chi si rende disponibile ad ascoltare senza prigioni mentali questo lavoro discografico sentirà risuonare dentro di sé un pensiero

E poi tutti finiamo su Spotify. Parliamo tanto di lavoro ma alla fine vogliamo finire in un contenitore in cui la musica diviene gratuita. Non sembra un paradosso? Come lo si spiega?
Eh già, un grazie con inchino ai giganti della distribuzione digitale, il mestiere del compositore indipendente privo di retribuzione, cancellato.
Chi fa arte con la devozione e la pazienza di un artigiano auspicherebbe che la sua musica fosse remunerata come un qualsiasi altro lavoro, dal momento che occorre investire molto denaro per finanziare un prodotto artistico. Spotify e altre piattaforme simili rappresentano il rovescio della medaglia del mondo tecnologico confezionato da velocità, praticità di sicuro e visibilità?forse…

Dunque apparenza o esistenza? Cos’è prioritario oggi? La musica come elemento di marketing pubblicitario o come espressione artistica di un individuo?
Esistenza a tutti i costi, altrimenti cosa ci facciamo su questo pianeta e soprattutto che razza di vita vogliamo vivere? Dalla mia infanzia ad oggi, la musica è sempre stata un cammino di riflessione, suonare è faticoso per l’impegno che rappresenta, e al tempo stesso è un momento di liberazione e di crescita personale, perché inevitabilmente si continua a dialogare con la materia sonora quando essa ti comunica messaggi profondi e frequenze che penetrano nella nostra pelle e nella nostra dimensione più intima.
L’industria culturale dagli anni ’60 aveva prodotto indimenticabili evergreen, simboli di periodi storici di pseudo emancipazioni sociali, nell’ultimo ventennio c’è il deserto, un copia- incolla continuo, un livellamento asettico del gusto medio, poco nulla che possa risvegliare le menti, piuttosto un’ anestesia ricettiva, e così non c’è nulla da sorprendersi se la gente non riesce a sedersi e a concentrarsi su qualcosa di diverso dalle proprie abitudini quotidiane.

A chiudere, da sempre chiediamo ai nostri ospiti: finito il concerto di Miranda Cortes, il fonico cosa dovrebbe mandare per salutare il pubblico?
Jacques Brel ad esempio, visto che uno dei brani contenuti nel mio cd, “Le diable ça va” , è proprio un omaggio dedicato a questo straordinario cantautore belga trapiantato in Francia, oppure Aquarium Venitien, una mia composizione che suonai con Gianni Coscia nell’album “‘Ndar”, registrato con la cantante Rachele Colombo nel 2016.

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