INTERVISTA: MARLENE KUNTZ

Intervista di  Francesca Bruni

Karma Clima: come è nata l’idea di realizzare questo vostro ultimo progetto discografico? 

Lagash: Il progetto discografico è nato da un processo artistico più complesso, che ho avviato a partire dal 2014 con un collettivo di artisti e direttori formatosi tra l’Internationales Literaturfestival di Berlino, la Farm Cultural Park di Favara, la TSM Trentino School of Management di Trento e il MUSE Museo delle Scienze di Trento. 

Il progetto comprendeva la realizzazione di opere d’arte e laboratori capaci di interagire con comunità che hanno dato vita a significativi modelli di riqualificazione architettonica, sociale e di impresa nazionali. In Karma Clima abbiamo tenuto conto delle origini territoriali della band – la provincia di Cuneo – e dunque siamo partiti da lì: la Cooperativa di Comunità Viso A Viso di Ostana, la Borgata Paraloup e il Birrificio Agricolo Baladin di Piozzo (leggi il live report del concerto di Piozzo)

Naturalmente, la realizzazione del disco si è sviluppata e definita in modo del tutto spontaneo e libero da qualunque influenza circostante, seguendo i criteri poetici e artistici che la band aveva già intuito di imprimere lungo il percorso.  Volevamo restituire una visione collettiva su un tema decisivo e urgente come quello del cambiamento climatico, tema concept dell’album. 

In questa sorta di confronto tra tanti interlocutori diversi tra loro, un aspetto dominante è stato mixare e interpretare i dati drammatici che la comunità scientifica diffonde sul reale stato di disgregazione ambientale a cui stiamo andando incontro con modelli di sostenibilità, partendo proprio dalle straordinarie esperienze dei tre luoghi che hanno ospitato e organizzato con noi le prime tre residenze.

Karma Clima Cover

Leggi la recensione di Karma Clima

Karma Clima parla molto della nostra epoca contemporanea. Cosa ne pensate di questo periodo storico ? 

 Cristiano Godano: Patisco molto il tipo di piega che sta prendendo il mondo. E quando il lamento sgorga dentro più pressante, ponendosi alla mia attenzione, mi chiedo se veramente non sia perché sto invecchiando, in tal senso perpetuando una condizione standard dell’umanità: rimpiangere i tempi andati, stigmatizzando la deriva del presente. 

E se da una parte non penso di aver torto nel ritenere che il mondo stia dando il peggio di sè, è pur vero che io parlo dall’alto del possibile paragone che posso fare con ciò che c’era prima. Mentre il giovane, che questo paragone non ce l’ha, probabilmente ha modo di relazionarsi col mondo in cui vive tramite una accettazione molto meno problematica, perché è quello in cui è nato, sviluppando gli anticorpi conformi

E allora, non è che io forse esagero nel percepire le tante bruttezze del mondo? Non lo so, potrebbe essere. Ma ciò che l’evoluzione tecnologica e dunque l’intelligenza artificiale (connessa con la dimensione social e con la rete) stanno determinando, a me pare molto pericoloso. È un mondo in cui bianco e nero si contrappongono in modo radicale, in subordine al volere degli algoritmi che dirottano le nostre persone da una parte o dall’altra di schieramenti sempre più netti, all’insegna di un abbruttimento della sensibilità, delle sue sfumature, della compassione, della gentilezza. Il mondo è nervoso, il mondo è frustrato, il mondo è arrabbiato, e la forbice sociale che fa sì che una risicata percentuale dell’umanità costringa la stragrande maggioranza di noi sul lato povero della forbice, ci sta conducendo verso i limiti di un qualche pronosticabile burn out

E poi il riscaldamento climatico, il peggiore dei nostri problemi… E le guerre, e la vergogna dei tanti soldi (miliardi di miliardi di euro che potrebbero salvare intere nazioni) e… Ecco: potrei andare avanti ancora per tante righe. Resta il fatto che si può sempre dire che la vita è un dono bellissimo e che, nonostante tutto, il mondo è un luogo magnifico.

Marlene Kuntz – Ph. Michele Piazza

Che tipo di strumentazione avete usato per questo album ? Qualche strumento marca particolare ?

Davide Arneodo : Per la prima volta nella storia dei Marlene, siamo partiti a scrivere dal pianoforte o da strumentazione elettronica e non dalle chitarre. Questo chiaramente ha comportato un cambio notevole nel concepimento armonico e nella stesura degli accordi durante la primissima fase di creazione. Non che le chitarre non siano presenti, anzi, ma mentre finora erano state le protagoniste assolute, in questo album fanno un passo indietro per lasciare spazio ad altri suoni come il pianoforte, appunto, sintetizzatori analogici e orchestra.

 Ho avuto la fortuna di avere il supporto di Piatino Pianoforti, una ditta storica di Torino, che ci ha fornito strumenti eccezionali: uno Steinway dell’inizio del ‘900 e un Kawai Aures super moderno, facendoceli trovare nei posti più irraggiungibili delle residenze, come ad Ostana, a quasi 2000 metri di altitudine.

 La parte elettronica invece l’abbiamo condivisa io e Riccardo: lui creando principalmente atmosfere sonore e ritmiche con un sintetizzatore modulare e io con il Moog Matriarch, uno strumento dalle possibilità creative infinite, sul quale ho buttato giù alcune delle prime idee dell’album. Tutto Tace e Acqua e Fuoco sono nati da questo strumento eccezionale. 

Per quanto riguarda gli archi invece, per questo album ho deciso di non suonare il violino, ma di scrivere per orchestra. 

Dopo aver lavorato molti mesi alla stesura delle partiture, ho avuto la fortuna di collaborare con la Budapest Art Orchestra, diretta da Peter Pejtsik, che ha impreziosito 5 dei 9 brani con un suono davvero eccezionale. 

Karma Clima è l’apice della vostra maturità, com’è cambiato il vostro sound rispetto al passato?

Riccardo Tesio: Parto dal presupposto che non mi piace parlare di apice della maturità, piuttosto direi tappa di un percorso. Karma Clima arriva sei anni dopo l’album precedente e tante cose sono successe nel frattempo: tra cui due anni di quasi-isolamento. Io credo che Karma Clima sia il frutto, tra le altre cose, di un’urgenza espressiva che deriva proprio da questo lungo periodo di assenza dagli studi di registrazione.

Si sente l’effetto dei nostri nuovi interessi, sia a livello di ascolti (input) che di strumenti musicali utilizzati (output). E grazie al supporto della nostra etichetta discografica, Ala Bianca, abbiamo potuto realizzare alcuni dei sogni che erano chiusi nel cassetto da anni, quali un coro gospel che impreziosisce alcuni brani e un’orchestra vera che suona insieme a noi in altri cinque.

L’apporto di Taketo Gohara alla produzione ha fatto sì che queste idee fluissero senza inibizioni, per poi condensarsi con eleganza nelle nove tracce dell’album.

Marlene Kuntz – Ph – Alessia Ambrosini

Siete una band che non è mai scesa a compromessi: è questo il vostro segreto per essere, da oltre trent’anni sempre sulla cresta dell’onda ?

Cristiano Godano : non sono sicuro che noi si sia sulla cresta dell’onda, ma so per certo che la band esiste ed è difficilissimo non rispettarla, per la sua vivacità artistica che ci porta sempre a sperimentare nuove vie e a non mollare di un centimetro sul lato della creatività e del non ripeterci stancamente. Questo ci mantiene quanto meno giovanili e ci tiene lontani dal pericolo di vedere in noi 5 vecchietti che si trascinano stancamente. In questo senso, dunque, la tua domanda è lusinghiera e sensata, e mi trova felicemente concorde.

 Il rifiuto dei compromessi fa sicuramente parte degli elementi che hanno contribuito a questa resa, e ne andiamo fieri.

 

Poiché si annuncia un’estate 2023 ricca di eventi live nazionali ed internazionali, è previsto anche un vostro tour ?

Lagash: In realtà, il tour Karma Clima è partito il 2 maggio 2022. Siamo stati ospiti della 70° edizione del Trento Film Festival e del MUSE Museo delle Scienze di Trento, dando il via a una serie di concerti con varie forme di interpretazione, facendoci connettere con dimensioni molto diverse tra loro. Per citarne alcune, il Cinemambiente Festival presso la Mole Antonelliana di Torino, i ghiacciai del Trentino, le imprese sociali della Fondazione Horcynus Orca di Messina e la Domus Aurea di Roma dove siamo stati la prima e unica band al mondo invitata a suonare, sonorizzando il film di Lorenzo Letizia realizzato proprio durante le tre residenze di Karma Clima. 

Continuando da allora una serie di concerti del tutto particolari, abbiamo appena debuttato con un tour teatrale, ospiti del Living Memory Festival organizzato dall’Associazione Terra del Fuoco per il Giorno della Memoria, presso l’Auditorium Santa Cecilia a Trento. 

Ci attende una stagione densa di concerti dal vivo per l’intero 2023.

Marlene Kuntz @ Estragon – F. Bruni

Durante il periodo delle registrazioni, è accaduto qualche aneddoto particolare che ci potete o volete raccontare?

Davide Arneodo: In L’aria era l’anima, Cristiano immagina un futuro distopico, causato dal cambiamento climatico, in cui un nonno accompagna suo nipote sulle rive di un lago e gli racconta quello che un tempo era la sua vita nel paese, oggi sommerso dalle acque. La parte centrale della canzone dà voce al nipote che si rivolge al nonno, chiedendogli il perché della sua malinconia nel guardare l’acqua, in un tono volutamente infantile. Non ricordo chiaramente a chi, credo fosse Sergio (Carnevale, ndr), è venuta l’idea di farlo cantare da un coro di voci bianche e quindi ci siamo mobilitati per organizzarlo, ma purtroppo i tempi erano stretti e la cosa rischiava di saltare. 

A Taketo però è venuto in mente di coinvolgere le sue due figlie, Ryu e Yae, che hanno registrato la parte del coro durante una loro visita a Piozzo. Credo sia uno dei momenti più fragili e magici dell’intero periodo.

Marlene Kuntz @ Piozzo – Ph. Francesca Bruni

C’è un brano che ha avuto difficoltà nella realizzazione ?

Davide Arneodo: La realizzazione di questo album è stata a suo modo complessa, in tutte le varie fasi di scrittura. Abbiamo prima scardinato dei meccanismi che sono alla base di un sound molto ben rodato della band, e già solo questo aspetto non è cosa da poco. Poi abbiamo realizzato l’album in tre residenze portandoci dietro uno studio mobile creato da Taketo e Riccardo per l’occasione. Nonostante questa complessità, tutto è fluito in modo abbastanza regolare. 

Un pezzo però ci ha messi completamente in difficoltà e cioè Acqua e Fuoco. Il pezzo, come era concepito inizialmente, aveva una ritmica molto semplice, quasi rilassata, che portava in una direzione più mistica. Ma quando a Ostana, Sergio e Lagash hanno scritto una nuova parte ritmica, l’hanno completamente spostata negli accenti e nella metrica, rendendola più frenetica, ma anche molto più interessante. Ci sono volute settimane per comprendere l’idea e portarla a termine, non è stato affatto semplice. 

Quanto è importante per voi il rapporto con il pubblico ?

Cristiano Godano:  il nostro pubblico è legato a noi da un affetto e da un livello di premura e amore che spesso mi sorprendono e allietano, dandomi la sensazione di aver saputo meritare una fortuna incommensurabile di cui andarne sempre fieri. Lo stiamo vedendo in questi concerti, dove felicemente ci stiamo abituando a quel lungo, interminabile applauso che a un certo punto (in genere verso i tre quarti) sgorga spontaneo con la sua dimostrazione di gratitudine (non saprei come altro definirla).  In genere, restiamo ad accoglierlo lasciandolo sfogare, e non esagero nel dire che possono passare anche due o tre minuti interminabili e densi: emozionante e spettacolare. 

Foto che dimostra il rapporto tra Godano ed il suo pubblico, in questo caso… io!

 

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